SAN BENEDETTO DEL TRONTO – La quindicesima giornata di serie C1 nel girone B – 12 gol realizzati, ben sei vittorie interne, una sola affermazione esterna e due pareggi a reti bianche – va in archivio come un turno indiscutibilmente pro-Avellino. Delle squadre che lottano per la B solo i biancoverdi e la Reggiana fanno bottino pieno.
Gli irpini sbrigano la “pratica? Fermana (rimandata dopo gli esami di “maturità? Reggiana e Avellino) grazie a due reti nello spazio di due minuti nella seconda frazione di gioco dopo 45 minuti in cui non riescono a trovare il bandolo della matassa; decisivi i cambi di mister Cuccureddu che inserisce Nicoletto (in luogo di Criaco) in difesa e l’attaccante Evacuo al posto dello spento Rastelli.
Il solito Avellino, in sostanza, non dà spettacolo ma mostra solidità ed esperienza degne di una grande squadra. Sesta vittoria in sette esibizioni al Partenio – sarà dura per qualunque formazione venire a far risultato nello stadio campano – e due punti rosicchiati al Rimini.
La capolista viene bloccata da un Benevento che al Santa Colomba ottiene il sesto risultato utile consecutivo. La squadra di Acori ha probabilmente disputato la migliore prestazione lontano dalla Romagna ma si è dovuta arrendere di fronte ad un Lotti – ancora tra i migliori il numero uno sannita – in splendida forma. Una bella partita quella giocata sul prato dell’impianto giallorosso; nonostante lo 0-0 non sono mancate le emozioni, da ambo le parti, ovvero due pali (di Molino e Muslimovic), sei ammoniti, un espulso ed un ritmo forsennato per l’intero arco della gara.
La Reggiana, impegnata nel posticipo serale di ieri, consolida la terza posizione battendo di misura un Padova che senza lo squalificato bomber Matteini (e privato dopo 26 minuti di Maniero, infortunatosi) fatica a rendersi pericoloso dalle parti di Paoletti (l’ex Viterbese nelle ultime nove partite ha incassato la miseria di due gol). Un match sostanzialmente equilibrato deciso dalla capocciata di Bertolini, il quale poi si fa ingenuamente espellere togliendosi la maglia per esultare (era già stato ammonito), e nel quale sono emerse le buone impostazioni tattiche e la quadratura delle due compagini che si sono date battaglia per tutti i 90 minuti; prova ne sono i 5 ammoniti e la menzionata espulsione.
Cade inaspettatamente il Lanciano sconfitto a Cittadella. I frentani chiudono una settimana in chiaroscuro – quattro punti in tre partite non costituiscono certo una marcia da prima della classe – mentre i padroni di casa tornano finalmente alla vittoria dopo un mese e mezzo (il 31 ottobre scorso contro la Vis Pesaro) e lo fanno sfornando una prova di grande spessore tattico e caratteriale: sotto di un gol (dodicesima rete per “cobra? Soncin) e dovendo far fronte all’infortunio dell’unica punta Colussi (sostituito da Crocetti), gli uomini di Maran riescono nell’impresa di capovolgere le sorti dell’incontro e battere un Lanciano parso non irresistibile.
La Samb non va oltre il pari contro un arcigno Sora che ottiene nelle Marche un risultato che interrompe la serie negativa perdurante da due turni: un punto che fa classifica e soprattutto morale anche in considerazione della penalizzazione che è stata comminata ai ciociari. I rossoblù invece collezionano il quarto 0-0 casalingo, un segnale inequivocabile: la manovra della squadra di Ballardini è convincente fino all’area di rigore avversaria ma si avverte la mancanza di un terminale offensivo, un bomber di razza che finalizzi la grossa mole di gioco profusa dall’organico marchigiano. Con un Tino Borneo, tanto per fare un esempio, la classifica dei rossoblù sarebbe tutt’altra cosa.
Sale in graduatoria il Napoli, vincente di misura sul fanalino di coda Martina e adesso a ridosso della zona play off. Solito Napoli, comunque. Scialbo, farraginoso, prevedibile. Impossibile non fischiare prove di questo tipo; il pubblico del San Paolo non si sottrae alla regola. Gli azzurri faticano oltremodo al cospetto di un Martina (ottava sconfitta consecutiva in trasferta) che evidenzia ancora una volta tutti i suoi limiti: mister Trillini che non è dotato di bacchetta magica può fare poco per migliorare un organico che a gennaio andrebbe assolutamente migliorato e sotto l’aspetto quantitativo e sotto quello della quantità.
Il Foggia dopo aver strapazzato proprio la squadra del patron Aurelio De Laurentiis torna sulla terra, colpa di un volitivo Teramo che si aggrappa alla giornata di grazia dell’ex Chianese (sigla una preziosa doppietta) e approfitta dell’ingenuità del rossonero Stefani, espulso per un raptus di follia. I suoi erano da poco pervenuti al pareggio.
Anche il Chieti, come i corregionali teramani, si tira fuori dai bassifondi della classifica grazie ad un gol del generoso Guariniello – predica nel deserto là davanti – che punisce una Spal come al solito poco incisiva sotto porta. La squadra di Allegri è ben messa in campo, mostra solidità ed organizzazione in tutti i reparti, eccetto quello avanzato, dove Selva per ora non sta ripetendo la stagione passata (13 gol).
Colpo “gobbo? del Giulianova che sbanca il Benelli di Pesaro – è un’impresa fino ad un certo punto visto che per i biancorossi si tratta della terza sconfitta patita tra le mura amiche – e con 7 punti nelle ultime tre gare lascia la zona “calda? della graduatoria. Decide un gol su punizione del terzino Cristiano Del Grosso. Sempre più in crisi i pesaresi (penultimi) che falliscono un calcio di rigore con Gaeta e terminano il match in nove in seguito alle espulsioni di Serafini e Mazzoli.

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