FERMO – Di seguito una nota stampa, giunta in redazione il 6 dicembre, dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Fermo.

Nell’ambito dei compiti istituzionali demandati al Corpo, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria ed il
Gruppo di Fermo hanno eseguito mirati servizi a contrasto della criminalità economico-finanziaria nella
provincia, raggiungendo brillanti risultati. Il monitoraggio dei flussi finanziari è il metodo più efficace per individuare i capitali di origine illecita e conseguentemente per prevenire e contrastare le forme di riciclaggio in grado di inquinare l’economia legale e di alterare le condizioni di leale concorrenza.

Nel dettaglio, i Finanzieri del Comando Provinciale di Fermo hanno approfondito 153 “segnalazioni di
operazioni sospette”; tale attività ha portato alla denuncia all’Autorità Giudiziaria di 2 persone di nazionalità
lituana, ritenute responsabili di reati fiscali legati alla mancata presentazione delle dichiarazioni IVA e imposte
dirette, e di due cittadini italiani per tentata truffa.

Inoltre, sono stati eseguiti mirati controlli antiriciclaggio – su autorizzazione del Nucleo Speciale di Polizia
Valutaria del Corpo, Reparto con sede a Roma – nei confronti di specifiche categorie professionali; tali controlli
hanno portato, nel caso di un professionista, alla denuncia penale alla Procura della Repubblica di Fermo per il
reato di falso (punito con la detenzione e con la multa da 10 mila a 30 mila euro), poiché la documentazione è
risultata alterata mediante l’apposizione di firme false dei propri clienti, e, in un altro caso, alla contestazione ad
un altro professionista di 169 irregolarità di natura amministrativa, tutte legate all’incompleta (“mancata
adeguatezza”) della verifica della clientela.

Per prevenire e contrastare i fenomeni di riciclaggio e di reimpiego di proventi criminali, la Guardia di Finanza
ha inoltre effettuato altre tipologie di controllo nei confronti di operatori economici sottoposti all’osservanza di
specifici adempimenti antiriciclaggio. Infatti, nel corso di verifiche nei confronti di due “compro-oro”, sono state
elevate sanzioni legate alla mancata identificazione della clientela (necessaria a garantire la tracciabilità
dell’operazione), all’inosservanza di specifici obblighi di comunicazione e, in un caso, poiché l’impresa risultava
non essere più iscritta nel registro degli operatori “compro-oro”, il titolare è stato denunciato per esercizio
abusivo dell’attività.

In ulteriori attività di servizio, sono state poi sequestrate 157 banconote false, per un valore complessivo di oltre
8 mila euro: si tratta principalmente di banconote di piccolo taglio (5, 10, 20 euro), ma non mancano nemmeno
banconote da 50, 100 e 500 euro. Reprimere le condotte di falsificazione monetaria è azione a tutela del
risparmio, dell’integrità dei circuiti di pagamento ed a protezione del patrimonio degli intermediari finanziari.

Da ultimo, nell’ambito di un procedimento penale per reati fiscali, è stata recentemente eseguita una confisca
“per equivalente” (ovvero di beni legalmente acquistati o comunque posseduti, per un valore pari all’illegittimo
guadagno) nei confronti di una persona fisica, che ha consentito di recuperare oltre 9 mila euro dal conto corrente
e una vettura di grossa cilindrata.

Il sequestro di patrimoni illeciti, anche sotto forma di “beni rifugio”, assume anche un valore “sociale”, poiché consente di restituire alla collettività le ricchezze accumulate nel tempo dalla criminalità, comune ed organizzata. L’aggressione ad ogni forma di criminalità restituisce infatti competitività e legalità al mercato, alimentando gli investimenti ed il conseguente sviluppo imprenditoriale ed economico che la criminalità mira a controllare e rallentare.


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