SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Eravamo così sicuri di vincere che adesso il messaggio che passa è quello di una mezza sconfitta”. L’analisi da parte di qualche militante del Pd arriva alle 10 di lunedì, quando ancora il maxischermo del Comune non ha colorato le caselle delle sezioni 1, 33 e 35.

L’umore tra i democrat è mesto. L’autocritica comincia a diffondersi già alle prime luci dell’alba. “Abbiamo sbagliato a ribadire che l’avremmo chiusa al primo turno, occorreva maggiore prudenza”. Eppure non la pensa così Paolo Perazzoli, che poco prima di pranzo si fa vedere in Municipio, concedendosi ai giornalisti. “Eravamo convinti ed era convinzione anche degli avversari che si potesse vincere al primo turno. Il consenso si avvertiva, eravamo l’unica proposta seria in campo, con un programma serio e una coalizione larga. Siamo 15 punti avanti, restiamo abbastanza fiduciosi”.

Presto ripartiranno gli incontri, “perché dovremo rimotivare gli elettori e far sapere loro che si rivota tra due settimane, non è un fatto scontato”. In tal senso, martedì il candidato sindaco incontrerà i segretari del Pd e della coalizioni e ventiquattr’ore dopo riunirà tutti i candidati delle sette liste e il comitato xxl presso la sede dell’Associazione Pescatori.

Sarà anche l’occasione per togliersi i sassolini dalle scarpe e guardare negli occhi i “traditori”. Le liste di Perazzoli, se sommate, toccano il 50,88%, circa 5 punti percentuali in più del dato ottenuto dall’ex consigliere regionale, fermo al 45,93.

I disgiunti hanno fatto la differenza. Nel mirino finiscono soprattutto gli esponenti “sorgiani”. Si accusa ad esempio Alessandro Marini (candidato come indipendente nel Pd) di aver preso alle scuole Moretti solo voti disgiunti e tutti indirizzati a Piunti. Ipotesi da verificare, ma che si aggiunge ad altri campanelli d’allarme.

Come quello del seggio 17 (Bice Piacentini), dove Piunti si impone su Perazzoli per 218 voti a 203. Peccato però che il dato sia poco aderente a quello delle liste a loro supporto: Pd (86), Rinnovamento e Progresso (42) e Udc (46) totalizzano infatti 174 preferenze, mentre Forza Italia (47), Fratelli d’Italia (20) e San Benedetto Protagonista “appena” 125.

Sui foglietti accantonati da Perazzoli nella lunga notte dello spoglio sono riportati innumerevoli appunti di questo genere. In Via Balilla, il leader del centrosinistra è stato affiancato per tutto il tempo dalla figlia Elisa. Non c’era invece Loredana Emili e col passare delle ore la speranza di incrociarla è letteralmente naufragata.

Già a mezzanotte e un quarto – 75 minuti dopo la chiusura delle urne – Perazzoli aveva sentenziato: “Non sarà una larga vittoria”. Messaggio seguito da un annuncio definitivo, a distanza di 20 minuti: “E’ difficile, si andrà al ballottaggio”.

Chi può ridere è l’Udc. Qui il duello ha riguardato Domenico Pellei e Fabrizio Capriotti. Quest’ultimo ha ottenuto l’appoggio ufficiale dell’onorevole Amedeo Ciccanti. Per qualcuno si sarebbe trattato di un regolamento di conti ad un anno dallo strappo delle Regionali, quando Pellei sposò il progetto di Luca Ceriscioli e Ciccanti migrò verso Spacca.

Queste elezioni rimarranno inoltre nella storia per l’incredibile dato di schede nulle: 720, pari al 3% del totale. Il record – 40 – si è registrato alle sezioni 35 e 38. I rappresentanti di lista hanno riferito di centinaia di schede contenenti segni tali da non rendere chiara l’intenzione di voto. Colpa, secondo molti, pure della nuova pratica della doppia preferenza.

Chi ha trascorso una domenica tranquilla è invece Pasqualino Piunti. In mattinata l’esponente azzurro ha celebrato un matrimonio civile in Palazzina Azzurra. Agli sposi ha donato una poesia scritta su pergamena e dedicato il brano di Gino Paoli “Una lunga storia d’amore”.

“Sono soddisfattissimo del risultato elettorale – dichiara – Si è verificato quello che dicevo da mesi. Il 19 giugno la partita si chiuderà a mio favore, ringrazio San Benedetto per l’affetto. Alleanze? Ci incontreremo con De Vecchis, sapendo che la conditio sine qua non è governare e governare bene”.

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