SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Riportiamo e pubblichiamo un comunicato stampa, giunto in redazione il 16 aprile, dalla Questura di Ascoli Piceno.

Si comunica che il 2 aprile personale della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di Polizia di San Benedetto del Tronto, traeva in arresto, in esecuzione di un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Gip su richiesta della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Ascoli Piceno, due fratelli di nazionalità albanese di anni 44 e 40, entrambi pregiudicati residenti a Monteprandone.

L’adozione della misura restrittiva scaturiva dalle indagini dirette dalla Procura della Repubblica e svolte di concerto con la Squadra di Polizia Giudiziaria del locale Commissariato di Polizia dopo un intervento effettuato il 18 marzo dalla Volante del medesimo Commissariato.

Infatti nel pomeriggio del 18 marzo personale della Squadra Volanti del Commissariato veniva inviata presso un noto studio commerciale di Porto d’Ascoli dove era stata segnalata un’aggressione ai danni di un dipendente. Sul posto i poliziotti accertavano danneggiamenti vari all’interno dello studio tra i quali il ribaltamento della scrivania del titolare. I primi accertamenti rivelavano che prima dell’intervento della volante, i due fratelli albanesi avevano minacciato con un coltello e malmenato la vittima, collaboratore dello studio commerciale che, a seguito della descritta condotta, subiva contusioni multiple varie.

Le indagini immediatamente avviate e tuttora in corso, consentivano di accertare l’origine e le motivazioni dell’aggressione da rinvenirsi in una pregressa attività di indagine della Procura della Repubblica di Ascoli Piceno e della Guardia di Finanza di San Benedetto del Tronto nel corso della quale uno dei due fratelli, titolare di un’attività di rivendita di autovetture, era stato denunciato per una serie di alterazioni al ribasso del chilometraggio delle autovetture vendute, con denuncia per truffa anche da parte dalla vittima dell’aggressione: l’aggressione era appunto tesa a far “ritirare” con minaccia e violenza la denuncia-querela presentata alla Guardia di Finanza.

Sulla base delle indagini lampo svolte nei giorni successivi ai fatti veniva quindi emessa un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di entrambi i fratelli albanesi gravemente indiziati dei reati di concorso in tentata violenza privata aggravata, concorso in lesioni personali aggravate, concorso in danneggiamento e in porto di strumenti atti ad offendere.

L’ordinanza veniva eseguita dal personale del Commissariato di San Benedetto del Tronto alle prime ore del 2 aprile in concomitanza con l’esecuzione di perquisizioni personali e locali eseguite a carico degli indagati. Nel corso della perquisizione locale eseguita a carico del rivenditore di auto sia presso la propria abitazione che negli uffici del concessionario, veniva rinvenuto un coltello a scatto verosimilmente utilizzato per la commissione del reato e uno sfollagente con anima in ferro illegalmente detenuti e pertanto sequestrati.

All’esito delle operazioni fratelli indagati venivano sottoposti agli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni con divieto di comunicare all’esterno e di ricevere visite da persone estranee al nucleo familiare convivente.

La sinergia tra la Polizia di Stato e Procura della Repubblica ha permesso di dare una pronta risposta ad un fatto così grave che avrebbe potuto avere nei giorni a venire ulteriori e ben più gravi conseguenze, riuscendo a tutelare nel migliore dei modi la vittima e le attività di accertamento dei reati.

A tal proposito il 7 aprile, dinanzi al Gip del Tribunale di Ascoli Piceno, si è tenuto l’interrogatorio di garanzia a carico dei due indagati in presenza del Pubblico Ministero e dei rispettivi difensori. All’esito delle operazioni il Gip rigettando le istanze di liberazione presentate dalla difesa decideva di confermare la misura cautelare degli arresti domiciliari a carico di entrambi i fratelli.

 

 


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