In cinquant’anni di Folgore sembra che siano stati almeno diecimila i ragazzi che hanno giocato almeno una partita con la squadra sambenedettese: ciò è dovuto anche al fatto che nei primi venticinque anni la Folgore ha schierato spesso due squadre nella stessa categoria. Tra di questi sono moltissimi i calciatori di cui Luigi Ursini mantiene tuttora un ricordo nitido.

Partiamo da Giovanni Romani, ancora oggi un grande amico di Ursini. Abitava in via Castelfidardo, e a dodici anni era un ragazzino di quelli che non riescono a stare fermi per un minuto. La mamma di Giovanni lo condusse da Ursini affinché, assieme ai suggerimenti tecnici per il calciatore, riuscisse ad aiutarlo anche nel sentiero della crescita. “Calcisticamente valeva zero ma aveva una grinta d’acciaio?, ricorda il mister biancoverde. Romani aveva diciassette anni quando la Samb era allenata da Patania, un allenatore che aveva conseguito il patentino a Coverciano assieme allo stesso Ursini. Quella settimana era in programma un difficile Padova-Samb e a Patania mancavano diversi uomini titolari. Chiese consiglio ad Ursini che gli suggerì immediatamente di rischiare Romani nel ruolo di stopper. Patania ci provò e il lunedì successivo ringraziò Ursini del suggerimento perché Romani, alla marcatura del centravanti Kobel, era stato il migliore in campo. In un’altra occasione lo stesso Romani, impiegato nella squadra De Martino (la vecchia Primavera), doveva vedersela contro i pari età della Spal dove giocava Enzo Bearzot, all’epoca titolare in prima squadra che si allenava con la De Martino per recuperare da un infortunio. Romani aveva paura e soltanto le sgridate d’incoraggiamento di Ursini riuscirono ad infondergli la sicurezza necessaria. Romani in seguito prese poi la via di Lucca e quindi andò alla Fiorentina prima di tornare a giocare nuovamente con la Samb.

In tempi più recenti, Ursini ha avuto la fortuna di allenare anche un trio di giocatori che calca ancora oggi i campi di calcio professionistici. “Manni era un ragazzo perfetto, così come Fanesi e Palladini?. Palladini andò alla Folgore con il cugino Olivieri, ma vi restò soltanto un anno e mezzo: Ottavio “migrò? alla Vela proprio assieme al cugino, e la cosa ad Ursini non fece molto piacere. Fanesi, dopo un apprendistato alla Folgore, si accasò al Porto d’Ascoli dove si era trasferito con la famiglia e da qui fu venduto per dodici milioni alla Samb. Manni spiccò il volo verso Torino, che negli anni Ottanta aveva il settore giovanile più forte d’Italia. “Ribadisco quanto detto più volte: Manni è stato rovinato da Mondonico?, dice Ursini con una punta di rabbia. Ma il ricordo di Manni conduce anche ad un episodio curioso relativo ad un altro calciatore della Folgore che probabilmente avrebbe potuto avere più fortuna: Balletta, negli ultimi anni ad Acquaviva. Manni infatti consegnò alla Folgore il Torneo “Madonna della Marina? segnando un gol decisivo. Sembra che Balletta, che stava osservando la partita proprio dietro la panchina di Ursini, abbia dichiarato: “Se quello va a giocare nel Torino, allora io giocherò con la Juve!? Effettivamente Balletta si dimostrò un cannoniere micidiale ma dal carattere troppo esuberante: il suo rapporto con i cartellini rossi era abbastanza assiduo. Alla fine fu ceduto all’Ascoli ma un infortunio ne limitò le possibilità.

Un altri ricordo è legato al nome di Primo Pasquali, che per Ursini rappresenta un grandissimo rammarico. Pasquali è del 1954 e giocava come centravanti: passò dalla Folgore alla Samb, segnava moltissimo ma la mamma gli impedì di partecipare alla finale regionale che si giocava ad Ancona perché troppo lontana. Ursini lo portò in seguito con sé a Ferrara per fare un provino: la Spal voleva acquistarlo e era pronta a firmare un contratto di tre milioni, però di nuovo la famiglia di Pasquali si oppose e non se ne fece nulla (a quel punto la Spal acquistò Musielli che divenne l’attaccante titolare). Stessa cosa accadde l’anno successivo con l’Empoli, che promise, per avere Pasquali, persino una sponsorizzazione quinquiennale con il suo marchio Sammontana. Alla fine Pasquali si accasò al Torino, ma qui era poco seguito e non riuscì a sfondare.

Altro giocatore che Ursini ricorda con piacere è Franco Piunti: un tipo alla Mazzola, rapido anche nel segnare, che arrivò all’Ascoli allenato da Mazzone. Piunti aveva subito un infortunio e sentiva ancora dolore muscolare, ma Mazzone non volle sentire ragione e lo schierò ugualmente: la situazione di Piunti peggiorò e in pratica la sua carriera finì lì. Un infortuniò bloccò la carriera del portiere Palestini, che rifiutato dalla Samb, approdò alla Juventus.

Stessa sorte è capitata a Nicola Ricci, anche lui di famiglia marinara, che era richiesto dal Mantova quando questo era in Serie A ma che i genitori non volevano allontanare da casa. Ricci si fermò, dunque, alla Samb. Ma come non ricordare la punizione che Ursini inflisse a Carlo Villa e Federico Falaschetti? La domenica la Folgore era impegnata in una finale contro la Samb da disputare al Ballarin. I due ragazzi erano considerati i fuoriclasse della Folgore: e forze si credevano intoccabili. Allora giocarono con degli amici il sabato precedente la finale. Ursini lo venne a sapere (chi fa il mister ha mille informatori!) e spedì i due ragazzi in tribuna. Increduli e dispetati (Villa pianse amaro), assisterono alla sconfitta della loro squadra per 1-0.

Un trio delle meraviglie era quello della classe del 1946: Croci-Grossi e Palestini (Antonio). Per quest’ultimo (“Una punta favolosa?) c’è un episodio simpatico da ricordare. La Folgore doveva giocare a Porto d’Ascoli e Palestini pensava di non giocare perché quella domenica doveva essere presente al matrimonio del fratello. Ursini lo convinse ad essere presente: “Domenica segni tre gol e poi te ne puoi andare.? Palestini si scatenò: segnò tre gol nel giro di pochi minuti (alla fine la partita finì 7-0!), ma prese gusto dell’impegno e non volle uscire dal campo se non negli ultimi cinque minuti.

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