di Lucia Franca Rozzi

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Siamo andati ad intervistare la famiglia Di Emidio, proprietaria dello storico Hotel Bolivar, che si trova a due passi dal lungomare e poco distante dal centro.

Abbiamo incontrato e fatto due chiacchiere con il figlio dei proprietari, Damaso, non vedente dalla nascita. Egli ci ha raccontato come è nato il progetto che porta il suo nome e come stanno andando le cose da quando si è ammodernata la struttura all’insegna di un turismo accessibile.

Come vi è venuta questa idea? Come è nato il “Progetto Damaso”?

“In occasione del cinquantesimo anniversario dell’hotel, abbiamo deciso di ristrutturare completamente l’albergo per renderlo accessibile. Abbiamo fatto una serie di ricerche, abbiamo partecipato a fiere e svolto un lavoro minuzioso assieme all’architetto Roberta Giovanardi. Tutto è partito da una mia esigenza personale. Abito sul lungomare e davanti casa ho lo stabilimento balneare che non riesco a raggiungere senza accompagnatore, così come per la fermata dell’autobus. Non sono per nulla accessibili. Adesso invece i nostri ospiti ed io stesso, riusciamo ad andare al mare in completa autonomia oltre a muoverci tranquillamente all’interno della struttura“.

Quali sono le innovazioni più importanti?

Tutte le stanze e le aree dell’hotel sono accessibili. Non sono presenti barriere architettoniche; c’è un percorso tattile nella hall che conduce ai servizi igienici e agli ascensori dotati di sintesi vocali e pulsantiere Braille. Le camere sono numerate in Braille e con colori a contrasto per facilitare gli ipovedenti. Non mancano le attenzioni per i disabili motori. Nelle camere gli arredi sono sospesi, i lavandini e gli specchi sono regolabili in altezza, ci sono i seggiolini nei box doccia con pavimento a filo e maniglioni a scomparsa. Inoltre, nelle camere, con il sistema vocale Alexa, è possibile gestire i condizionatori, le tapparelle e le tv. L’amministrazione comunale ha sposato il nostro progetto e da pochi giorni è stato realizzato un percorso tattilo-plantare che dalla hall della struttura conduce gli ospiti fino all’ attraversamento del lungomare, dove sono stati collocati semafori  sonori  per permettere  agli utenti di raggiungere lo stabilimento in completa autonomia. Prossimamente ci impegneremo a rendere più accessibile anche lo stabilimento stesso sia per disabili visivi che motori. Alcuni ospiti, infatti, ci hanno raccontato che da anni non fanno un bagno al mare e noi ci stiamo attrezzando per renderlo possibile. Stiamo acquistando delle sedie job, specifiche per il bagno e dei dispositivi sonori per permettere alle persone non vedenti di orientarsi sia in spiaggia che in acqua”.

Adesso accogliete dei turisti nuovi? Persone che non erano mai state a San Benedetto e vi scelgono?

“Molti turisti sono stati in altre strutture accessibili, ma ci riportano come abbiano trovato da noi una grande accortezza e cura nei dettagli. Dietro c’è  il lavoro dell’architetto che è stato encomiabile. Sono state ricercate le migliori tecniche e soluzioni, tenendo conto del design”.

Come arriva la clientela?

“Molto spesso con gli autobus da Roma, ma la maggior parte tramite il treno. In stazione c’è l’assistenza poi noi li andiamo a prendere offrendo anche il servizio transfer. Abbiamo assunto una persona che si occupa di questo ed è disponibile per accompagnare i clienti in centro, per le commissioni o per altre esigenze. Negli anni abbiamo dovuto lottare per consentire l’accesso dei cani guida sugli autobus e in mare”.

Adesso la clientela com’è?

“L’hotel è aperto a tutti. Riceviamo prenotazioni da parte di persone non vedenti anche dall’estero. Molti dei nostri ospiti restano per un lungo soggiorno e riceviamo molte prenotazioni”.

Un hotel come il vostro basta a coprire il fabbisogno di tutta la riviera?

“La richiesta è maggiore rispetto alle strutture presenti, ce ne vorrebbero di più. Noi siamo stati la prima struttura. Non abbiamo avuto esempi, siamo aperti a nuovi feedback per capire dove migliorare e rendere il soggiorno delle persone sempre più confortevole”.

Avete avuto accesso a qualche fondo europeo? 

“Purtroppo no, non abbiamo avuto accesso a nessun fondo. L’investimento è stato del tutto privato”.

Il comune si è dimostrato supportivo?

“Abbiamo coinvolto l’amministrazione  nel corso degli anni, invitando sindaco e assessori a eventi e riunioni. Sono anni che ci battiamo per l’autonomia e l’accessibilità.  Finalmente il nostro impegno ha dato i suoi risultati”.


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