SAN BENEDETTO DEL  TRONTO – Riportiamo un comunicato di Aurora Bottiglieri:

La destra ha vinto le elezioni regionali cavalcando la protesta contro la proposta di riforma della rete ospedaliera del centro-sinistra; definita fallimentare per le sue razionalizzazioni e ottimizzazioni,  avrebbe prodotto tagli tesi a ridurre drasticamente l’offerta sanitaria per i cittadini.

Due anni dopo l’insediamento, l’assessore regionale Saltamartini, si loda e s’ imbroda presentando  la  sua riforma epocale, il sistema sanitario ideale diffuso e vicino ai cittadini, con tanti ospedali e non solo.

L’Assessore decide però, scientemente e colpevolmente, di non vedere che sul territorio sta crescendo un modello assistenziale basato sulla capacità di acquisto di ciascun cittadino sia dei farmaci che delle prestazioni di diagnostica. Un modello a trazione privatistica. Chi più ha, meglio si cura. Un aumento delle disuguaglianze perché la salute è diventata un  lusso.

Ancora una volta  il racconto della politica viene sconfessato dai numeri impietosi sullo stato della sanità marchigiana: carenza di personale, ricorso bulimico  ai medici in cooperativa, mobilità passiva extraregionale in crescita, indice delle vaccinazioni basso, aumento della spesa privata, liste d’attesa insopportabili,…

Non ci rassegniamo   al declino, ma ogni giorno  è un giorno da segnare in  nero. Ci  preoccupa infatti  la notizia che circola  di medici di famiglia e pediatri   richiamati dalla commissione competente dell’AV5 per consumo farmacologico inadeguato o sproporzionato, in relazione ai criteri di riduzione degli sprechi e di contenimento della spesa farmaceutica. Da ciò discende  il possibile  rischio sanzionatorio  di trattenute sullo stipendio del sanitario, conseguente a prescrizioni  non conformi alle linee guida.

Ciò che ci indigna è che la contestazione riguarderebbe prescrizioni di antibiotici  per un importo di poche decine di euro ma avrebbe indotto un sanitario, di fronte al richiamo dell’azienda, a non prescrivere un antibiotico al proprio assistito consigliandolo di comprarlo a proprie spese.

 E’ questa la riforma epocale? Siamo al punto di non garantire farmaci essenziali?  

Il medico potrebbe essere costretto a dover scegliere di non prescrivere un farmaco, pure ritenuto necessario o comunque utile per la cura di un paziente, per evitare trattenute sullo stipendio (correndo però il rischio di eventuali azioni di responsabilità da parte del paziente)?

L’attività prescrittiva del medico deve innanzitutto tendere al miglioramento delle condizioni di salute dell’assistito, secondo i principi di appropriatezza e di efficacia  del farmaco in relazione alla patologia diagnosticata, dall’altro deve anche contenere la spesa evitando gli sprechi.

Si tratterebbe, per quanto è dato sapere,  di pochi episodi e dagli  importi certamente non elevati del presunto ‘spreco’,  mentre sarebbe invece pericoloso l’indirizzo aziendale rispetto alle esigenze di tutela del diritto alla salute ex art. 32 della Costituzione.

Una sanità che funziona si deve basare sugli operatori che vi lavorano all’interno;  gli ambulatori dei Medici di Famiglia costituiscono  il primo mattone per costruire la medicina territoriale. Queste le parole, la narrazione.

Ogni qualvolta si devono fare dei risparmi lo si fa riducendo il fondo destinato alla sanità e le decisioni spesso vengono prese gravando sulle spalle dei sanitari. Questi sono poi i fatti, comprovati  dalle scelte del nuovo Governo e dall’indirizzo gestionale dell’AV5.