ANCONA – ‘Il nostro impegno contro il falso cibo Made in Italy va avanti e ribadiamo con forza che le aziende che “barano” vanno chiuse’.

È Coldiretti a chiedere un inasprimento delle leggi sull’agropirateria nel commentare il nuovo sequestro di finto Verdicchio dei Castelli di Jesi operato dall’Ispettorato centrale della tutela della qualità e repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf) in collaborazione con la Guardia di Finanza di Ascoli Piceno.

“Una richiesta – spiegano da Coldiretti Ancona – che avevamo formulato prima delle elezioni a tutti i candidati al Parlamento italiano”.

L’operazione in questione aveva già portato lo scorso giugno al sequestro di 150mila litri di vino bianco comune etichettato come la celebre doc jesina, per tre anni consecutivi il bianco fermo più premiato nelle guide e portabandiera dei vini marchigiani in Italia e nel mondo.

E proprio di contrasto alle agromafie si parlerà ad Ancona il prossimo 8 novembre alla Mole Vanvitelliana quando il capoluogo regionale accoglierà il procuratore Giancarlo Caselli, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale agromafie, per il convegno “L’agroalimentare italiano punta sulla legalità”.

Caselli è stato chiamato a presiedere l’organismo nato nel 2014, voluto e sostenuto da Coldiretti, per promuovere la cultura della legalità, la tutela del Made in Italy agroalimentare e la difesa della sua reputazione, la trasparenza informativa al cittadino, studiare e monitorare le penetrazioni della criminalità organizzata nel mercato agroalimentare, nonché dei fenomeni distorsivi della concorrenza lungo la filiera agroalimentare, con particolare riferimento alla contraffazione, adulterazione, imitazione del Made in Italy.

Nel corso della giornata, insieme anche ad altri ospiti, si approfondiranno i temi della ricchezza del nostro paniere agroalimentare (nazionale e regionale), l’azione di repressione degli organi preposti e non mancheranno anticipazioni rispetto al report 2018 che l’Osservatorio pubblica ogni anno.


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