Fabio Urbinati. Una riflessione è d’obbligo e va fatta sulle recenti parole dell’assessore al Commercio. Una volta che esce fuori dal propagandismo classico  dei politici moderni finisce nel mirino di critiche più o meno feroci. Giuste e ingiuste.

Ingiuste quelle che riguardano la sua opinione sui dipendenti comunali per i quali, secondo lui, il rapporto quantità-prezzo non è dei migliori. Che abbia ragione o meno non ha importanza. Le sue parole finalmente sconfessano quella politica del clientelismo della quale il suo Partito è maestro (“prima contribuite a farli entrare poi li criticate”, scriveva ieri un lettore). Le idee (e non solo) si cambiano e Urbinati ne ha la facoltà. Noi di Riviera Oggi ne sappiamo qualcosa.

Ha torto, invece, quando dice che il grande evento caratterizzante in grado di rilanciare la città di San Benedetto è (o sarà) la festa della Madonna della Marina. Primo perché non lo è, secondo perché, fino ad oggi, non è stata legata nessuna idea brillante alla Festa in questione. Una fiera tipo San Martino a Grottammare e gli ‘spari’ che si fanno da oltre cento anni non lo sono certamente. Dopo le parole mi aspetto un progetto degno delle sue aspettative. Sperando che i nostri futuri amministratori inizino veramente a meritare i voti con proposte nero su bianco piuttosto che con il solito ‘do ut des‘ (da Wikipedia: scambiamoci queste cose in maniera ben definita). Fuori il merito, se c’è.

Sul fatto invece che, a proposito di concorrenza, dovremmo preoccuparci più della Croazia che di Senigallia, c’è poco da aggiungere. A me, di questo passo, comincia a far paura anche Porto Sant’Elpidio che, per esempio, ha ‘partorito’ il patron della Tirreno Adriatico. Una specie di smacco per le potenzialità umane dei sambenedettesi che la corsa l’hanno vista nascere.

Città Grande. Due parole, dopo che sulla posta del giornale è arrivata una mail nella quale si auspica il “Progetto “Città Grande” dall’entroterra al litorale piceno“. Modestamente io Nazzareno Perotti, sono in grado di rivendicarne una paternità ultra ventennale insieme a Nazzareno Straccia e Nazzareno Torquati. Per convincere dell’utilità (una delle tante) ho spesso fatto un paragone con un territorio statunitense molto più grande e con una popolazione simile. Lì gli amministratori destinati dalla politica sono 5, qui 300! Lì durano 2 anni, qui 5!

Potremmo chiamarlo il progetto dei “Tre Nazzareni”, visto anche che il nome va di moda. Pare, infatti, che sia in dirittura di arrivo addirittura un… “Governo Nazareno” per la nostra Italia. Una zeta più, una meno.

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