SAN BENEDETTO – Prima di addentrarmi in un discorso tecnico legale per il quale ho interpellato il giudice sambenedettese Aldo Manfredi, una premessa è d’obbligo. Qualcosa, infatti, non riporta a molti tifosi della Sambenedettese.

Come può esistere un problema per 370 mila euro che, se pagati con assegno circolare all’atto della prima iscrizione, avrebbe impedito che la città vivesse giorni difficili come quelli che sta vivendo.

Tra l’altro le dichiarazioni dell’attuale presidente, prima di entrare nell’ufficio del notaio per l’asta fallimentare, non lasciavano prevedere le difficoltà alle quali stiamo assistendo da diversi giorni.

Detto questo chiedo per favore, a chi parla di un milione e mezzo o addirittura due milioni già usciti dalle tasche di Roberto Renzi, di tirare fuori qualche numero che porti a tali somme. A me sembrano inferiori al milione ma sono pronto ad essere smentito. Chiederò venia per i miei interrogativi se risulteranno non dovuti.

Una situazione che tira in ballo anche il garante della città che (non potrebbe non essere il sindaco Pasqualino Piunti) si è dimostrato praticamente inutile in questa vicenda, nella quale si sarebbe dovuto comportare diversamente visti i precedenti, quello di Serafino soltanto l’ultimo di una lunga serie.

Il comportamento da seguire lo suggerì Costantino Nicoletti, un esperto del settore, quando disse in modo molto esplicito durante la trasmissione “Scienziati nel Pallone”: “Chiunque si presenti per acquistare una società di calcio deve garantire al sindaco le proprie potenzialità economiche e l’unico modo per farlo è quello di dimostrare al primo cittadino una cifra ‘ferma’ in banca di almeno tre milioni di euro prima che il primo cittadino stesso gli conceda lo stadio e tanti altri benefici tra i quali una campagna promozionale per sollecitare abbonamenti e sponsor”. Senza è quasi normale che tutto finisca male, aggiungiamo noi, in base ad esperienze oramai trentennali. Magari un garante sambenedettese che seguisse giornalmente, o quasi, l’economia societaria e se ne assumesse le responsabilità, potrebbe essere utile.

Dopo un “aperitivo”, che ho ritenuto salutare, passiamo al “dolce” che tale può essere in questa ultima fase ‘legale’ della gestione Renzi. Nella speranza che il “caffè” finale non risulti amaro.

Lunedì 26 luglio a tarda sera uscirà fuori la sentenza definitiva sulla quale, secondo il giudice Manfredi, potrebbe aprirsi uno spiraglio importante. Queste le parole del Presidente della Corte di Appello Penale Abruzzese,  della Commissione Tributaria oltre che docente universitario:

Il mio parere tecnico è questo: la tesi della correttezza dell’adempimento fiscale non ha possibilità di essere accolta, posto che è indubbio che il pagamento contributi non vi è stato, posto che la effettuata compensazione con crediti IVA di terzi non è consentita. Non si tratta del tema della prevalenza o meno della legge dello stato su quella sportiva in quanto è proprio la Legge dello stato che non lo consente. Unica possibilità è di valorizzare la eccezionalità della situazione, il subentro nel fallimento, il pagamento comunque degli altri debiti, invocando applicazione analogica sospensiva per crisi pandemica. Sostenere quindi buona fede nell’operazione indebita e dimostrare concreta volontà riparatoria con pagamento. In conclusione diciamo che c’è  una speranza a seguito delle ultime scelte difensive

Chi vivrà, vedrà anche se le parole di un giudice, nonché tifoso rossoblu,  possono aiutarci a dormire più serenamente le prossime tre notti. La mia premessa, invece, vale esclusivamente per il futuro sul quale servirà, comunque finisca la faccenda, vigilare come mai fatto prima.


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