CUPRA MARITTIMA – Senso di malessere, vertigine, ansia. Pensare che questi sentimenti li possa suscitare la Natura, per un cittadino del sud Europa, è da ritenersi folle. Ma così è. La Natura rassicurante, così come la conosciamo, perde tale connotazione nelle opere stranianti dell’artista Sabrina Muzi, che alla Galleria Marconi di Cupra Marittina espone alcune delle ultime produzioni.

La mostra è aperta da “Remote Body” un video, in modalità loop, in cui la performer con un nastro adesivo fissa al suo stesso corpo rami d’albero di forme e lunghezze differenti. Sullo sfondo, una natura poco confortante accoglie questo mutante che è l’artista. Non vi è simbiosi. L’umano non recupera il suo posto nella natura, perché, come quei rami che ha incollato al suo corpo, è reciso alla base. Può solo tentare l’innesto in altra forma.

Il trapianto sembra fallire, se si prosegue nella visita alla mostra. Una “scultura” aperta, composta da rami e nastro adesivo, infatti, cancella la presenza umana. La donna che prima indossava quei rami ora non c’è più. Ma il suo tentativo di rigenerazione della materia naturale è visibile nelle fasciature, che sembrano ferite da sanare. E’ un totem caotico, il risultato di un rituale primitivo.

Nelle fotografie affisse alla parete opposta, i vivi alberi gareggiano con la geometria estemporanea dell’installazione. Le immagini in bianco e nero, fortemente contrastate (grazie a pellicole a 25/50 Asa), inquietano lo spettatore. I luoghi non sono riconoscibili, come le stesse essenze arboree. I cieli evidenziano la loro presenza sinistra tramite nuvole incombenti. Il pensiero muove alla Natura orrida del Sublime romantico.

Il corpo umano riappare nei due pendant a colori. Il martirio inflitto dal nastro carta al fisico della Muzi, nell’immagine di destra, è intimamente connesso alla costrizione, al supplizio dei tralci d’albero, assemblati nell’immagine di sinistra. Le immagini, per come sono concertate, evocano arcaicamente il sacrificio religioso: dalle fronde emergono inaspettate croci, dall’artista pose cristologiche.

L’esposizione si chiude con 3 opere più contenute. Sono matite su carta in cui la natura, oltre a non essere riconoscibile, è anche mobile, mutevole. Raffigurate come onde astratte, le colline della Muzi perdono di definizione, il loro lato “pittoresco”. Sospese nello spazio e nel tempo, non più ferite, custodiscono la misteriosa relazione intercorrente tra micro e macrocosmo. E tacciono.

Marche Centro d’Arte
Galleria Marconi – Cupra Marittima (AP)
29 Marzo – 26 Aprile 2009
Orario: 16.30-20.00. Chiuso la Domenica.
Per informazioni: www.siscom.it/marconi

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