SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Sostenibilità e innovazione a San Benedetto.

Dopo il progetto “Nuova Truentum” sulla fusione delle cinque città della Riviera, torna a far parlare di sé l’associazione ‘Città Grande del Piceno’. Sul piatto, questa volta, il piano del porto. Chiaro e univoco il messaggio lanciato dal comitato, diretto al cambiamento, all’innovazione, e ad una visione futuristica.

Così la società in una nota giunta in redazione: “Nel 2014 fu approvato il nuovo Piano Regolatore del nostro porto che sicuramente aveva delle pecche da correggere ma significava un momento di apertura e opportunità per lo sviluppo non solo dell’economia cittadina ma anche territoriale. Nuove prospettive produttive per la cantieristica, il turismo, la logistica integrata, la definizione di porto specializzato per la pesca, lo sviluppo commerciale per le movimentazioni della nostra catena del freddo tra le prime in Europa.

Poi, nel 2016 si è deciso in modo perentorio e senza un’analisi di costi e benefici di aderire alla Autorità portuale di Ancona, e da allora tutto si è fermato, perdendo ogni autonomia di interventi e organizzazione (il caso del dragaggio del porto e la mancata partecipazione al progetto ‘Interreg Susport’ è la dimostrazione plastica della nostra irrilevanza). Oltretutto continuiamo a pagare un canone demaniale per l’area del Mercato Ittico alla Autorità portuale, mentre lo potremmo risparmiare se, come è possibile, la stessa venisse inglobata nel demanio comunale.

Ora – dichiara il comitato – da luglio un team di società della capitale sta redigendo per conto della A.P. il nostro nuovo PR portuale: la nuova Amministrazione Spazzafumo sta seguendo questo argomento fondamentale per il futuro del nostro territorio? Ha intenzione di creare un dibattito con i portatori di interesse settoriali?   L’ area nord del porto è rimasta l’unica disponibile ad una razionalizzazione delle attività marittime. Così da liberare la parte sud dal caos per darle una definitiva vocazione turistica, nautica, commerciale e di ristorazione. Vogliamo perdere una ulteriore occasione di sviluppo anche considerando i prossimi cospicui finanziamenti comunitari? La prospettiva futura del trasporto sarà la realizzazione delle autostrade del mare, dove i porti saranno funzionali sia al commercio ma anche come punto di rifornimento. Come succede nelle autostrade terrestri”.

Poi l’associazione conclude: “Se facciamo valida questa previsione si può già prefigurare per noi un terzo braccio del porto altamente sostenibile dopo aver realizzato un ripascimento in cui collocare i cantieri e indotto, con la collocazione di strutture energetiche rinnovabili destinato ad ospitare e rifornire navi da carico di piccolo e medio cabotaggio, di traghetti e crociere mediterranee. Un porto di piccole-medio dimensioni che diventi crocevia del centro Italia verso i paesi balcanici e mediorientali. Vogliamo pensare al futuro o restare in una dimensione paesana?”


Copyright © 2022 Riviera Oggi, riproduzione riservata.