SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dopo il caos che si è causato nella giornata di ieri nel settore giovanile e che ha visto l’esonero di mister Massimiliano Zazzetta.  In giornata odierna abbiamo contattato proprio l’ormai ex allenatore delle giovanili.

Buongiorno mister, ci può spiegare cosa è successo? Come si è sviluppata questa situazione?

“Buongiorno a voi, avevamo un obiettivo, il buon nome e il decoro di questa società a livello di settore giovanile. Il comunicato che abbiamo mandato è stata una scelta di gruppo, naturalmente sono stato io a promuoverla e a scriverla ma non è un gesto individuale. Se dobbiamo parlare dell’esonero sarebbe dovuto essere multiplo e invece hanno ben pensato di colpire la testa per indebolire il resto del corpo e promuovere un responsabile che ha chiamato uno per uno, i diffidenti, per rimetterli dentro e metterli contro chi per loro ha promosso questa comunicazione”.

Per quanto riguarda il comunicato alla famiglie, che finalità aveva?

“Il comunicato alle famiglie è stato fatto soprattutto per tutelare i rimborsi più bassi, io e qualcun altro avremmo atteso a costo che venissero rimborsate le cifre minori. Parliamo di duecento, trecento o quattrocento euro. L’esonero non ha motivazioni espresse e con questa decisione hanno voluto alzare un muro di omertà verso gli altri. Sono sicuro, secondo il mio pensiero, che tutte le persone che fanno parte del settore giovanile saranno giudicati.

Se domani i ragazzi (dello staff delle giovanili, ndr) percepiranno anche un solo rimborso di quanto dovuto, secondo me è una grande vittoria di questo gesto. Noi lo abbiamo fatto per far prendere il rimborso a chi ha già speso tanto, perché non si parla di guadagno. Stiamo parlando di persone che nei mesi hanno investito soldi in benzina, tagliandi, macchine, impegno e ore perse di lavoro dedicate esclusivamente alla Sambenedettese Calcio. Noi abbiamo chiesto i rimborsi che arrivavano fino a dicembre e penso che siano dovuti”.

Secondo lei, questo gesto da parte vostra, può far esprimere anche i giocatori e lo staff della prima squadra?

“Premetto che non mi permetterò mai di giudicare il vissuto di qualcun altro, non sono mai entrato in quello spogliatoio e non so quello che si vive li dento. Di sicuro se le problematiche fossero simili, questo è lo spunto per esporsi e per conoscere meglio le situazioni”.

Secondo me se la squadra si esprimesse in gruppo pubblicamente si possono capire tante cose. Come la pensa a riguardo?

“Noi siamo usciti in gruppo ma alla fine ho pagato io, mi è pesato molto pagare perché ci tengo molto al mio ruolo e alla società che pensavo fosse Sambenedettese, ma non lo è, sembra una società iscritta a San Benedetto. Il lavoro nel settore giovanile lo reputo sufficiente ma che difficilmente può arrivare ottimo con questi mezzi. Abbiamo raccolto quello che avevamo, una volta c’erano le scelte e lo scouting ma questo ad oggi non è possibile”.

Ha avuto contatti o colloqui con la società? Cosa vi siete detti?

“I colloqui con la società sono sempre stati nel massimo rispetto, come il comunicato di ieri. Non abbiamo battuto il pugno sul tavolo subito ma abbiamo chiesto alla società di sistemare la situazione. L’unica telefonata che ho avuto con il presidente me l’ha fatta lui, nel momento in cui al figlio ho manifestato nelle fasi iniziali che il malumore stava crescendo. Abbiamo avuto un incontro Nicolò Renzi il tre gennaio ma le promesse sono state disattese. Ci sono state fatte tante promesse ma con il passare dei giorni e delle settimane non accadeva nulla. Renzi mi ha attaccato in modo grottesco dicendomi: “Ma di che stiamo a parlare? Di sette o otto milioni di euro? Ma Zazzetta, davvero voi a San Benedetto sperate che questa città rimanga senza una squadra di calcio?”. E in più mi ha detto: “Ma poi che ci fate con i soldi? Questo per voi è un hobby, un passa tempo”. Io sono pronto anche a prenderlo così ma si doveva pattuire ad inizio anno, io pensavo di essere nel settore giovanile della Sambenedettese dove ci fossero obiettivi formativi e tecnici, altrimenti avrei potuto rifiutare l’incarico.

Renzi mi chiese una lista delle urgenze, di gente che aveva ampiamente speso, e una lista di chi poteva attendere, gli scrissi tutto e la cifra non superava i duemila euro. Da li in poi non mi ha più risposto e non ci sono state più comunicazioni quindi siamo arrivati al punto di comunicare di non voler più andare al campo. Non mi è mai pesato difendere chi prende meno, non mi è mai pesato metterci la faccia e di girare a San Benedetto a testa alta. Ho preso le mie responsabilità ed è successo quello che avete visto.

Se dovevo uscire in qualche modo sarei uscito nel modo in cui avete visto piuttosto che essere complice, anche se non lo sono mai stato in ogni situazione. Abbiamo fatto il nostro lavoro in silenzio e con umiltà senza far apparire polemiche. Poi, però, a un certo punto ho dovuto difendere gli interessi di chi era più debole rispetto a me in quel momento”.

Chi era il vostro referente principale? Era il presidente stesso a parlare con voi?

“Il nostro referente principale è stato Nicolò Renzi ma non è stato altro che un figlio mandato dal padre per raccontarci una storia diversa, ogni proposta la portava già concordata col presidente. Il potere decisionale non c’era. Dopo il colloquio che ho avuto con Roberto Renzi, veramente al limite dell’incredibile, abbiamo spiegato le nostre motivazioni e ha placato la sua aggressività. L’unico contatto è stato quello e non c’è stato più altro”.

Come ha agito prima di mandare il comunicato alle famiglie?

“Prima di mandare il comunicato alle famiglie dove sospendevamo le nostre mansioni, e ci tengo a precisare che non abbiamo fermato il settore giovanile, ho mandato nella mattinata un messaggio al presidente per avvisarlo. Quindi c’è stata la massima correttezza, dove non sarebbe stata meritata, nei loro confronti. Io, invece, non sono stato neanche avvisato dell’esonero. Mi hanno mandato la notizia degli amici.

Voglio ringraziare chi è stato solidale e dico a chi ha un pensiero diverso che deve capire che noi coordiniamo un settore giovanile e non è il nostro. Se si ferma c’è la società al capo di questo”.

Quale è il suo augurio per il centenario e per il futuro della Sambenedettese?

“Il mio augurio è che la strada sia diversa e sia migliore. Non è una questione di imprenditori locali o forestieri ma l’interesse vero verso la realizzazione di un progetto tecnico e sociale. La Samb, pur essendo una società privata, è un interesse pubblico e le istituzioni hanno fatto veramente poco per preservarlo. Determinate situazioni non si possono prevedere ma controllare. Tutti noi dovremo essere più attenti ed essere più critici verso questo bene comune. La cosa più difficile è creare l’interesse di persone giuste verso la nostra città, altrimenti ci troveremo sempre in queste situazioni. Nessuno di noi sa chi sia veramente il presidente della Samb o se Renzi è solo un amministratore. Ci sono cose che non si capiscono.

Io credo che dentro questa situazione sia accaduto tutto ciò che poteva accadere. Ogni giorno c’è una novità, ogni giorno la società è pronta a smentirla, persone che lasciano il proprio ruolo e tornano in due. Ci sono delle cose che la società non riesce a chiarire e non lo farà. Le comunicazioni con noi sono sempre state minime. Nella telefonata che ho avuto io, lui ha voluto mettere tutto in confusione”.