SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Koistinen è un “romantico scemo” che lavora come guardiano notturno presso un centro commerciale: i suoi unici amici le sigarette, qualche bicchiere e una donna che vende panini in un chiosco sulla strada. Volge alla vita lo sguardo ingenuo e ottimista di uno Charlot inespressivo. Solo la malavita, nei panni di una bella bionda come femme fatale, si accorge di lui per usarlo. Finisce ingiustamente in prigione. Mai un lamento, mai un gesto di ribellione al suo destino sotto il manto bianco di neve che copre la città. In fondo la sua vera forza risiede nello spiraglio che gli regala il regista: perché il sogno e la speranza non gli mancano… Che le luci della sera siano le illusioni di chi vive ai margini della società?

Il titolo del film tradisce fin da subito l’ispirazione chapliniana per una storia che davvero potrebbe essere muta e dipinta in un rarefatto bianco e nero. Una forma di recitazione che ricorda molto i film di Bresson, volutamente spenta e piatta al fine di rendere palpabile quel deserto che il protagonista si costruisce intorno. Il senso di alienazione da qualsiasi forma di relazione sociale, dall’amore al lavoro, viene sussurrato come se la fiaba fosse di ghiaccio: le luci fredde, la penombra di stanze spoglie, la macchina da presa immobile ad accentuare la geometria degli oggetti rivelano tutta l’essenzialità del cinema scandinavo ed al tempo stesso dettano il ritmo del racconto che, seppur prevedibile, incanta per la semplicità delle suggestioni.

In sottofondo la passione di Kaurismaki: la musica. Da Volver (la stessa canzone del film di Almodovar), a La Tosca e La fanciulla del west di Puccini, fino al tango di cui il regista rivendica l’origine finlandese.

Presentato in concorso al Festival di Cannes 2006, Le luci della sera è in proiezione martedì 27 febbraio ore 21.30 presso il Cinema Calabresi all’interno del programma del Cineforum S.B.T. Buster Keaton.

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