SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Dibattito in Riviera su temi molto caldi e sentiti dai cittadini.

Salute e sanità in primis. Oggi, 3 dicembre, presso la sala Giada dell’Hotel Calabresi, a San Benedetto, si è svolto l’incontro-dibattito organizzato da Articolo Uno.

Tante le questioni trattate nel corso dell’evento: diritto alla salute, lotta al Covid, il rilancio dell’ospedale Madonna del Soccorso e della sanità territoriale.

Tra i numerosi presenti alla conferenza spiccavano i nomi di Claudio Maria Maffei, esperto di organizzazione sanitaria ed ex direttore sanitario dell’Inrca, e Gianluca Busilacchi, Responsabile nazionale sanità di Articolo Uno e professore di sociologia economica e dello sviluppo presso l’Università di Macerata.

In seguito ad una breve presentazione del dibattito eseguita da Stefania Spacca, segretaria del partito, si sono succeduti una serie di interventi e opinioni da parte di personalità politiche e sanitarie.

Primo intervento è stato quello della ex consigliera comunale Loredana Emili: “Con l’attuale giunta le sue segnalazioni sono divenute un grido d’allarme per tutti. Il sistema sanitario è cambiato negli anni, così come sono cambiate le condizioni economiche delle famiglie. Le cause del cambiamento le conosciamo: tagli al fondo sanitario, compartecipazione alla spesa con ticket, nuove patologie e invecchiamento della popolazione; condizioni e aspetti che incidono significativamente sulla condizione di salute dei cittadini, causando così una diminuizione dell’aspettativa di vita. Questo biennio di pandemia ha imposto un cambio nell’agenda di priorità dei governi e dell’Europa, occasione per riflettere sulle fragilità e ripensamenti sul futuro. Il nostro sguardo vuole muoversi verso la consapevolezza, il riconoscimento e l’attenzione verso gli altri, per recuperare il senso del vivere insieme. ‘Prendersi cura’, parole che presumono preoccupazione e sollecitudine, che ci avvicinano agli altri con generosità e consapevolezza della necessità di un agire comune. Il governo regionale delle Marche, nell’ultimo decennio, ha tentato evoluzioni e trasformazioni, causando lacune e discese ardite e risalite. Il declino comincia con la sostituzione dei sogni con i ricordi, questo è quello che sta accadendo con ospedale Madonna del Soccorso. Un ospedale moderno deve essere luogo di cura per pazienti acuti e deve realizzarsi come punto focale per l’assistenza agli individui, accompagnato da una forte campagna di comunicazione e ascolto con i cittadini. Il piano nazionale di ripresa e resilienza deve essere utilizzato in coerenza con il piano di riordino, coerenti e legittimi con le norme nazionali. Alla luce delle scelte non condivisibili della giunta regionale non vogliamo assistere ad un ulteriore declino del nostro ospedale. Ci poniamo l’obiettivo di riaprire un serio confronto che abbia come oggetto il diritto alla salute”.

Dopo aver preso rapidamente la parola dapprima Francesco Neroni sul fallimento del servizio sanitario) e poi Maurizio Di Cosmo (sulle responsabilità locali), è successivamente intervenuto Claudio Maria Maffei: “La situazione a livello nazionale è critica a causa di due scelte condizionanti: un basso finanziamento nei confronti della società, perché notoriamente in sanità si spende male (c’è sempre stata la sensazione che molto potesse essere recuperato da un uso più razionale), e la demenzialità del tetto di spesa per il personale. Il privato è cresciuto perché non potendo assumere comprava prestazioni, avvantaggiato inoltre dall’inefficienza delle strutture pubbliche e dalla loro disorganizzazione. Ci sono grandi problemi di scelte centrali, tradotte poi in difficoltà locali”.

“Quando si parla di sanità – dichiara Maffei – tutti pensano subito all’ospedale, perché hanno una convinzione, sbagliata, che sia l’ospedale a fare la differenza. Non sono gli ospedali che allungano la vita e la sua qualità. Potenziare il territorio vuol dire dipartimenti di prevenzione forti, cura dell’inquinamento ambientale, possibilità di miglioramento di stili vita e con città sane. Servizi territoriali vuol dire servizi residenziali che funzionano bene; sono fondamentali. Il rapporto con il privato va cambiato perché ha attività troppo programmata, senza trattamenti di urgenze. L’ospedale unico dove ce ne sono due è un regalo per i cittadini. Non ci saranno mai due ospedali di primo livello per insufficienza di professionisti e di pazienti. È necessaria una pianificazione razionale, perché entrambi gli ospedali non saranno mai possibili”.

Ultimo commento di rilievo è spettato al professor Gianluca Busilacchi: “Penso che una delle prime cose su cui dobbiamo cercare di concentrarci è farlo sulle battaglie giuste. Non perché ci siano battaglie sbagliate, ma dobbiamo fare un ragionamento sulle priorità. Spesso abbiamo un offuscamento anche a causa del sistema politico e di comunicazione rispetto alle priorità. I temi del luogo degli ospedali e degli assetti organizzativi sono battaglie giuste, ma dipende a cosa servano. Essi sono giusti se servono come strumento per migliorare i servizi di cura. La politica è brava a nascondere dietro a queste etichette la sostanza, salvo poi saper fuggire quando si tratta di scelte e successive responsabilità. Alcune battaglie giustissime finiscono nel dimenticatoio”.

“Il principe dei temi della sanità, a parer mio, – aggiunge Busilacchi – è la quale-politicizzazione della sanità. La vera ragione per il taglio sulla sanità è dovuta ad una politicizzazione scarsa (nelle campagne elettorali nazionali vengono sempre prima tasse, previdenza, assistenza, immigrazione). A livello nazionale il dibattito è molto tecnico e poco politico; la politicizzazione è alta a livello locale. Abbiamo un’enorme distanza nella politicizzazione della sanità; un punto che è da tenere strettamente sotto controllo. L’effetto di ciò è che si spende per altri comparti del welfare, ma non per la sanità (negli ultimi 10 anni scesa del 10%, aumento divario con altri paesi Ue). Come partito e come sinistra, dobbiamo tenere barra dritta sulla spesa per la sanità pubblica (aumentata con Speranza) e per alzare la palla sul livello di politicizzazione della sanità. Alziamo tutti insieme il livello di attenzione sulla sanità”.

Busilacchi prosegue: “Il secondo aspetto che volevo richiamare è il rapporto Stato-Regioni. Abbiamo una sanità fortemente regionalizzata, ma con un rapporto politico non chiaro. È chiaro nel dettato costituzionale (art 147), ma non è proprio così nella realtà dei fatti. Ci sono delle prove: l’esistenza di modelli politici di sanità completamente diversi per performance e organizzazione (con effetto di diverse velocità e risultati, producendo disuguaglianze territoriali enormi). Dovremmo chiedere un ruolo più forte di coordinamento dello Stato. Abbiamo bisogno di dati, di una politica basata su evidenza, che parta dai dati per decidere e portare avanti delle scelte, altrimenti non riusciremo a cambiare questo paese”.


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