Nella giornata di venerdì interviste video a Torquati e Capriotti e ulteriori approfondimenti sull’incontro che si è tenuto
SAN BENEDETTO DEL TRONTO – L’interesse per la vicenda è sicuramente notevole. Seguiremo perciò i lavori della Commissione Consiliare dedicata alla cassa di colmata in diretta web, a partire dalle 1.

ORE 15,30 Pubblichiamo di seguito dieci domande giunte in redazione dal Comitato per la Salvaguardia della Costa Picena.
1. Sa il sindaco quante casse di colmate sono state realizzate in Italia ed in quale località a forte connotazione turistica ne è stata realizzata una immediatamente prospiciente le concessioni balneari?
2. Sa il sindaco in quale località soggetta alle procedure di Parco Marino e avente nel suo territorio una riserva naturale è stata realizzata una cassa di colmata?
3. Sa il sindaco che l’innalzamento dei parametri inquinanti per le casse di colmata sono state autorizzate onde permettere lo smaltimento di fanghi provenienti dalle aree fortemente degradate quali Bagnoli, Piombino, Ravenna e Porto Marghera?
4. Sa il sindaco che delle cinque casse di colmata previste per le Marche quella di San Benedetto si doveva realizzare per ultima e invece è stata la prima essendo una tecnica sperimentale per il mare aperto?
5. Non ha suscitato allarme nel sindaco il fatto che l’Arpam abbia dichiarato che le analisi dei fanghi abbiano riguardato solo i metalli e non quelle batteriologiche e tossicologiche, che si sono rivelate altamente inquinanti?
6. Non ha suscitato allarme nel sindaco la visione video e fotografica di riversamento nella cassa di colmata di oggetti metallici, plastica, reti e cavi d’ acciaioche potrebbero lacerare i teloni isolanti?
7. Secondo il sindaco la cassa di colmata è un primo passo per il terzo braccio del porto: ma sa il sindaco che essa non potrà mai essere utilizzata quale banchina non avendone le caratteristiche costruttive e non potrà essere utilizzata per la collocazione di manufatti non avendone la solidità prevista dalla legge?
8. Sa il sindaco che è improprio parlare di terzo braccio al porto non avendo un progetto esecutivo per cui la cassa di colmata può essere definita abusiva?
9. Sa il sindaco che quotidianamente si riscontra un deflusso di acque nere dalla cassa di colmata che considerati i valori inquinanti possono seriamente compromettere l’ecosistema marino? Non crede il sindaco che andrebbe monitorata costantemente la fascia costiera anche con il tramite dell’ Unicam che ha uno specifico settore di scienza della terra?
10. Considerato il pluriennale problema, comune ad altre città della costa marchigiana e abruzzese, creato sia dall’insabbiamento dei porti che dell’erosione delle coste non crede il sindaco che sarebbe il caso di fare fronte comune per conferire l’incarico a strutture altamente specializzate, tipo il LIC (Laboratorio di ricerca e sperimentazione per la difesa delle coste) afferente al Politecnico di Bari, affinché, anche grazie alle simulazioni in vasca, elabori un progetto risolutivo?

ORE 18,45  Il presidente della Commissione Cappelli: “Un’amministrazione non deve avere paura delle critiche e delle discussioni. Darò la possibilità di intervento anche ai cittadini, nella maniera più tranquilla possibile”. Una ventina i cittadini presenti nella sala giunta. E’ in arrivo un tecnico della Regione Marche. Presenti, oltre al presidente Cappelli, l’assessore Capriotti, il consigliere dei Verdi Marinucci, di Rifondazione Comunista Primavera, del Pd Menzietti e Lazzari e Palestini, dell’Udc Lorenzetti.

ASSESSORE CAPRIOTTI In attesa che arrivi il geometra Massimo Mela del Genio Civile di Ancona (tecnico che ha seguito la progettazione e il trasporto dei fanghi da Senigallia a San Benedetto). Competenza e “proprietà della cassa di colmata” è della Regione. Come Comune noi siamo un ente “inferiore”, non avendo competenze e non avendo neanche un dipendente comunale competente in questo campo. Ho fatto alcune ricerche. Una legge del 1976 (319) disciplinava la destinazione degli scarichi in mare. Nel 2002 una nuova legge intervenne. Poi ci fu il decreto 152/2006 che ha recepito una direttiva Europea che mirava a ridurre sostanze pericolose nelle acque. La Giunta regionale, il 16 luglio 2007, approvava le linee guida per la gestione dei materiali di dragaggio portuale: “Procedure semplificate per materiali sabbiosi presenti all’imbocco dei porti, di esplicita provenienza marina”. Qui si stabilivano che i limiti delle sabbie stabilivano che non erano rifiuti speciali, ma che potevano essere utilizzate come casse di colmata. La competenza è della Regione Marche: non significa che noi non dobbiamo interloquire, di certo. A una domanda di Nazzareno Torquati, Capriotti spiega: la cassa di colmata l’approva e l’autorizza la Regione. La Regione preferisce considerare questi fanghi una risorsa piuttosto che un rifiuto, perché questo materiale prima veniva disperso in mare.
Si considerava un concetto nuovo: i materiali vengono considerati non rifiuto ma materia prima secondaria.

La nostra cassa di colmata era il quarto intervento da realizzare nelle Marche, ma il nostro è stato il primo, cosa che per me è un vanto. Perché siamo riusciti a dragare per primi i fanghi del porto di San Benedetto. Le mareggiate del 2008-09 avevano danneggiato la parte superiore della cassa di colmata e lacerato il telo. Io ho chiesto alla Regione di rimetterla in sicurezza, e assieme all’ingegner Marzialetti della Regione abbiamo chiesto ciò. Prima ancora, abbiamo ricevuto un invito per una conferenza di servizi ad Ancona, in data 5 maggio 2009, perché dovevamo discutere dei fanghi che da Senigallia dovevano venire a San Benedetto. Perché questo? Inizialmente dovevano andare ad Ancona, che sta ora realizzando una cassa di colmata, ma per Senigallia i tempi non erano congrui, perché il porto di Senigallia era inagibile. C’era il timore che una imbarcazione si incagliasse e bloccasse il porto. L’escavo è stato fatto per somma urgenza. Si è deciso di portarla a San Benedetto. Io e il dottor Sergio Trevisani che mi ha accompagnato alla conferenza di servizi, cosa abbiamo ottenuto? Abbiamo chiesto maggiore sicurezza, ovvero di ripristinarla dove si era deteriorata. Quindi è stato rimesso il materiale mancante e venisse realizzata una protezione con scogli naturali per difendere la cassa di colmata, e abbiamo richiesto ed ottenuto che il telo avesse una ulteriore impermeabilizzazione. Sono stati stornati 440 mila euro dai fondi del Comune di Senigallia per il dragaggio del porto alla realizzazione di queste protezioni.
Abbiamo poi chiesto ed ottenuto cheil materiale della cassa di colmata diventasse solido, inertizzato, quindi non far temere eventuale perdita di percolato. Avremmo così una banchina triplicata di dimensioni.

Aggiungo: per una cosa del genere avremmo dovuto allungare i tempi con una gara d’appalto, e invece abbiamo provveduto per somma urgenza tramite il Genio Civile e già oggi sarebbe dovuto arrivare il primo carico di massi per proteggere la cassa di colmata.
Tra i presenti auditori, anche Pietro D’Angelo, Nazzareno Torquati, Giuseppe Ricci, Giorgio Mancini, Sisto Bruni di Legambiente

LINA LAZZARI (PD) Sarebbe stato opportuno che se anche il Comune non era chiamato dal punto di vista tecnico in causa, già alla conferenza di servizi (Capriotti spiega che l’invito era arrivato quando già Genio Civile, Regione Marche e Comune di Senigallia avevano sottoscritto l’accordo di programma di portare le sabbie a San Benedetto). San Benedetto deve darsi delle priorità, in particolare rispetto al porto. Non può essere il luogo dove tutto è possibile. Dobbiamo sapere se deve essere turistico, commerciale, peschereccio, se dobbiamo fare il terzo braccio. Dobbiamo schiarirci subito le idee, altrimenti andiamo in confusione. Se pensiamo al Parco Marino, ci sono delle questioni che vanno in conflitto. Penso che ciò sia alla base di tutto. La cassa di colmata non è l’unico modo per smaltire la sabbia non compatibile con il ripascimento. E’quello più semplice e più usuale, infatti la Regione sta pensando ad altre modalità. Se il porto di Senigallia ha dei problemi, anche il nostro non scherza. Furner, allora comandante della Capitaneria, inviò una lettera al Ministero dei Trasporti in cui chiedeva alla Regione l’assicurazione di un luogo dove smaltire le sabbie inadatte al ripascimento. Le Marche hanno pensato alla cassa di colmata di San Benedetto semplicemente perché esisteva. La domanda sarebbe: è stata opportuna questa scelta? In questo momento qualsiasi risposta è perfettamente inutile. La cassa esiste e da questa dobbiamo partire. Primo: dobbiamo metterla in assoluta sicurezza. Lo diciamo chiaro e forte alla Regione, ma anche a noi stessi. Marzialetti della Regione, a maggio, chiedeva una tavola grafica esplicativa che confermasse definitivamente la chiusura della cassa di colmata (Capriotti afferma che sarebbe stata prodotta dal Genio Civile). La sicurezza a tutt’oggi è latente. Qualcosa è stato fatto, ma c’è bisogno di ulteriori lavori. Nelle ultime mareggiate si evince che il mare è a raso della cassa di colmata.

MENZIETTI (PD) Reputo interessanti le “dieci domande” del Comitato. La quinta dice che l’analisi dei fanghi riguarda i metalli e non i dati batteriologici. Ma è sicuro che questa cassa di colmata è stata l’unica soluzione? Non è che abbiamo avuto troppa fretta? Mi dicono che ci sono metodi alternativi, anche se io non ne ho la sicurezza. Vorrei che tutto fosse ben valutato. Preferirei che sabbia e materiali pericolosi fossero dirottati in luoghi più adatti. Ma una cassa di colmata di queste dimensioni in una località turistica ce la possiamo permettere?

PRIMAVERA (RC) Cosa deve fare un politico? Deve fare lo studente? Cercarsi tutte le leggi, riportarle e giustificare? No. Deve leggere in modo critico. Uno degli atti riportati dall’assessore dice: “lo smaltimento nelle discariche dei fanghi è un atto ultimo rispetto alla loro gestione”. Quindi vengono pensate alle casse di colmata, con certi criteri. Non contesto il fatto che addirittura i valori riportati dall’Arpam siano sotto di molto i valori la cassa di colmata. La legge permette molte pratiche, l’amministratore deve disciplinarle. Ringrazio il presidente per aver convocato la commissione, forse con ritardo. L’argomento doveva essere dibattuto prima, e vedo che anche consiglieri della maggioranza hanno qualche perplessità. Ora: di fronte alle prime perplessità, le risposte sono state grottesche. Sollevare un dubbio e sentirsi rispondere che è una opportunità,o una grande occasione… La programmazione regionale è stata completamente disattesa sulla cassa di colmata. Se noi eravamo la quarta cassa di colmata in precedenza, è perché Fano e Senigallia ne avevano bisogno. Poi l’assessore regionale Carrabs ha dichiarato che anche i fanghi di Fano sarebbero andati a San Benedetto. Inoltre: quello che ha detto Capriotti riguardo il materiale dei porti, è diverso rispetto ai “porti canali” come Senigallia, che contengono altri materiali. Inoltre se pensiamo al Parco Marino e poi al conferimento di fanghi da 200 chilometri di distanza da qui, mi sembra assurdo. Non c’è programmazione in Regione, se eravamo quarti e adesso siamo primi. Vorrei capire se è economico se Senigallia porti i fanghi a San Benedetto, e se poi noi li portiamo ad Ancona. Lo dice persino la delibera di programmazione regionale! Penso che sia mancata la possibilità di affrontare una discussione serena sulla cassa di colmata. Nè catastrofismo, né esaltazione. Mi aspetto dai rappresentanti del Comune un atteggiamento critico verso le altre istanze. Il Comune non può lavarsi le mani. La situazione è fortemente migliorata dall’ultima uscita di Capriotti, che all’inizio il terzo braccio sembrava già deciso. Nè sappiamo che sopra la cassa di colmata possa essere oggetto di edificazione.

LORENZETTI (UDC) A San Benedetto oggi l’unica azione importante che è stata fatta per il porto è stata quella di portare la merda del fango di Senigallia da Senigallia a San Benedetto, compreso l’assessore regionale Donati che aveva dichiarato che avrebbe portato sviluppo nel Piceno. Oggi qui non c’è nessuno ad illustrare alla città quello che è stato fatto. Io voglio sapere quali sono le sue intenzioni riguardo la sicurezza del porto, che deve essere dragato ogni due anni, visto che la cassa di colmata… è colma. Quando saranno messi in sicurezza il porto. Quando sarà instaurato il Parco Marino. La cassa di colmata oramai è colma, quando piove e l’acqua di mare sale, la cassa di colmata viene lavata ogni giorno. Inutile difendere l’indifendibile, questo è avvenuto per incuria sua e dell’amministrazione, perché lei si è messo sempre in prima fila e nessun assessore o altro politico l’ha aiutata e nessun dipendente comunale conosce la materia, come lei ha detto. Speriamo che questa parentesi vada a termine. Spero che siano trovati i finanziamenti necessari per mettere in sicurezza la cassa.

(per un problema di connessione relativa al sistema wireless comunale – dopo un’ora c’è una disconnessione automatica che non conoscevamo – sono saltati gli interventi di alcuni politici e la risposta di Capriotti)
MARCO MELE GENIO CIVILE Messa in sicurezza completa è con il consolidamento della vasca. Noi appena trovati i 155 mila euro di finanziamento, abbiamo immediatamente fatto una gara di somma urgenza, e chiamato 5 imprese e fatti dare una offerta e consegnato già il lavoro. Ha vinto la San Martino, che ha già escavato il porto di San Benedetto. I massi arrivano lunedì mattina. Così evitiamo che il mare possa entrare dentro. Questo inizialmente non era previsto.
Consolidamento: sarà iniettato all’interno calce e cemento, per 2 quintali e mezzo per metro cubo di materiale che è in vasca. Sono già state fatte delle prove chimiche per inertizzare il materiale e per studiare il carico futuro del piazzale. Abbiamo sentito il Ministero dell’Ambiente, che consente questo intervento. Abbiamo tutto pronto per una progettazione del piazzale, quando avremo i finanziamenti. Stiamo lavorando non per lasciarla così.
Abbiamo progettato la vasca in adiacenza al molo nord che rientra come futuro Prg pensando di poterlo riutilizzare come piazzale.
Lì non si potranno ormeggiare le navi. Una volta consolidata la futura banchina, sarà utilizzata come piazzale. Il nostro progetto prevede il consolidamento della vasca e la sua protezione. Ci siamo posti il problema delle acque meteoritiche. Alla fine metteremo uno strato di tuvenant, il materiale di cava che ci si fanno i fondi stradali. Ma metteremo sopra un tessuto non tessuto per protezione.
(ci sono attimi di confusione perché i cittadini del comitato sostengono che sia un intervengo in progress dovuti ai troppi “interventi d’urgenza”)
Mela: è il Ministero dell’Ambiente ad imporre questa destinazione. Se non c’è una motivazione tecnica ed economica può andare da un’altra parte.
TORQUATI Ricorda che nel 1993 è stata fatta una simulazione per il terzo braccio, con spesa di 300 milioni dell’epoca, dove si diceva che in quel caso tutta la spiaggia di Grottammare avrebbe sofferto.

CAPRIOTTI Torquati ha ragione, ma noi nel 2008 e poi nel 2010 dobbiamo ridragare il porto, altrimenti rischiamo di chiuderlo.

MELA Finché la cassa non è satura l’acqua del mare entra nella vasca ma non esce, proprio in mancanza di questa completezza della colmata. Quando saremo in saturazione il discorso sarà diverso. Abbiamo fatto interventi di somma urgenza, ma questo non significa che abbiamo agito senza un processo. Rispetto all’inizio, abbiamo utilizzato un tessuto più innovativo, di sette volte più costoso del precedente, a protezione della cassa. Senigallia ha garantito un pagamento di 400 mila euro. Questo geotessuto e le sue saldature hanno una garanzia di non rottura per dieci anni, e abbiamo fatto delle prove e poi, visto che il sistema iniziale non era buono, abbiamo, tramite il Ministero dell’Ambiente, cambiato tecnologia e osservato che il processo era adatto. Inoltre ricordo che la cassa diventerà di materiale inerte, e quindi una volta solidificata non potrà più essere pericolosa.

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