SAN BENEDETTO DEL TRONTO – E’ in corso, sin dalle prime ore di questa mattina, 20 febbraio, una vasta operazione di polizia giudiziaria a contrasto della contraffazione di noti marchi di fabbrica, che vede impegnati oltre mille militari, appartenenti a 130 Reparti della Guardia di Finanza, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Rimini.

I finanzieri stanno eseguendo in 16 regioni italiane e, tramite rogatoria internazionale, nella Repubblica di San Marino a cura delle competenti Autorità estere, oltre 350 perquisizioni disposte dall’Autorità Giudiziaria riminese nei confronti di operatori del settore dell’abbigliamento (fabbriche, stamperie e boutique), in relazione alle ipotesi di reato di contraffazione e immissione nel circuito del commercio di centinaia di migliaia di capi d’abbigliamento e accessori contraffatti di noti marchi, alcuni dei quali molto in voga e richiestissimi tra i giovani. Operazione rinominata “Eden brand”.

Coinvolte dalle perquisizioni anche l’Ascolano e il Teramano. Sequestrata varia merce dai militari. Nei prossimi giorni saranno diramati ulteriori dati a riguardo.

Gli elementi acquisiti nel corso delle indagini di polizia economica e finanziaria, condotte dai militari del Comando Provinciale di Rimini per risalire la “filiera del falso” (avviate dopo un primo intervento di sequestro di 1500 capi d’abbigliamento e alcuni clichè per la stampa dei loghi, operato nell’ottobre 2017 a Rimini), portano a far ritenere che gli indagati, 4 persone, tutte riminesi, sfruttando la fraudolenta registrazione nel territorio della Repubblica di San Marino del marchio riconducibile a noti “brand”, già coperti però da tutela della proprietà intellettuale in ambito internazionale, avrebbero avviato una massiccia produzione di abbigliamento, da ritenersi perciò contraffatto, poi venduto al minuto ad ignari clienti su tutto il territorio nazionale, anche in boutique, confuso con i prodotti originali.

Tali condotte sono parse particolarmente ingannevoli, consentendo infatti la possibilità di vendere il prodotto contraffatto allo stesso prezzo dell’originale e di generare in poco tempo cospicui profitti a danno della buona fede del consumatore finale e della leale concorrenza economica.

Con la collaborazione delle competenti Autorità della Repubblica del Titano, le Fiamme Gialle di Rimini hanno avviato accertamenti anche ai fini della quantificazione del giro d’affari conseguito dalle aziende coinvolte, che, comunque solo in pochi mesi, pare abbia già raggiunto il valore di alcuni milioni di euro.

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