SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Richiedono regole certe gli imprenditori della pesca. I rappresentanti delle marinerie dell’alto e medio Adriatico si sono riuniti il 2 aprile in città per dare vita ad un Comitato in grado di articolare più efficacemente le istanze dei pescatori presso il Governo.

La Commissione generale della pesca per il Mediterraneo, in seno alla Fao (Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite), individua geograficamente le aree di pesca del nostro mare e contraddistingue il Mare Adriatico da Trieste a Termoli come area numero 17. È un fazzoletto di mare ma con molte e diverse caratteristiche per tipologia di pesca, per profondità del fondale, per consistenza delle marinerie le quali hanno manifestato l’esigenza di incontrarsi per discutere in senso propositivo su un documento condiviso da sottoporre al Governo per la valorizzazione del lavoro dei pescatori.

Tra i punti in discussione ce ne è uno particolarmente difficile, cioè quello che fissa i criteri e i tempi del fermo pesca: almeno 45 giorni consecutivi di fermo pagati per imprese e marittimi; divieto di pesca a strascico e volante nella fascia costiera fino alle quattro miglia per consentire il ripascimento delle specie ittiche dal primo giugno al trenta settembre con eccezione della cosiddetta piccola pesca artigianale da posta. Per quest’ultima categoria si propone una regolamentazione dell’attività su 5 giorni alla settimana.

Da più parti inoltre si è sottolineato che pari opportunità, trasparenza e rispetto della legalità siano requisiti imprescindibili per poter venire fuori dalla crisi. Il documento, almeno nella versione provvisoria in esame durante l’assemblea, ribadisce da una parte l’intensificazione dei controlli e dall’altra la necessità di un inasprimento delle sanzioni contro tutti coloro che infrangono i divieti.

Questo è quanto emerge dalle animate discussioni del neonato comitato moderate dal vice direttore di Federpesca (Federazione nazionale imprese di pesca) Corrado Peroni. Attendiamo comunque di leggere il documento finale e condiviso da tutti i partecipanti che verrà licenziato in modo ufficiale dall’assemblea. Quello che sembra chiaro fin da subito è la volontà di organizzare una manifestazione a Roma qualora l’Esecutivo non prenda in considerazione le istanze delle marinerie.

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