SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Antonella Roncarolo torna nelle librerie con un romanzo storico. Si chiama Brest (Infinito Edizioni, 15 euro, disponibile dal prossimo 12 novembre) dal nome della città polacca (oggi in Bielorussia a seguito degli accordi di Yalta) dove si combatté una delle prime battaglie della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939.

Dalla caserma di Brest la vicenda del romanzo si sviluppa durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, tra Polonia e Italia, tra guerra, lotta e amori.

Di seguito la nota di presentazione del romanzo.

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Vida e Janusz sono due giovani polacchi, nati all’inizio del secolo scorso. 

Lei è cresciuta in un orfanotrofio vicino Brest, ad est della Polonia. Lui è nato Katowice, si è diplomato alla scuola ufficiali di Cracovia e, nel 1939, viene assegnato alla caserma di Brest. Quando si incontrano e si innamorano, lei è una donna sicura e indipendente, ma porta dentro di sé il dolore di una perdita. Lui è ambizioso e leale, ma sa che la guerra è imminente e che tutto, compreso il loro amore, potrà essere distrutto.

Le vicende tragiche ed eroiche del XX secolo, vengono raccontate attraverso le storie minori di Vida e Janusz e dei tanti personaggi che popolano questo romanzo storico. Le loro personali vicende, immerse nella grande Storia, raccontano del popolo polacco, stretto tra la Germania di Hitler e la Russia di Stalin, deportato nei gulag siberiani, sterminato nei ghetti ebraici e nei boschi di Katyn. Ma raccontano anche del lungo viaggio che il popolo polacco intraprese guidato dal Generale Anders, novello Mosè, attraverso la Russia fino in Iran e poi in Iraq, sfidando freddo e malattie. Della lunga traversata in nave fino in Libia e l’approdo in Italia per liberare dai nazisti Montecassino, Ancona e poi Bologna al fianco degli alleati. 

Ma può l’amore, come aveva scritto Virgilio duemila anni prima, vincere ogni cosa?

Il romanzo inizia nell’anno 2000 nel Piceno, in un paese facilmente riconoscibile per chi lì vive, tra il lungomare, il Pino Bar e quello che rimane di Villa Chauvet, attraverso gli occhi di Irena Anders, la vedova del Generale e un signore del luogo, poco più di un bambino quando i polacchi si fermarono per due anni nel Piceno, in attesa di tornare in Polonia.

“Quanto abbiamo amato quella casa. Dalla terrazza sopra il portico, il generale guardava i suoi soldati passeggiare e corteggiare le ragazze. Ci aspettava un mondo migliore dopo gli orrori della guerra”. 

Un rapido flashback porta il racconto nel 1946, in una domenica di settembre piena di gioia: il matrimonio tra un ufficiale polacco e una giovane ragazza del luogo. La scena, come in un film, si muove dalle case marinare del mandracchio alla cerimonia nella Chiesa della Marina, la sfilata sul lungomare, il pranzo all’albergo Progresso, e poi i balli accompagnati dalla voce di Irena Anders e dalla musica dei vinili lasciati dai soldati dell’esercito americano.   

“Rosa ha aperto una scatola di cartone piena di foto in bianco e nero e ho scoperto che sei stato il testimone del matrimonio suo e di Piotr. Come eri bello nella tua divisa accanto a loro, sul sagrato della chiesa, all’albergo Progresso, con la torta a tre piani e la sfilata sul lungomare tra le palme. Non mi hai mai raccontato nulla”. 

Poi la scena del tramonto a Montedinove dove Cino Del Duca sta chiedendo ai suoi concittadini di seguirlo a Parigi, per aiutarlo a realizzare il suo sogno nell’editoria.

Mentre i giovani di Montedinove si sarebbero preparati per raggiungere Parigi e costruire il proprio futuro in un Paese libero, Janusz avrebbe lasciato la divisa, i gradi e la sua Calipso per ritornare al passato, il passato della sua terra che non avrebbe vissuto il futuro, incatenata alla dittatura sovietica. 

Il racconto fa ancora un salto indietro, nel 1939, quando due giovani ufficiali polacchi, amici dall’infanzia, vengono inviati alla caserma di Brest, la città della Polonia che riuscirà a resistere per tre giorni all’assalto dei panzer tedeschi e sarà occupata nello stesso ultimo giorno dall’esercito nazista poi messo in fuga dall’armata rossa. 

C’era odore d’inverno cittadino, di foglie di acero e di neve fradicia, di fumo di locomotiva e di pane di segale caldo. Arrivavano e partivano treni. Si sentivano i fischietti dei manovratori e i rochi sibili delle locomotive. Colonne di fumo salivano al cielo come scale verso il paradiso. Le nuvole bollenti delle locomotive si scontravano con i grigi nembi invernali. 

Il romanzo è il racconto di un lungo viaggio attraverso l’Europa in guerra e poi negli anni della pace visto attraverso gli occhi di chi ha combattuto per “la vostra e nostra libertà”. La saga di una giovane coppia alla ricerca dell’amore perduto tra le macerie della guerra e i muri delle ideologie, diventa nella scrittura dell’autrice un racconto corale ed appassionato. Un romanzo per chi ama la Storia e i personaggi che l’hanno scritta, ma anche le vicende degli uomini e delle donne che l’hanno attraversata con coraggio e paura, con onore e infamia spesso obbligati dalla Storia stessa a scegliere strade sbagliate. 


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