SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Giornata istituzionale in Riviera.

Nella mattinata del primo settembre il Sottosegretario alla Salute e Senatore Pierpaolo Sileri ha svolto un sopralluogo all’interno del nosocomio sambenedettese, dove ad attenderlo c’era lo stimato amico e collega Salomone Di Saverio, medico che vanta una lunga esperienza internazionale e che da circa un mese ha preso le redini del reparto di Chirurgia del Madonna del Soccorso.

Prima del summit privato tra le unità operative ospedaliere, il Sottosegretario Sileri ha tenuto una conferenza stampa alla presenza del Direttore Generale Asur Nadia Storti, del Direttore dell’Area Vasta 5 Cesare Milani e del Sindaco di San Benedetto Pasqualino Piunti.

“E’ un momento di ripartenza, che avviene attraverso la vaccinazione, l’unico antidoto per proteggere la popolazione – afferma Sileri – Non esiste un singolo tumore o patologia che uccide in questa forma ed in così poco tempo come il Covid. Se si sommano coloro che muoiono annualmente per cancro al polmone, alla mammella e al colon, non si giunge allo stesso numero di vittime che ha provocato il Coronavirus. Tuttavia, vaccinandosi, si possono ridurre drasticamente le possibilità di subire conseguenze gravi . L’obiettivo, da medico ancor prima che da politico, è quindi quello di convincere le persone più restie e dubbiose della bontà della vaccinazione. Ciò permetterebbe di contenere la quarta ondata e di avere meno pressione sulle strutture ospedaliere che, in tal modo, potranno riprendere ad occuparsi della cura delle ordinarie patologie fino ad ora rallentata dall’emergenza. Il nostro compito è di riaprire gli ospedali e di passare dalla fase pandemica a quella endemica. Qualcuno ha definito il Green Pass un metodo di obbligo vaccinale, ma non è così, perché c’è sempre l’alternativa del tampone. E’ chiaro che noi spingiamo per la vaccinazione, dato che permette di avvicinarsi alla quasi totale certezza di non morire di covid o di finire in terapia intensiva”.

Sul tema della medicina territoriale, che nei mesi caldi dell’emergenza pandemica ha rivelato ancor di più la sua importanza: “Gli ospedali sul territorio devono essere elastici sia nel personale che nelle risorse. Alcuni interventi che hanno una casistica più bassa andrebbero decentrati nelle varie strutture sul territorio, o negli ospedali di comunità, lasciando al nosocomio centrale gli impegni che richiedono un’intensità di cura maggiore. Ci tenevo a ringraziare tutto il personale sanitario e lo staff del Madonna del Soccorso che in questi mesi ha svolto quotidianamente un enorme lavoro per contenere i disagi della pandemia e per offrire la miglior assistenza possibile”.

“Gli ospedali non si chiudono, semmai si potenziano, dando al personale sanitario la giusta tecnologia che dà sicurezza ai pazienti, o meglio alle persone che vengono curate, e ai sanitari che possono operare al meglio. Con i fondi europei le aree vaste potranno essere rafforzate, ma tutto sta nelle esigenze del territorio: ad esempio la geografia di Ascoli è diversa da quella di San Benedetto. Quello che noi intendiamo disegnare per il futuro è un’offerta sanitaria che tenga in considerazione le richieste del territorio. Le parole chiave saranno formazione e ricerca, imprescindibili per garantire un servizio di livello”.

Poi sulla questione dell’autonomia delle regioni in ambito sanitario: “Mi sono già espresso in favore del titolo V e credo che la sanità regionale, se ben gestita, possa conoscere meglio la realtà locale e di conseguenza agire correttamente”.

Riguardo la proposta dell’Assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato (che in una dichiarazione ha affermato di voler far pagare le cure del covid ai No Vax) il Sottosegretario precisa: “E’ chiaramente una provocazione volta a far riflettere su quante risorse sanitarie, economiche ed umane si impiegano per contrastare il Covid. Spese ed energie che si possono facilmente risparmiare con appena due somministrazioni”.

Infine sull’ipotesi di terza dose il Sottosegretario fa chiarezza: “La scienza ci dice che alcune persone che non hanno un sistema immunitario totalmente competente, vedono una riduzione dell’effetto del vaccino dopo alcuni mesi. In questi pazienti la terza dose di Pfizer, Moderna o Johnson & Johnson è necessaria e va fatta prima”.


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