VERITÀ SÌ, FATTI ANCHE. Si è molto parlato del passaggio della Samb da Fedeli a Serafino e di potenziali pasticci tra loro due. Io ho sempre pensato e creduto che, conoscendo bene l’ex presidente, la cessione della società era andata in modo semplice e trasparente per cui ogni altra ipotesi era ed è fantasiosa. Provo a ricostruire quello che è successo.

Franco Fedeli aveva detto chiaramente che avrebbe ceduto la Samb al costo di un milione e centomila euro. Quello per lui il suo valore: eccessivo ma tale era la richiesta a lui necessaria per liberarsene.

Chiedeva  300 mila euro come caparra e in contemporanea avrebbe fatto vedere la situazione contabile e quindi i debiti verso fornitori e fisco. Oltre i crediti che vantava la Samb in quel momento. I crediti ammontavano a circa 400 mila euro, i debiti a 650 mila circa.  A prima vista verrebbe da dire che 650 mila meno 400 mila fanno un debito di 250 mila euro e che quindi questo sarebbe il debito effettivo che lasciava al suo successore.

Non è proprio così perché,  chi si ‘accollava’ tale peso, doveva, subito dopo, versare la fidejussione e l’iscrizione al campionato per una cifra intorno ai 750 mila euro, dei quali lui si sarebbe liberato. Oltre a rifare la squadra da capo. Per questo motivo, pur di concludere l’affare, lasciò una cifra (170 mila euro) che andava a sopperire l’eventuale spesa in più che aspettava all’acquirente. In pratica una specie di sconto sui 500 mila euro che Domenico Serafino gli versò con tre bonifici, tramite la banca Sella.

Banca Sella che guarda caso è la stessa con cui a novembre 2019 (quindi qualche mese prima) Kim Dae Jung aveva versato nelle casse della Sudaires srl, circa 600 mila euro che è facile pensare servirono a Serafino per entrare in possesso di Bangor City e Sambenedettese Calcio, molto probabilmente 100 mila più 500 mila euro. I fatti, euro più, euro meno sono questi.

Non dimentico nemmeno quanto mi diceva Fedeli sin da novembre 2020 dopo le prime avvisaglie negative. “Ho commesso un errore, dovevo farmi dare da Serafino i soldi con i quali avrei poi pagato io i debiti. Riconosco di aver sbagliato“. Gli rispondevo che la sua richiesta avrebbe potuto far saltare l’affare. Mia considerazione sulla quale si zittiva, probabilmente perché stavano affiorando i primi dubbi su Serafino e company.

In pratica, Franco Fedeli mettendo nelle sue tasche 330 mila euro, si liberava di un debito totale di 770 mila (insomma il milione e centomila euro che chiedeva). L’ex presidente rossoblu aveva così raggiunto il suo scopo ritenendo anche che, se un acquirente di una squadra di calcio  versa 330 mila e non si accolla soltanto i debiti, era sufficiente per accreditarlo. Come tutti abbiamo pensato in quel momento.

Preciso di nuovo (per far capire meglio) che i 420 mila di credito che vantava la società, per lui, se fosse rimasto, sarebbero stati una parte della cifra che avrebbe dovuto tirar fuori prima di iniziare il campionato. Quasi un milione di euro. Motivo per cui decise di lasciare.

Con la cessione si toglieva l’impegno della fidejussione (garanzia con soldi depositati su un conto corrente), ritirandola e quindi rimettendola a disposizione per le sue casse personali. Garanzia che, da quel momento, doveva dare il nuovo proprietario.

Che Franco Fedeli sia un oculato uomo d’affari nessuno può negarlo

FIDEJUSSIONE. Aspettava a Serafino dare la garanzia con soldi veri. Probabilmente con parte dei due milioni versati da Kim Dae Jung nel 2020 dopo i primi 598 mila versati a novembre 2019. Di questi ultimi ci sono le carte, dei due milioni ancora no ma presto potremmo venirne a conoscenza.

Due milioni che probabilmente sono ‘nascosti’ nelle carte (con entrate e uscite) che Serafino ha negato all’avvocato di Acronzio quando l’affare sembrava fatto con la Samb e forse la Sudaires Srl tutta nelle mani del coreano che ne aveva ben diritto, dopo i 2 milioni e 598 mila euro già versati sulla casse della società, della quale prima deteneva appena il 30% delle quote. Elementare Watson!

Il seguito e l’imminente ennesimo cambio societario oggi dipendono dai tribunali e quindi da chi sarà disponibile a tirar fuori circa due milioni per acquisire la Sambenedettese Calcio, mi auguro in serie C.

Voce per voce si starebbe rifacendo sotto chi lasciò la Samb a Fedeli, non potendo garantire un campionato di vertice in serie D. Esattamente Gianni Moneti tramite suoi amici che investirebbero la cifra necessaria per salvare la Samb e per poi portarla avanti. Kim Dae Jung, come nell’intervista che ci rilasciò alcuni giorni fa, avrebbe piacere di prendere in mano la società di Viale dello Sport.

Ma, non potendo farlo personalmente, mister Baram lo farebbe con soci di minoranza e con un amministratore delegato (una scelta che risulterà decisiva se sarà quella giusta) che ridoni alla società rossoblu quella dignità che perderebbe definitivamente nel caso tornasse a giocare nel campionato Dilettanti. Sarebbe una grande beffa alla soglia dei suoi primi cento anni di attività. I più gloriosi dal 1956 al 1990.


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