Nel video una riflessione di Nino Galloni e Leo Bollettini, presidente del Circolo Culturale Riviera delle Palme, sul ruolo dell’Unione Europea

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un grande Nino Galloni, negli incontri organizzati dal Circolo Culturale Riviera delle Palme sabato 18 febbraio a San Benedetto (con il patrocinio del comune di San Benedetto e l’appoggio di MMT Marche – Economia per la Piena Occupazione). L’economista keynesiano, conosciuto già come il funzionario oscuro, ha illustrato al numeroso pubblico presente all’auditorium (in mattinata ha incontrato gli studenti dell’Itc Capriotti) l’evoluzione dell’economia italiana e internazionale, aggiungendo numerose considerazioni frutto anche della propria esperienza personale nei ministeri, all’inizio e alla fine degli anni ’80.

Allievo di Federico Caffè, Galloni ha spiegato come la crisi del modello keynesiano, negli anni Settanta, sia stata il pretesto non per un suo miglioramento, ma per il suo abbandono: “Era un buon compromesso tra il capitalismo e il socialismo, eppure è stato accantonato per abbracciare quello schema del liberismo che aveva condotto alla crisi del 1929 e da quel momento erano sorti studi approfonditi sulla crisi, da cui la teoria keynesiana che si è affermata poi a partire dagli anni Trenta”.

Liberismo che in Italia “prima ha condotto al divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro, facendo perdere il controllo dei tassi di interesse, prima negativi, e generando il famoso debito pubblico degli anni ’80. Successivamente l’accordo tra Germania e Francia sulla moneta unica coinvolse l’Italia dove era necessaria, a quel punto, una deindustrializzazione“. Ecco spiegata la svendita dei pezzi pregiati delle partecipazioni statali, “tra cui l’incredibile vicenda del Nuovo Pignone”, ecco spiegato il capitalismo finanziario, “per cui gli imprenditori iniziarono a preferire la rendita finanziaria, più redditizia e sicura, rispetto a quella derivante dagli investimenti”. Fino a giungere alla crisi del 2008.

“Oggi il sistema finanziario è sorretto dai governatori delle Banche centrali in tutto il mondo che continuano a premere il dito sul computer, scambiando titoli con moneta” ha continuato Galloni, mentre “nell’economia reale abbiamo, in Italia, un fenomeno incredibile: quattro milioni e mezzo di imprenditori e piccolissimi imprenditori continuano a produrre nonostante non riescano a conseguire profitti tali da giustificare lo sforzo. Siamo in una forma economica quasi nuova, e sono proprio questi imprenditori, contro ogni previsione, che stanno tenendo in piedi l’Italia”.

Ricco il dibattito e gli interventi seguenti all’incontro, su molti temi sensibili e di attualità. Sul tema della crisi dell’Eurozona, Galloni ha dichiarato: “Prima ancora di un’uscita dall’euro occorre sapere che gli articoli 123 A e 123 B del Trattato di Lisbona consentono agli Stati di emettere monete di taglio diverso rispetto a quelle standard, come d’altronde fatto in Germania con le monete da 5 euro. Sarebbero monete valide solo nel territorio nazionale e servirebbero per rimettere in circolo moneta nell’economia reale, dove scarseggia a causa delle politiche di austerità”.

Inoltre resta fondamentale, secondo Galloni, “ripristinare il sistema bancario precedente alle liberalizzazioni, perché occorre dividere le banche d’affari da quelle di investimento“. Tutto ciò per un modello economico “non protezionistico, ma che aumenti al massimo la domanda interna di produzione nazionale, con conseguente riduzione delle importazioni e quindi delle esportazioni, che devono essere non l’obiettivo dell’economia, come oggi, generando una riduzione dei salari per essere concorrenti con i mercati internazionali”.

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