SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo la protesta delle mamme nella mattina di lunedì 27 novembre, davanti alla Casa Famiglia Santa Gemma è sempre più sentita in città la questione delle due bimbe contese fra i genitori, italiani di origine ma da anni residenti in Belgio. Nella notte tra martedì e mercoledì un gruppo di donne e uomini presidieranno l’istituto e reciteranno il Santo Rosario, in attesa che domani ci siano certezze dal Tribunale di Ancona.
Le due bimbe di quattro e sette anni sono cresciute in Belgio e sono state portate in Italia dalla madre agli inizi dello scorso ottobre perché la donna accusava l’ex marito di ripetute violenze sessuali sulle figlie. Il giorno dopo la donna è stata arrestata a Castignano con l’accusa di sottrazione di minore, un arresto compiuto in virtù di un mandato di cattura europeo: «La mia assistita ha lasciato il suolo belga nel pieno possesso dell’affidamento delle figlie – ci dice l’avvocato della donna, la sambenedettese Gabriella Ceneri – perciò la sottrazione di minore non è configurabile visto che è il genitore affidatario a portare con sé il minore».
Il marito della donna, anch’egli di origine italiana, sostiene invece che quando l’ex moglie è partita dal Belgio era già a conoscenza di un provvedimento di un tribunale belga che gli negava l’affidamento delle figlie per concederlo al padre. Un atto che, come ci conferma la Ceneri, non è valido perché è stato emanato quando la donna si trovava in Italia e perciò non le è stato notificato. Dopo che un team di avvocati penalisti ha ottenuto lo scarceramento della donna, dal Belgio il marito ha fatto ricorso a una procedura internazionale che si appella alla Convenzione de L’Aja, cioè il documento dell’Unione Europea che garantisce la tutela dei minori sottratti illecitamente.
Nel frattempo il Tribunale dei Minori italiano e quello belga hanno deciso che le bimbe dovevano tornare dal padre perché la donna aveva perso l’affidamento. A questo punto, però, i contorni della vicenda iniziano a essere conosciuti da molte persone in città, c’è un interessamento nei piani alti della politica italiana e vengono adottate anche delle considerazioni di ordine pubblico. Se le bimbe fossero state prelevate dall’istituto Santa Gemma questa mattina si sarebbe infatti assistito a qualcosa di molto simile a una sommossa popolare.
Contemporaneamente ci sono stati due ricorsi che chiamano in causa la giustizia italiana. Da una parte il padre delle bimbe, dall’altra la madre, i nonni materni e il pubblico ministero presso la Procura dei Minori di Ancona Ugo Pastore. Le due parti l’un contro l’altra armate chiedono al tribunale di valutare se ci sono le condizioni per una sospensione o un decadimento della potestà di genitore.
Nella giornata di martedì 28 novembre il legale della donna si recherà ad Ancona perché la richiesta di sospensione del provvedimento è stata iscritta a ruolo e verrà quindi esaminata dal presidente della Corte d’Appello Mario Buffa.
Perché le bambine sono state portate nella casa protetta Santa Gemma e non sono rimaste con i nonni dopo l’arresto della madre? Pare che le autorità abbiano temuto che i nonni potessero nascondere le bimbe, reiterando il reato di sottrazione di minore. La madre, anche dopo la fine degli arresti domiciliari, non ha mai avuto il diritto di visita. La giustizia belga la reputa un soggetto pericoloso e psicologicamente instabile.

La situazione di alta conflittualità con il marito, le denunce, le ripicche, l’iter giudiziario, fino alla decisione finale di tornare in Italia con le bimbe: gli ultimi due anni di vita sono stati un tormento continuo per i protagonisti di questa triste vicenda. In Belgio ci sono dei procedimenti tuttora in corso che accusano di pedofilia il padre e sembrerebbe che ci siano prove di colpevolezza, cioè referti medici, oltre che innumerevoli testimonianze inquietanti fornite dalle bimbe e da alcuni disegni.

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