di Yan Tsymbal

SAN BENEDETTO – Quando si parla del conflitto Russo-Ucraino è impossibile ormai non avere un’opinione a riguardo. Ognuno, a modo suo, è stato colpito da un avvenimento destinato a riempire le pagine della storia.

I danni alla popolazione civile ucraina sono incalcolabili ed ingiustificabili, cosi come la condanna della comunità internazionale, arrivata però in ritardo, impreparata e disorganizzata, incapace di affrontare l’emergenza come avrebbe dovuto.

I temi dei profughi e del costo della vita sempre più alto, stanno ormai monopolizzando il dibattito pubblico. Basti pensare alla sola regione Marche, che nei primi mesi del conflitto ha accolto più  di 5.000 rifugiati.

L’impatto economico, che in fin dei conti è ciò che realmente preoccupa le cancellerie occidentali e non, è al centro del dibattito, specialmente quando si parla di export di beni alimentari.

In periodo di pace l’Ucraina produceva il 10% del grano mondiale, il 15% di cereali ed il 13% di orzo. Se parliamo del mercato dell’olio di girasole invece, il paese normalmente ne produce fino al 33% del fabbisogno globale. Il contributo del paese è vitale per molti stati che dipendono dall’import di beni di prima necessità. La guerra ha inevitabilmente compromesso questo settore che nei primi mesi del conflitto si è già ristretto, causando un significativo peggioramento della stabilità alimentare mondiale.

Con il prolungarsi della guerra, o “dell’operazione speciale”, come viene definita da Mosca, più di quanto chiunque si aspettasse, appare sempre più incerto l’esito finale. Con l’Ucraina che lentamente ma inesorabilmente avanza su più fronti, liberando città e villaggi dall’occupazione russa, si palesa prepotentemente la minaccia dell’atomica, riesumata dalla Russia direttamente dal periodo della guerra fredda conclusasi ormai più di 30 anni fa, almeno su carta.

Esperti da tutto il mondo stabiliscono le date della fine delle ostilità, fanno i pronostici e parlano di vittorie e sconfitte delle rispettive parti in guerra, come se fosse una partita di calcio. Quello che appare evidente tuttavia è invece un quadro ben diverso: una guerra ancora lontana dal suo atto finale, capace di sorprendere e sdegnare per i propri orrori, creduti ormai consegnati alla storia.

E mentre l’occidente di cui l’Italia è orgogliosamente parte si prepara ad un freddo inverno contornato da bollette stratosferiche ed infiniti dibattiti, in Ucraina continuano i bombardamenti e la devastazione, alimentati dall’ambizione anacronistica di Mosca e da irragionevoli ragioni storiche che non hanno più ragione di esistere.

Alla fine a pagarne il conto sono e saranno sempre i civili, in Italia con una bolletta più salata, in Ucraina con la vita.