SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Di seguito una nota di Loredana Emili, ex consigliere comunale. in merito ai “buoni spesa” del Comune di San Benedetto.

Mi ha colpito in questi giorni la notizia relativa al bando  del Comune di San Benedetto relativo ai “ buoni spesa”.

Mi ha colpito non la polemica sui requisiti del bando e sulla quale non mi interessa entrare, ma il numero complessivo delle domande presentate, quasi un migliaio, di fronte ad un fondo economico residuo alquanto esiguo.

Governare in tempi di pandemia non è facile;  insieme all’emergenza sanitaria si è aggravata una crisi economica che ha violentemente accentuato la caduta verso condizioni estreme di privazioni, ha fatto emergere situazioni di povertà sconosciute spesso ai servizi sociali che stanno diventando croniche,  con forti difficoltà da parte dei comuni nel  fornire risposte adeguate ai bisogni della popolazione. 

La pandemia ha fortemente acuito le disuguaglianze. Una distanza tanto profonda tra ricchi e poveri da rivelarsi più letale del virus stesso.

Se  è vero, come dicono, che i virus sono relativamente “democratici” e colpiscono in maniera variabile tutti i ceti sociali, è altrettanto vero che nei momenti di emergenza la scarsità delle risorse amplifica le disuguaglianze sociali. Scarsità di posti di terapia intensiva, scarsità di strumenti tecnologici per l’insegnamento a distanza, scarsità di risorse per le esigenze primarie. Donne, minori, minoranze etniche, i più colpiti dal peso della pandemia.

Tutta quella parte di mondo che sfila davanti alle mense della Caritas, al Banco Alimentare, alle Associazioni di volontariato, al Comune per un assegno di “sopravvivenza” è vasto e spesso lo ignoriamo o facciamo finta di non vedere, ma ha sempre  la capacità  di rimettere in ordine le prospettive. Ci costringe a fare i conti con la nostra fortuna  perché stiamo  dall’altra parte del bisogno. 

E’ vero che il “buono spesa”  è una misura emergenziale, una piccola boccata di ossigeno per chi respira a fatica a volte umana solidarietà, spesso umiliazioni. Servirebbero ai comuni personale e progetti per fornire servizi mirati  e intervenire ove necessario. Ma i bisogni quotidiani più elementari sono stringenti e non possono essere rinviati;  il valore grande  delle vita umana ci  insegna quanto il bene comune dipenda da noi ma non meno dai nostri governanti.

La lotta alla povertà è una politica pubblica di rilievo primario nel nostro assetto politico costituzionale e tradizionalmente gestita principalmente a livello comunale, vista l’attinenza diretta alla sfera della persona e della famiglia. E’ una sfida per la democrazia e le sue istituzioni rappresentative. Il nostro Comune non può  sottovalutare la portata dei bisogni di quel “migliaio di domande” e quindi deve fare:

  •  il possibile e l’impossibile per trovare proprie risorse aggiuntive a quelle governative;
  • creare un fronte con gli altri Comuni per ottenere dalla Regione e dal Governo, in tempi rapidi, ulteriori stanziamenti in attesa dei nuovi provvedimenti governativi;
  • raccogliere  intorno a questa iniziativa un sostegno culturale e sociale tale da darle  voce e capacità di pressione verso le istituzioni competenti e le forze politiche che le gestiscono.  

Voglio quindi confidare in una amministrazione fattiva e lungimirante che sappia guardare  oltre gli ostacoli e i limiti imposti dalla pandemia.


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