SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Una delle voci più autorevoli e significative della poesia contemporanea, candidata al Premio Strega Poesia, che da quest’anno ha aperto le porte anche ai poeti, la poetessa, scrittrice e traduttrice Vivian Lamarque è stata ospite a San Benedetto del Tronto dell’ultimo appuntamento della rassegna letteraria e musicale In Art, a cura dell’associazione culturale Rinascenza, con la direzione artistica di Annalisa Frontalini, dove ha presentato il suo ultimo libro di poesie “L’amore da vecchia” (Mondadori). Le abbiamo fatto una breve intervista.

Come è iniziato il suo percorso poetico?

Vivian Lamarque: “Ho iniziato a scrivere poesie a dieci anni. Avevo un segreto troppo grande da portare. Posarlo sulla carta me lo ha reso più lieve. Da allora non ho più smesso, quindi sono quasi 70 anni che scrivo. Naturalmente non sempre con la stessa frequenza. Non ci si mette a tavolino per scrivere versi”.

Cosa rappresenta la poesia per lei?”

V. L. “Per rispondere meglio, vi invio la mia poesia intitolata “Coinquilina Poesia”, tratta da “Madre d’inverno” (2016).

“In un’anticamera, meno,
in un disimpegno, esiguo
ma con uso di finestrella
solo mia, abita la mia poesia.
Coinquilina poco prevedibile
quando lei decide (più se piove
che se non piove) io corro
a prendere gomma e matita
e il duetto ha inizio (più se cielo grigio
meno se azzurro), una dà il la
l’altra cancella e scrive
in punta di vita, lapsus volevo dire
in punta di matita.

Parliamo del libro che ha presentato durante la rassegna. Come mai questo titolo?

V. L. “I titoli dei libri a volte si presentano prima del libro stesso, a volte all’ultimo minuto, come accadde per Madre d’inverno. Per “L’amore da vecchia”, come anche per “Poesie per un gatto”, da qualche giorno ristampato nella Collana Classici Moderni della Mondadori, il titolo nacque con le poesie stesse. Mi piace la parola “vecchia”. Non si parla forse con orgoglio di una vecchia quercia? Di un vecchio ulivo? E l’amore è un amore diffuso, il libro è diviso in nove sezioni, tanti amori diversi”.

“Ha altri progetti in cantiere?”

V. L. “Sto terminando una fiaba, anzi l’avevo già terminata, ma ho alcune incertezze, devo rivederla. Non finisco mai di correggere, correggo anche i miei libri già stampati. Alla poesia “Cambiare il mondo”, in Madre d’inverno, ho aggiunto cinque “forse”, a un’altra ho cambiato il titolo, non si finisce mai. E naturalmente sto scrivendo altre poesie”.

Cosa pensa della rassegna di cui è stata ospite, che unisce musica e letteratura?

V. L. “Non sempre l’accostamento produce buoni risultati, non sempre le due voci rispondono l’una all’altra. Ma in questo caso, con la rassegna In Art, se è come mi pare il quinto anno, la formula evidentemente funziona. Immagino richieda molto lavoro, e dunque, usando il messaggio del vostro celebre monumento di Ugo Nespolo, “lavorare lavorare lavorare “ versi e musica insieme tentano di ricreare “il rumore del mare”. Quasi”.