SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Benzina sul fuoco. Nella polemica con Sel sui Poru intervengono anche Gianluca Pasqualini, Silvano Evangelisti ed Alessandro Zocchi. Tutti e tre appoggiano il capogruppo Pd Claudio Benigni rincarando, se possibile, la dose contro i vendoliani.

“Sel sistematicamente alla vigilia della campagna elettorale mette in atto il suo dovere di difensore del territorio. Se però ci si guarda indietro si nota che ha fatto una battaglia nel 2010-2011 grazie a Rifondazione Comunista (riferimento al comitato anti-Megavariante, ndr) che poi ha sfruttato per i propri interessi. Oggi vuole riproporre la stessa linea, magari utilizzando i Socialisti”.

La tensione è alle stelle e lascia presagire il clima che si respirerà nella riunione di coalizione di lunedì. Un’alleanza che, di fatto, si è ufficialmente sgretolata. “Sel è un partito che alle ultime Comunali su 24 candidati ha racimolato un paio di cento voti. Una grossa forza rappresentata da un assessore non eletto e nessuna presenza in Consiglio consiglierebbe un attimo di riflessione”.

Intanto, Giorgio Mancini replica a Benigni: “Non solo il sottoscritto non dovrebbe partecipare alle riunioni di maggioranza ma nemmeno gli altri segretari di partito dovrebbero farlo. Curiosa idea di democrazia. Secondo Benigni infatti, solo gli eletti devono poter decidere. Né le forze politiche e nemmeno, a questo punto, i cittadini, secondo questa sua interpretazione, possono dire la loro in corso d’opera. Una volta eletti i rappresentanti del popolo scelgono in autonomia nei cinque anni di mandato. Sarebbe interessante conoscere l’opinione in merito anche dei cittadini”.

Il capogruppo, da parte sua, intende chiudere una volta per tutte la querelle: “Mancini continua a puntare il dito verso la luna per mascherare i suoi maldestri giochetti. Ci dica se di fronte alla compattezza granitica del Pd, e non del solo Benigni, Sel farà dimettere o no il suo assessore. Punto”.

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