MARTINSICURO – L’introduzione della mini Imu in molti Comuni italiani, tra cui anche Martinsicuro, continua ad alimentare il dibattito politico. A cercare di fare chiarezza su questa tassa è la giunta Camaioni che, attraverso un articolato comunicato stampa, ripercorre interamente l’iter di questo nuovo tributo.

La vicenda mini Imu – si legge in una nota –  è il perfetto esempio della deriva politica e finanziaria che purtroppo sta attraversando la nostra nazione. Al fine di chiarire i tanti aspetti oscuri di questa indesiderata imposta, sarà bene riassumere gli eventi che hanno portato alla sua sciagurata nascita. La disamina è un pò lunga ma chi è realmente interessato ai fatti e non alle opinioni ne troverà sicuramente giovamento.

Appena insediato, il nuovo governo Letta ha manifestato la ferma intenzione di abolire l’Imu sull’abitazione principale per l’anno 2013. E così lo scorso settembre il governo ha disposto l’abolizione della prima rata per i cittadini, rimborsando ai Comuni la somma relativa, impegnandosi ad eliminare anche la seconda rata di dicembre. A Martinsicuro, come in ogni Comune italiano, la prima rata dell’Imu sull’abitazione principale non si è pagata.

Considerato che lo Stato ha rimborsato ai Comuni l’Imu in base alle aliquote applicate (il Comune di Martinsicuro aveva stabilito nel 2012 il 5,2 per mille che non è l’aliquota massima come erroneamente affermato da chi pensa solo a rivolgere critiche all’amministrazione Comunale), circa 600 Comuni, tra i quali Milano, Napoli e Bologna (ma anche San Benedetto del Tronto e Grottammare) hanno pensato bene di deliberare l’aumento dell’aliquota sulla prima casa al fine di farsi rimborsare più soldi dallo Stato a dicembre e far quadrare quindi i bilanci sempre più a corto di fondi. Questa operazione, che qualcuno definisce “furbesca”, ha provocato un patatrac!

Infatti lo Stato a quel punto non aveva più la copertura finanziaria per la seconda rata dell’Imu essendo cresciuto il fabbisogno per via del predetto aumento delle aliquote disposto dai 600 Comuni, e quindi inizialmente ha prospettato di far “pagare” agli stessi Comuni tramite l’imposizione ai cittadini, la differenza dovuta all’aumento pilotato delle aliquote. A questo punto si è scatenata una discussione politica accesa considerata l’importanza di alcuni dei 600 Comuni e si è arrivati al 28 novembre con la decisione di compromesso da parte del governo di coprire il 50% dell’aumento deliberato dai predetti Comuni, gravando i cittadini residenti della restante metà dell’imposta.

Secondo questa decisione il Comune di Martinsicuro non avrebbe dovuto pagare la Mini-Imu così come la logica suggeriva. Accade però che il 30 novembre, il Decreto 133 viene pubblicato con una modifica dell’ultim’ora (un classico della politica italiana) che include in questa tassa anche i 2.100 Comuni che non avevano ritoccato le aliquote nel 2013 comprendendo per l’appunto Martinsicuro. La cosa grave è che questo è avvenuto proprio il 30 novembre, ovvero l’ultimo giorno possibile per i Comuni per deliberare il riequilibrio e l’assestamento di bilancio e per poter modificare eventualmente le aliquote Imu.

A questo punto il Comune di Martinsicuro (come gli altri 2100 Comuni che fino al giorno prima erano esentati) non ha potuto fare altro che subire questa decisione del governo senza poter agire in alcun modo anche perchè l’Associazione Nazionale Comuni Italiani ha subito chiarito con un comunicato che “l’obbligo di versamento della mini Imu non può essere annullato da una delibera comunale, in quanto trattandosi di un tributo, questo è per definizione indisponibile”.
Questi sono i fatti, verificabili informandosi sui vari organi di stampa anche on-line.

Qualcuno rimprovera a questa amministrazione di non aver abbassato l’aliquota sull’abitazione principale nel 2013. Bene. Quale amministrazione avrebbe abbassato l’aliquota Imu dopo che lo Stato a settembre gli aveva rimborsato l’intera somma dell’Imu al 5,2 per mille e aveva preso l’impegno di rimborsarla anche a dicembre esentando completamente i cittadini? Abbassare l’aliquota al 4 per mille significava rinunciare deliberatamente a diverse decine di migliaia di euro. Giova ricordare di nuovo che la parola sull’esenzione della seconda rata dell’Imu, il governo Letta se la è rimangiata il 30 novembre quando era impossibile rimediare a questa malefatta. Tutto questo volendo restare sul tema dell’Imu”.

Camaioni replica poi al Coordinamento 9 dicembre, che, nella conferenza stampa di mercoledi 15 gennaio, aveva accusato la sua giunta di vessare i cittadini e di fare spese superflue. “Quando poi ci si accusa di voler sperperare soldi pubblici – conclude il comunicato – ecco che arriviamo davvero alla commedia dell’assurdo ed al trionfo assoluto della disinformazione: questa amministrazione è destinata a distinguersi proprio per un uso parsimonioso ed equilibrato dei soldi dei cittadini e per non aver mai fatto venire meno i servizi pubblici essenziali.

Non sta in piedi, infine, il discorso legato al trasferimento degli uffici nella piazza Anfiteatro, in quanto nessuna cifra aggiuntiva viene spesa per l’affitto dei locali di piazza Cavour, mentre la ristrutturazione dei locali nella piazza in questione avrebbe implicato un esborso almeno doppio rispetto a quanto effettivamente speso”.

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