ROMA − Sanguinosa protesta di fronte al consolato generale d’Italia di Bengasi, in Libia, dove varie decine di manifestanti islamici hanno incendiato alcune auto italiane e appiccato le fiamme all’edificio della sede diplomatica del nostro Paese. Il console Franco Maria Pirrello è stato portato in salvo dalla polizia libica, gli altri funzionari italiani sono rimasti fortunatamente incolumi, ma negli scontri tra forze dell’orine e dimostranti ci sono stati purtroppo numerosi morti e feriti di nazionalità libica.
Tutto a causa dell’irresponsabile gesto televisivo del ministro leghista delle Riforme Roberto Calderoli il quale, intervenendo ad una rubrica del Tg1, aveva mostrato una maglietta con su stampata una delle vignette blasfeme contro Maometto (pubblicata tempo fa insieme ad altre da un giornale danese) e che nei giorni scorsi aveva già suscitato violente proteste in altri Paesi islamici.
Se è vero che tutti sono liberi di esprimere le proprie rispettive opinioni, anche se anti-religiose; se è vero che chi non è d’accordo con queste idee (che spesso sono anche anti-cristiane o anti-ebraiche) non per questo deve reagire in modo violento o, peggio, sanguinoso; è però altrettanto vero che le vampate di odio integralista non vanno mai ulteriormente attizzate né l’estremismo fondamentalista va vieppiù eccitato. Soprattutto se chi ha queste geniali pensate ricopre cariche pubbliche e/o istituzionali, come il dentista di Bergamo Roberto “Pota? Calderoli.
Un ministro che dovrebbe subito tornarsene fra le valli bergamasche da cui la Lega anni fa lo spedì a Roma. Anche perchè questa è solo l’ultima delle sue tante performance sul tema. Il giornalista del Corriere della Sera Gian Antonio Stella, nel suo ultimo libro Tribù Spa, ci informa infatti che il “dialogo interculturale? su cui si fonda la carriera politica del Calderoli a suo tempo partì da un impegno ideale tutto racchiuso in questo lapidario motto: «Il mio maialino non vede l’ora di fare la pipì su una moschea».

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