FERMO – Riportiamo e pubblichiamo un comunicato stampa, giunto in redazione il 9 agosto, dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Fermo.

Per contrastare gli effetti distorsivi causati alla concorrenza ed al mercato dall’evasione e dalle frodi fiscali, accentuati dall’emergenza sanitaria e dalla conseguente crisi economica, il Gruppo della Guardia di Finanza di Fermo negli ultimi mesi ha concretizzato un’attività investigativa mirata e selettiva a tutela delle entrate, per individuare soggetti con elevati profili di “pericolosità fiscale”.

Infatti, grazie a specifiche indagini preventive, sono state scoperte 7 aziende totalmente sconosciute al fisco, veri e propri “evasori totali”, e nel complesso è stata constatata l’omessa dichiarazione di ricavi per oltre dieci milioni di euro, la mancata presentazione delle dichiarazioni ai fini Iva per un’imposta dovuta di oltre 1,2 milioni di euro e sono state sequestrate somme per oltre 700mila euro.

Significativo il risultato conseguito nell’ambito di controlli eseguiti a tre aziende operanti nel settore del commercio elettronico on line, la nuova frontiera del mercato nazionale ed internazionale del terzo millennio, settore che sta vivendo una fase di straordinaria espansione soprattutto in questo periodo pandemico.

L’utilizzo dei poteri di polizia valutaria attribuiti al Corpo e gli accertamenti bancari hanno permesso alle Fiamme Gialle fermane di accedere ai conti correnti dei soggetti individuati e di intercettare tutti i flussi finanziari sfuggiti all’imposizione fiscale. L’attività condotta nei confronti delle tre aziende, attive nel settore dell’e-commerce per la vendita on line di calzature ed accessori, si è conclusa con la constatazione dell’omessa dichiarazione di ricavi per 6,4 milioni di euro e della mancata presentazione delle dichiarazioni Iva e con la segnalazione all’Autorità Giudiziaria di tre responsabili per reati penal-tributari. Contestualmente, è stata avanzata proposta di sequestro preventivo “per equivalente”, per recuperare quanto constatato e per garantire l’effettivo ristoro alle casse dello Stato di quanto illecitamente sottratto alla collettività.

In tale contesto, i controlli sono stati effettuati nell’ambito dello sviluppo di “segnalazioni di operazioni sospette”. Queste ultime derivano dalle comunicazioni obbligatorie che, per finalità di lotta al riciclaggio, al finanziamento del terrorismo e all’utilizzo di denaro proveniente da attività criminosa, alcune categorie economiche (istituti di credito, intermediari finanziari ed altri operatori) inviano all’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia, successivamente rielaborate dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma ed inoltrate ai Reparti sul territorio quali spunti investigativi. Gli approfondimenti svolti sulle stesse possono svelare movimentazioni di denaro o investimenti di capitale eseguiti per finalità illecite.

Grazie alle numerose banche dati operative disponibili, è stato poi possibile rilevare l’incongruenza tra le ingenti movimentazioni finanziarie evidenziate in sede di controllo anti-riciclaggio ed il profilo economico patrimoniale delle parti, formalmente nemmeno titolari di partita Iva.

Nei periodi di crisi economica gli effetti negativi provocati dalla grande evasione e dalle frodi fiscali sono accentuati. Da qui l’importanza dell’azione “chirurgica” svolta dalla Guardia di Finanza contro gli evasori e i frodatori, che tentano di approfittarsi illecitamente di una situazione così delicata, a danno dei contribuenti onesti. L’evasione fiscale, che distorce la concorrenza e l’allocazione delle risorse, mina il rapporto tra cittadini e Stato e penalizza l’equità, sottraendo spazi di intervento a favore delle fasce sociali più deboli; contrastarla in ogni sua forma vuol dire contribuire alle prospettive di ripresa e di rilancio dell’economia del Paese.


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