SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nuovo appuntamento con la rassegna “Incontri con l’autore“, a cura dell’associazione “I luoghi della scrittura” e della libreria Libri ed eventi, con il patrocinio e il sostegno dell‘amministrazione comunale e della Regione Marche.

Sabato 15 giugno, alle ore 18,30, alla Palazzina Azzurra, Adriana Pannitteri presenterà il libro “Il sangue delle donne” (edizione Vallecchi Firenze).

Adriana Pannitteri, giornalista e scrittrice, lavora alla Rai al Tg2 dopo aver seguito per il Tg1 i casi più scottanti di cronaca e condotto i telegiornali del mattino. Laureata in Scienze Politiche e criminologia, ha scritto diversi libri su tematiche sociali tra cui “Madri assassine“, diario da Castiglione delle Stiviere, “La vita senza limiti“, con Beppino Englaro, al quale è liberamente ispirato il film di Marco Bellocchio “Bella addormentata”, “La pazzia dimenticata“, viaggio negli ospedali psichiatrici giudiziari; sul tema del femminicidio ha scritto i due romanzi “Cronaca di un delitto annunciato” e “La forza delle donne“, che è stato diffuso nelle scuole italiane con campagne di sensibilizzazione contro la violenza di genere e con Valerio de Gioia ha pubblicato “In nome del popolo televisivo“. Ha curato, inoltre, la biografia di Raffaella Carrà “La ragazza perfetta“, omaggio a una diva senza tempo. Fa parte di Netforpp Europa, ente di ricerca psichiatrica, e di diverse associazioni impegnate sul tema del rispetto dei diritti umani.

Il libro: Più vittime della mafia. Il confronto tra reati può sembrare paradossale, ma negli ultimi anni abbiamo acquisito una consapevolezza: troppe donne muoiono per mano dei loro compagni. Chi si salva ha sul proprio corpo ferite profonde e devastanti, reclama giustizia e lotta perché non ci siano altre vittime. Le leggi, come il Codice Rosso, hanno posto al centro della politica e dell’opinione pubblica il tema, ma sono ancora troppi i nodi scoperti. I media parlano ogni volta dell’ennesimo femminicidio e quel termine, ennesimo, è entrato nel lessico fino a diventare un’ abitudine alla quale rischiamo di rassegnarci. Storie drammatiche che talvolta potevano essere evitate. La denuncia non basta e lo testimoniano i figli doppiamente orfani di queste donne. Che cosa è mancato? Che cosa dobbiamo cambiare? Come vincere la rassegnazione? Come non lasciare sole queste persone superando burocrazie e indifferenza delle istituzioni? Un filo rosso unisce questi incontri e queste tragedie. Abbiamo solo un’arma forte a disposizione, quella della prevenzione in tutte le sue declinazioni: cultura, educazione, formazione, specializzazione e tempestività.