SAN BENEDETTO DEL TRONTO – È stata convocata oggi, 23 maggio, presso la sala consiliare del Comune di San Benedetto, la seduta della VII Commissione (Sanità, Welfare, Servizi alla Persona, Pari Opportunità, Politiche Sociali), per la trattazione del seguente ordine del giorno:

1) Approvazione verbale seduta precedente;

2) Sanità locale: discussione in virtù delle risultanze emerse durante il Consiglio Comunale aperto del 12 maggio scorso ed eventuali emendamenti alla mozione Bottiglieri ed altri;

3) Varie ed eventuali.

Ascoltato il minuto di silenzio in ricordo delle vittime della strage di Capaci di 30 anni fa, la presidente della Commissione Aurora Bottiglieri ha aperto ufficialmente la seduta pomeridiana, richiesta in particolare dal consigliere di minoranza Pasqualino Piunti.

Proceduti all’approvazione verbale della seduta precedente, proprio l’ex sindaco ha aperto la discussione sul secondo punto all’ordine del giorno: “Dobbiamo riprendere la mozione del 2019 e riattualizzarla. È necessario trovare la soluzione migliore ed essere tutti d’accordo. Chiedo l’istituzione di una sottocommissione che lavori all’attualizzazione del documento di tre anni fa. Alla conferenza dei sindaci dobbiamo chiedere che il voto diventi ponderato e che il parere non sia più consultivo ma determinante. Punto ad un documento aggiornato; dobbiamo cambiare passo e strategia. Servirebbe un tavolo che dopo qualche mese dovrebbe produrre un documento da inviare alla Regione”.

Successivamente, ha preso la parola la presidente Bottiglieri, tornando a presentare la mozione sulla sanità che sabato, per la terza volta, tornerà in consiglio comunale: “Sono sinceramente preoccupata. La visione ospedalocentrica deve essere superata dalla medicina territoriale. Penso che l’ospedale su due plessi ci sia già. Non tutti hanno tutto e, in base alle dichiarazioni dei vertici regionali, avremo quello che già abbiamo. Dobbiamo chiedere cosa ci daranno più di quello che abbiamo adesso. Partiamo da sottozero, mancano i finanziamenti. Dobbiamo insistere su due case della comunità e fare qualcosa per le due case della salute. Per la mozione, giustificherò il fatto che andremo avanti con questo tavolo. Con le nostre proposte ed indicazioni ne parleremo anche con gli altri, facendo con i cittadini anche un’operazione corretta. Dobbiamo far capire ai cittadini quale sarà la medicina territoriale del futuro. Dobbiamo cambiare la visione a livello territoriale. Per adesso abbiamo questo ospedale; abbiamo diritto ai servizi. Dobbiamo riportare ad un certo livello di assistenza l’ospedale che c’è attualmente”.

Lorenzo Marinangeli è intervenuto dicendo: “Serve un messaggio unico ed immediato in Regione, solo con l’unione si ottiene il massimo risultato. La cosa che urge è intervenire nei reparti che stanno messi male e che rispondono alle esigenze della città.

Annalisa Marchegiani ha tuonato: “Quello che ho capito dal consiglio aperto l’ho trovato preoccupante: avremo il mezzo ospedale, non ci sarà l’ospedale unico, e ciò è stato detto da chi doveva dare le risposte. Avremo un ospedale unico spalmato su due plessi. La situazione non cambierà, avremo un ospedale senza tutti i servizi perché sarà spalmato su due plessi. L’urgenza, ad oggi, è quella di ripristinare immediatamente i servizi. Non so quanto riusciremo ad incastrare tutto in un unico documento condiviso. Oggi abbiamo un ospedale unico spalmato su due plessi, cosa cambierebbe? Mi sembra che la regione abbia iniziato un percorso irreversibile. Per l’ospedale di San Benedetto, per il momento, bisogna salvare quello che c’è ora.

Gino Micozzi ha dichiarato: “In maniera inequivocabile è stato detto dai vertici di Regione che ci sarà un ospedale di primo livello su due plessi equi-ordinati, con le stesse soluzioni sia a San Benedetto che ad Ascoli, un’affermazione già data il 19 gennaio in interrogazione del Pd regionale a Saltamartini sul destino degli ospedali di Ascoli piceno. I dati sono tutti dalla nostra parte, con l’attrattività che la fa da padrona e che deriva da popolazione ed infrastrutture. Il risultato di questi due elementi significa l’accesso al pronto soccorso. Se abbiamo 40mila accessi all’anno a noi spetta l’ospedale di primo livello. Dobbiamo far valere politicamente quello che ci spetta. Se vogliamo fare un lavoro serio serve che vengano ufficializzati questi dati inconfutabili. San Benedetto deve avere un ospedale di primo livello”.

La consigliera Carboni ha concluso dicendo: “Occorre mettersi subito a lavoro, con un coinvolgimento di tecnici, operatori sanitari e sindacati. Molti dottori stanno valutando l’opportunità di passare alla sanità privata”.