SAN BENEDETTO DEL TRONTO -La Palazzina Azzurra ha ospitato i finalisti del Premio Strega in una delle loro tappe prima della proclamazione del vincitore l’8 luglio a Roma. L’evento, organizzato da Mimmo Minuto della Libri ed Eventi e dall’associazione I luoghi della scrittura, ha il sostegno e il patrocinio dell’amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto e della Regione Marche. Erano presenti all’incontro il sindaco di San Benedetto del Tronto, Pasqualino Piunti, l’assessore alla cultura, Annalisa Ruggeri, e il presidente della Fondazione Bellonci, coordinatore del Premio Strega, Stefano Petrocchi.

Abbiamo intervistato Mimmo Minuto, l’organizzatore dell’evento e della rassegna “Incontri con l’autore”. Minuto ha sottolineato l’importanza di eventi come questo a San Benedetto del Tronto non solo perché destano grande interesse e partecipazione, ma anche perché portano a San Benedetto personaggi di spicco della cultura italiana, proprio come quelli di questa cinquina di finalisti. Minuto ha poi commentato la cinquina dei finalisti.

Andrea Bajani con “Il libro delle case” (Feltrinelli), Giulia Caminito con “L’acqua del lago non è mai dolce” (Bompiani), Donatonella Di Pietrantonio con “Borgo sud” (Einaudi) ed Emanuele Trevi con “Due vite”(Neri Pozza) si sono raccontati attraverso i loro libri. Unica assente giustificata, Edith Bruck con “Il pane perduto” (La nave di Teseo), vincitrice dell’ottava edizione del Premio Strega giovani. Ha dialogato con gli ospiti il giornalista e scrittore Roberto Ippolito, che ha sottolineato quanto quella di quest’anno sia una cinquina estremamente rappresentativa per varietà di scrittura e di temi trattati.

“Il libro delle case” è la storia di un uomo e delle sue esperienze di vita attraverso le case che ha abitato e il mobilio che si è trascinato dietro a ogni trasloco. “ Le case conservano le tracce e si tengono tutto quello che ci lasciamo dietro – ha affermato l’autore. “Ho voluto costruire il mio romanzo non in maniera lineare, ma nel modo in cui funziona la memoria, cioè per immagini, attraverso tante tessere che ho messo insieme – ha spiegato e ha aggiunto: “Mi piacerebbe che esistesse un posto in cui qualcuno si prendesse cura di tutte quelle cose che non ricordiamo”.

“L’acqua del lago non è mai dolce” è la storia di una giovane donna e della sua incapacità a comprendersi nella propria adolescenza e a combattere la propria povertà. Le vicende sono ambientate nel paese di Anguillara Sabaudia sul lago di Bracciano, il paese di origine dell’autrice: “Anguillara è  provincia e al tempo stesso periferia di Roma; è la periferia più estrema di Roma nord che si unisce alla campagna, pur essendo un comune a sé, vicino, ma anche mangiato dalla grande città – ha spiegato la Caminito. Un paese che è anche ossessionato dalla morbosità e dalla necessità di conoscere particolari sulle morti che lo hanno macchiato: “ il paese che diventa anche un personaggio del romanzo, come un coro alle spalle della protagonista – ha chiarito l’autrice.

In “Borgo sud” compaiono nuovamente le due protagoniste del precedente libro dell’autrice, “L’arminuta”, ormai adulte ed uscite da quella simbiosi che le ha unite da ragazzine e prima che tentassero di liberarsi della loro famiglia d’origine. Adriana, dopo tanto tempo, torna a suonare alla porta di sua sorella, che si sta faticosamente ricostruendo una vita fatta di studi e di impegni, perché sa che quella porta le sarà aperta, nonostante per sua sorella  lei sia una persona scomoda. “La sorellanza è una delle sostanze del romanzo- ha dichiarato la Di Pietrantonio e ha continuato: “ Un’altra sostanza è il matrimonio contratto in età giovanile, che spesso non era un progetto di vita consapevole, ma aveva solo la funzione di far trovare un compagno di fuga”. Ha, inoltre, spiegato: “ Le due protagoniste rappresentano due parti di me nonché il mio bilinguismo: una è quella più studiata e costruita, l’altra quella più istintiva; una il mio dialetto d’origine e l’altra la lingua italiana, che ho cercato di apprendere quasi come se fosse una lingua straniera”.

“Due vite” racconta la storia di due scrittori prematuramente scomparsi e legati da profonda amicizia.“ Scrivere per me è una necessità biologica, è contrapporre delle regole al disordine del mondo- ha detto l’autore. “ Mi resta la gioia di trasformare la mancanza di questi miei due amici non perpetuando la loro memoria, ma mettendoli nella testa di chi non li ha conosciuti. Quando scrivo di qualcuno che non c’è più è  l’altro che afferma la sua presenza: la scrittura è come una seduta spiritica”. E sulla letteratura ha dichiarato: “ La letteratura si fa con ogni singolo lettore. Non esiste un libro chiuso perché sarebbe un libro morto”.

Il libro di Edith Bruck, “Il pane perduto”, ripercorre la vita dell’autrice, dall’infanzia in Ungheria alla tragica esperienza dei campi di sterminio nazista dai quali , sopravvissuta, ha dovuto ricominciare una nuova vita con tutte le difficoltà che ne sono derivate. Durante la serata sono intervenuti alcuni studenti del Liceo scientifico “Rosetti” di San Benedetto del Tronto, accompagnati dalla loro insegnante di lettere, Adelia Micozzi, che hanno posto alcune domande agli scrittori. Ricordiamo che il liceo scientifico di San Benedetto è una delle scuole sparse in tutta Italia che partecipa alla votazione per l’assegnazione del premio Strega giovani, andato quest’anno alla Bruck.


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