SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Renato Ciarrocchi spiazza tutti: “Metto in vendita l’impianto fotovoltaico”. Ascoltato nel corso dell’ultimo appuntamento della Commissione d’inchiesta sullo stadio, il rappresentante della Troiani e Ciarrocchi va all’attacco e fissa il prezzo: “Ci diano 2,8 milioni, cioè l’importo investito per l’allestimento. Se non lo comprerà nessuno, vorrà dire che non è vero che ci si arricchisce tanto facilmente”.

Possibili acquirenti? All’orizzonte non se ne vedrebbero, ma Ciarrocchi chiama in causa lo stesso Comune di San Benedetto. “I pannelli insistono già su una struttura pubblica, sarebbe un’operazione brillante. Certo, non so se se lo potrebbero permettere visti i vincoli dettati dal patto di stabilità. La mia non è una provocazione”.

Per l’imprenditore si passerebbe da introiti annui di 80 mila euro in favore dei privati a una cifra che toccherebbe potenzialmente 200 mila euro, a tutto vantaggio dell’ente pubblico: “Il Comune infatti non ci pagherebbe le tasse”.

Ciarrocchi è rimasto a colloquio con Tassotti e gli altri componenti della minoranza per circa quaranta minuti, per poi passare il testimone a Loredana Emili e Sergio Pezzuoli. “Mi addosso alcune responsabilità in questa vicenda – ha ammesso l’ex capogruppo del Pd – quando all’inizio si votarono alcune delibere, io facevo parte della giunta. Non abbiamo mai approfondito niente”.

Accompagnata da decine di documenti (“non mi baso sulle osservazioni, bensì sugli atti ufficiali”), la Emili ha ricordato come la delibera di Consiglio fosse assai differente dalla determina dirigenziale varata successivamente. “Inoltre, la prima convenzione parlò chiaramente della costituzione di un organo di vigilanza, che non ci fu. Non c’è stato alcun controllo, in nessuna delle fasi. Non può essere ammessa tanta distrazione se di mezzo c’è un bene pubblico, non è ammissibile. Lo stadio è un bene inalienabile, ci rivolgeremo all’Osservatorio Regionale per i lavori pubblici per sentire il loro parere”.

Dal Riviera delle Palme al caso del distributore di carburante il passo è stato breve. “Per un anno si è cercato di percorrere altre strade molto contorte. La soluzione era poco trasparente, Gaspari dichiara che i debiti delle ditte non deve estinguerli il Comune, però nessuno ci ha spiegato il motivo per cui con la realizzazione di una pompa di benzina si sarebbero dovuti pagare i debiti del club rossoblu. Non si capiva e non si capisce. Se Fabio Russo era davvero interessato al progetto, perché non prese parte alla gara? E perché l’amministrazione ha speso soldi per l’istituzione del bando per giungere ad un nulla di fatto?”.

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