Nella notte tra il 27 e il 28 gennaio del 2023 ero in macchina sulla A14. Da anni, le autostrade sono il luogo dei miei piccoli dispiaceri, dei presagi e degli incontri con un futuro minaccioso che prima o poi diventa un presente doloroso: abbandoni, fughe, litigi, disfatte, ritorni. Scoperte.

La memoria del primo incontro con il cancro al mio seno destro è tattile.

Non sapevo ancora che fosse un cancro quando l’ho sentito sotto i polpastrelli delle dita mentre mi grattavo svagatamente sotto l’ascella, nel punto esatto della sua tana: duro, compatto, acquattato sul lato esterno del seno destro. Non una pallina, non un sassolino, non un cecio: una massa nemmeno così piccola, di forma allungata e annodata come uno scampolo di corda di juta. Avrei scoperto presto che ciò che sentivo sotto le dita era un carcinoma mammario infiltrante G3 che cresceva velocissimo. Molti mesi dopo, in seguito all’intervento e quindi all’esame istologico, avrei saputo con maggiore precisione che il mio tipo di cancro si chiama “triplo negativo”: riguarda il 15-20% delle diagnosi annue di tumore al seno ed è una forma aggressiva con una maggiore probabilità di recidive e di metastasi rispetto ad altri tipi di cancro al seno.

In quei giorni d’inverno, mentre anche altre cosette nella mia vita privata si stavano mettendo di traverso, mi sono persa. Ed è iniziata una storia che non avevo progettato di raccontare.

Cosa combinano le persone creative quando ricevono una diagnosi di cancro

Ora – poiché in questa nuova rubrica dovrò pur presentarmi alle lettrici e ai lettori di Riviera Oggi, – mi pare utile dire che io, nella mia quotidianità, scrivo. Lavoro come copywriter, cioè creo contenuti utili a far incontrare i brand e le persone: scrivo testi pubblicitari e testi aziendali, oppure semplifico, rianimo e rinfresco testi scritti da altri. Il mio è definito un “mestiere creativo”. Lo faccio in libera professione, cioè ho una partita iva, e lo faccio perlopiù a casa, cioè spesso in vestaglia e ciabatte.

Le persone creative, quando hanno una diagnosi di cancro, fanno quello che sono abituate a fare: si esprimono e si manifestano con quello che hanno a disposizione – un mestiere, un talento, un hobby, una passione. E quindi: scrivono, fotografano, dipingono, disegnano, fanno film, compongono canzoni. Creano cose.

Ci sono numerosi esempi di donne creative che, dopo una diagnosi di cancro, si sono tenute strette i propri ferri del mestiere e si sono inventate un progetto.

Ecco alcuni spunti per persone curiose e affamate di cose belle:

  • Matilde D’Errico, che per lavoro scrive e realizza programmi televisivi, ha creato un documentario che si chiama Io scrivo. Cronache dal pianeta cancro, disponibile su RaiPlay.
  • Un altro esempio che ho ben in mente è quello della fotografa jesina Francesca Tilio, che nel 2015, dopo una diagnosi di cancro al seno, ha realizzato il suo Pink Project.
  • Poi c’è una nuova rubrica bisettimanale su Wired Italia: è di Alessandra Salvoldi, scrittrice e sceneggiatrice, e si intitola “Che sintomi hai?”.
  • Ancora, esiste un podcast su spreaker.com che si chiama Balcone magico, a cura della coach Elena Boscos e di Annalisa M., paziente oncologica.

E poi, naturalmente, ci sono i libri: romanzi, racconti, memoir che parlano dell’esperienza della malattia. Eccone alcuni:

  • Ada D’Adamo, Come d’aria, Elliot 2023
  • Michela Murgia, Tre ciotole. Rituali per un anno di crisi, Mondadori, 2023
  • Pia Pera, Al giardino ancora non l’ho detto, Ponte alle Grazie, 2016
  • Anna Solaro, Ho messo gli stivali gialli. Appunti di un viaggio che non volevamo fare, Il Canneto Editore, 2023
  • Valentina Venti, Per poi svegliarmi in un quadro, BookRoad, 2024

Io, cos’altro potevo fare?

Nel mese di aprile dell’anno scorso, ho iniziato a fare due cose: sottopormi alla chemioterapia neoadiuvante, cioè fatta prima dell’intervento di mastectomia, e tenere un diario creativo della mia esperienza.
Così è nato PinkInk Series, un blog monotematico nel quale la malattia è un inesauribile materiale narrativo, un’opportunità di racconto e di scrittura creativa in cui l’esperienza personale si trasforma in qualcos’altro che raggiunge chi legge.

Il blog ospita anche una sezione che si chiama “Kintsugi Project. Storie di donne-albero“: sono i racconti delle mie conversazioni con donne che hanno o hanno avuto un cancro al seno. Se vuoi fare parte del progetto anche tu, scrivi a annalisa@pinkinkseries.it.

Inoltre, nel blog ci sono alcuni scatti di Barbara Di Cretico, nota e apprezzata fotografa marchigiana insieme e grazie alla quale sto portando avanti il mio personale Kintsugi Project: foto sue, testi miei. Ringrazio Barbara, perché di questo minuscolo progetto si prende cura come se fosse un progetto grande e importante tanto quanto i suoi reportage in Galizia o nello Sri Lanka.

Riviera Oggi ha notato il lavoro e ne ha parlato in un articolo.

Dal blog PinkInk Series alla rubrica Nastro Rosa: perché raccontare il cancro

La voglia di raccontare un tumore dice qualcosa sulla paura e sul modo che ognuno di noi ha di capirla e neutralizzarla, sulla tendenza a condividere, a esplodere più che implodere, a creare connessioni, a fare comunità.

«È necessario raccontare il dolore per sottrarsi al suo dominio». Questa è una frase di Rita Charon contenuta in Medicina narrativa. Onorare le storie dei pazienti (a cura di Micaela Castiglioni, traduzione di Christian Delorenzo, Raffaello Cortina Editore, 2019).

Se la malattia abbrutisce e toglie, avere un progetto significa rispondere alla pulsione di morte con la pulsione di vita. Inventatevi un progetto: un’attività di scrittura, di fotografia, di pittura, di musica, di ballo, di sport, di scrapbooking, di uncinetto, di spettacoli pirotecnici, di quello che vi pare. Fate con quello che sapete fare. Che sia un progetto che aiuti voi a restare persone salve e altre persone a scoprire qualcosa di bello, o di utile, o entrambe le cose.

Ringrazio Maria Cristina Perotti e tutta la redazione di Riviera Oggi per aver voluto questa rubrica, che sarà scomoda e scorretta, irriverente, screanzata, divulgativa il poco che basta – ci sono già gli enti giusti per le campagne di informazione e sensibilizzazione.

La rubrica Nastro Rosa – così come il blog da cui nasce – è una pillola di scrittura narrativa, senz’altro favorevole a forme di impegno sociale a sostegno della ricerca sui tumori, ma privo di smanie e ardori attivisti. Ne tengano conto le lettrici e i lettori che vorranno seguirla.

Mettetevi comode, comodi, e preparatevi un drink.

Leggerete di cancro al seno e di malattia in generale, di terapie, di tette e di protesi, di sanità, ospedali e medici, dell’esperienza di altre donne oltre alla mia, e di certe giornate che sono un capolavoro. Vi troverete uno sguardo ironico e autentico sulle cose. L’unica promessa mantenibile è l’amore per la scrittura.

Si comincia, dunque.