SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Esiste un Cinema, in estremo oriente, illuminato da lanterne rosse. Tra le storie di bambole e gangster di Takeshi Kitano e le tigri e i dragoni di Ang Lee si è fatto strada negli ultimi anni un grande regista coreano che ha esportato i suoi film attraverso la via della Seta regalando storie diverse. Diverse perché raccontano un’altra cultura, quella di un Paese, la Corea, che quotidianamente fa i conti con il suo personale “muro di Berlino�? non ancora abbattuto. La separazione di una terra diviene la disgregazione e l’impoverimento di un popolo e della sua umanità. Kim ki-duk sente il peso di queste sofferenze ma arricchito il suo bagaglio artistico con gli studi in Francia, le trasforma in poesia visiva e gira film difficili e memorabili come Primavera, estate, autunno, inverno e… ancora primavera (2003) e soprattutto Ferro 3 (2004) premiato lo scorso anno alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia.
La pellicola in programmazione martedì 6 dicembre ore 21.30 presso il cinema Calabresi all’interno del programma del Cineforum S.B.T. Buster Keaton è il suo ultimo lavoro distribuito in Italia. La samaritana, infatti, è stato girato prima di Ferro3.
La storia. Una ragazza si prostituisce per realizzare il suo sogno di un viaggio in Europa con la sua migliore amica, ma, sorpresa dalla polizia, decide di uccidersi. La compagna cerca il riscatto morale, una sorta di cristiana redenzione, attraverso la ricerca degli uomini con la quale era stata la coetanea suicida. Si dà loro, ma restituisce il denaro. Il padre, poliziotto, la scopre ed insieme affrontano un viaggio verso la tomba della madre.
La struttura narrativa è divisa in tre capitoli: Vasumitra (secondo una leggenda indiana è il nome di una donna che usava i piaceri del corpo per destare il senso religioso degli uomini), La Samaria (riferimento esplicito al personaggio del Vangelo di Giovanni) e Sonata. Le attrici protagoniste sono alla loro prima prova in quanto scelte tra studentesse di liceo. Il film, della durata di 95 minuti, è stato premiato con l’Orso d’Argento alla Regia al 54° Festival di Berlino a dimostrazione del talento del cineasta corano e della vitalità di quel Cinema che viene da lontano.

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