Sono oltre quattrocento, secondo una stima delle
associazioni di volontariato, le donne che si
prostituiscono quotidianamente sulle strade delle
Marche. Il dato è emerso nel corso della prima giornata
dei lavori del convegno nazionale “Oltre le Terre di
Mezzo” di San Benedetto del Tronto promosso dalla
Regione Marche in collaborazione con l’associazione
On the Road e il Coordinamento nazionale delle
comunità di accoglienza. Si tratta, per la stragrande
maggioranza, di donne extracomunitarie provenienti
dalla Nigeria e dai paesi dell’Est europeo
(Albania,Ucraina); solo una piccola parte, il 10 per
cento, è costituita da donne di nazionalità italiana,
mentre il 4 per cento è formata da transessuali di varia
etnia.

Sul piano geografico, la maggiore concentrazione si
registra nelle province meridionali della regione, in
particolare lungo la fascia costiera: la strada
provinciale della Bonifica, al confine tra Marche e
Abruzzo, San Benedetto del Tronto e la statale 16 a
nord di Porto Sant’Elpidio. Altre aree di concentrazione
sono Civitanova Marche e, più a nord, Falconara

Marittima, Marina di Montemarciano, Senigallia e
Marotta. Per la maggior parte, sono giovani donne
che hanno fino a 35 anni, con una presenza crescente
di minorenni, di cui molte vittime del racket della
criminalità organizzata. Secondo una stima piuttosto
attendibile, si calcola che siano circa quattromila i
marchigiani che, ogni giorno, si rivolgono al mercato

della prostituzione su strada, per un giro di affari
difficilmente quantificabile, data l’estrema mobilità del
fenomeno, ma di assoluto rilievo in termini finanziari
anche per i risvolti legati alla sicurezza e all’ordine
pubblico. A destare forte preoccupazione contribuisce
anche la crescita incontrollabile della prostituzione
esercitata negli appartamenti tramite annunci sui
quotidiani e sulle riviste specializzate e quella

legata alla comunicazione via Internet.

“La dimensione del fenomeno è tale da sottrarsi ad
ogni tentativo di censimento e di controllo”, spiega
Marco Bufo, coordinatore di On the Road, una delle tre
associazioni delle Marche che, insieme a Regione,
Province, Comuni, Questure,Prefetture e ai volontari di
Free Woman e della comunità Papa Giovanni XXIII, si
battono per il recupero delle donne che si
prostituiscono sulle strade. Ad aggravare
ulteriormente la situazione contribuiscono non poco la
recente legge Bossi-Fini sull’immigrazione che
inasprisce gli interventi di natura repressiva e il
disegno di legge del ministro Prestigiacomo che,
criminalizzando la prostituzione sulla strada,

legalizza di fatto lo sfruttamento della prostituzione: “In
questo modo – sottolinea Bufo – le associazioni di
volontariato avrebbero meno possibilità di entrare in
contatto con le prostitute che esercitano la professione
in appartamento, rendendo impossibile l’intervento
degli operatori sociali”.

Inutili spesso anche i tentativi degli enti locali di far
fronte al fenomeno come ad esempio Consigli
comunali aperti, illuminazione notturna delle

strade, divieti di sosta, manifestazioni di protesta,
ordinanze contro l’accensione dei fuochi. “Tutti
deterrenti che, da soli, non funzionano: occorrono altri
interventi basati su rapporti di stretta collaborazione

tra istituzioni, enti e associazioni, spiega Emidio
Mandozzi, sindaco di Spinetoli, uno dei tre Comuni
della Vallata del Tronto – oltre a Castel di Lama e
Monteprandone – maggiormente coinvolti nel
fenomeno della prostituzione lungo la strada della
Bonifica. “Ma soprattutto c’è bisogno – conclude – di
nuove strategie di intervento e di mezzi che agevolino
le attività di recupero e la lotta contro le organizzazioni
criminali che sostengono il fenomeno”. (s.p.)

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