MONTEPRANDONE – “Nei piccoli centri il sistema di sostegno al reddito pensato dal governo Draghi costringerà alla chiusura di moltissime attività e alla definitiva morte dei centri storici“: questo è il pensiero di Ermetina Mira, titolare del ristorante-hotel San Giacomo di Monteprandone. Struttura apprezzata e nota alle cronache anche per iniziative originali, come l’oramai celebre “Cucina dello Spirito”, che come tutte le attività ricettive e ristorative sta pagando un prezzo molto alto a causa della crisi provocata dal Covid-19.

“Per noi – continua – il coronavirus è arrivato nel momento in cui finalmente stavamo tentando una ripresa, perché il Piceno e tutto il Centro Italia, nel 2016, è stato colpito dalla tragedia del terremoto. Ed ecco, dopo un 2019 che segnava il ritorno alla normalità, il Covid-19 nel 2020″.

“Il criterio alla base del sostegno alle imprese dell’ultimo decreto del Governo Draghi è profondamente sbagliato. Appoggio in questo delle associazioni di categoria. Il limite del 30% di perdita del fatturato nel 2020 rispetto al 2019 è penalizzante. Si pensi ad attività che possono aver perso il 25%, che vengono escluse totalmente dagli aiuti” afferma.

“Inoltre attività come il nostro ristorante, così come in tutta Italia, sono stati chiusi a Natale e Capodanno e il decreto Sostegni di Draghi altro non era che il decreto Ristori del precedente governo, pensato proprio per chi aveva subito le chiusure natalizie – fa notare – Non serve aggiungere che per i ristoranti i pranzi di Natale e il cenone di Capodanno sono un incasso consistente. Ebbene, siamo rimasti chiusi per una decisione dello Stato, alla quale mi adeguo in virtù di una emergenza come quella del Covid-19, senza neanche ottenere un piccolo rimborso per pagare le spese fisse”.

“Il superamento dei contributi per codice Ateco, ovvero per categoria di imprese, era giusto ed era già al vaglio del governo Conte. Ma arrivare ad una soglia così alta e così netta, tale da escludere o includere totalemente i contributi senza vie intermedie, è davvero troppo. Si pensi anche a chi magari nel corso dell’anno ha fatturato anche cifre consistenti e ancora deve riscuotere i crediti. Ma il discorso è più ampio. Un conto è una attività che comunque si trova in una zona densamente abitata, e pur con le limitazioni delle zone arancioni e rosse riesce a lavorare con un po’ di asporto o quel poco durante la zona gialla. Un conto è chi si trova in centri meno abitati” continua.

“Inoltre per attività come le nostre, una riduzione del fatturato anche del 10% incide in maniera considerevole. E questo vale per tutte le attività dei piccoli centri storici, già in forte difficoltà. Figuriamoci alzare l’asticella per un aiuto dopo mesi di chiusura o di lavoro scarso al 30%. Questo vuole dire scegliere di uccidere le piccole attività nei centri storici e magari, invece, aiutare le grandissime imprese che sono state ricomprese nel decreto Sostegni” è l’amara considerazione di Ermerina Mira.


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