COLONNELLA – Riceviamo la nota seguente da Mauro Serapioni, domiciliato a Colonnella e Docente presso il Centro di Scienze Sociali e Salute dell’Università di Coimbra, Portogallo.
Con la presente vorrei esprimere il mio disappunto e la mia grande preoccupazione per la ritardata vaccinazione degli ultraottantenni della Provincia di Teramo e della Regione Abruzzo che hanno optato per la vaccinazione domiciliare, causa problemi di mobilità.
Mia madre, Maria Tucci, nata nel 1929, residente a Colonnella invalida civile al 100%, vive in condizioni di alto rischio, giacché la sua badante deve ogni giorno uscire per comprare prodotti alimentari e farmaceutici, e quindi rischia di contagiarsi e portare dentro casa il virus Covid-19, soprattutto in questo periodo di altissima contagiosità del virus, causa le diverse varianti.
Se avessimo saputo che le vaccinazioni domiciliari potessero ritardare di due o tre mesi dalla somministrazione della prima dose di vaccino agli ultraottantenni presso il palazzetto dello sport di Colonnella, il 19 di febbraio, avremmo chiesto un’ambulanza pubblica o privata per portarla al palazzetto.
Purtroppo non immaginavamo che i responsabili della Asl di Teramo non rispettassero i criteri di priorità anagrafica e di condizione di salute raccomandati sia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e sia dal governo italiano.
Difatti, la Regione Abruzzo ha iniziato a vaccinare le forze di polizia e i professori di 40, 50 e 60 anni dimenticandosi e mettendo in secondo piano migliaia di ultraottantenni che per problemi di mobilità hanno optato per la vaccinazione domiciliare (prevista dalle stesse Asl). In molte altre regioni italiane le equipe delle Asl o anche i medici di base già da tempo stanno somministrando le vaccinazioni domiciliarmente.
La Regione e le Asl dovrebbero essere trasparenti e spiegare alla popolazione ultraottantenne abruzzese perché non rispettano i criteri previsti. Tale situazione di immotivato ritardo sarà responsabile di ulteriori decessi di persone anziane che non hanno altra possibilità di difendersi se non quella di essere vaccinati al più presto possibile. Perché ingrandire ancora di più quel gigantesco numero di morti che ha ormai superato aboondantemente le 100 mila unità?
Tuttavia, speriamo che la nostra voce, la voce dei cittadini, conti qualcosa e che sia possibile, nel giro di  una o due settimane, provvedere a compiere quello che è previsto nella legislazione nazionale, in modo da proteggere una delle categorie di persone più a rischio in questo momento.

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