SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In merito alla notizia della ragazza sambenedettese rientrata dalla Svezia e positiva al Covid-19 nella variante sudafricana, riportiamo quanto scritto di seguito dalla madre della ragazza.

Ci teniamo a far presente che la notizia è stata divulgata dall’Ansa nella sezione di notizie relative alle Marche, autorevole agenzia di stampa, e da noi ripresa citando la fonte.

Qui i nostri articoli: uno e due.

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Sono la mamma della ragazza, anch’io contagiata insieme ai fratelli e la zia (tra l’altro ho appena ricevuto la risposta del quinto tampone ancora positivo, come dal 5 febbraio scorso). Da qualche giorno sto ricevendo telefonate di amici preoccupati per la salute di mia figlia che fortunatamente non è ricoverata, non è in rianimazione e sta semplicemente terminando la sua quarantena dopo essere stata isolata dal resto della famiglia il giorno dopo il suo rientro da Stoccolma, subito dopo aver appreso la positività di una sua collega a Stoccolma.

Non è vero che si è sottoposta al tampone dopo aver accusato i primi sintomi (quelli sono arrivati dopo una settimana dal tampone fatto a San Benedetto) ma si è invece sottoposta al tampone il giorno dopo essere rientrata a casa, dopo 6 mesi ininterrotti di lavoro a Stoccolma come Fashion Designer, subito dopo essere stata contattata dalla manager dell’azienda per la quale lavorava, che la informava appunto della positività della collega con la quale era stata a stretto contatto.

Aveva già fatto il tampone a Stoccolma, il giorno prima di partire per l’Italia, risultato negativo, ma intanto stava incubando il virus. Abbiamo isolato tempestivamente mia figlia appena appresa la notizia con la speranza di salvarci almeno noi familiari ma non è stato così.

Purtroppo sono state fatali due ore, durante la cena, dove era ospite anche mia sorella con tutte le dovute precauzioni, mascherine e distanziamento, per infettarci tutti. Quindi purtroppo mia sorella, e non la giovane donna rientrata dalla Svezia, è la signora di 60 anni che godeva di ottima salute come me, ricoverata all’ospedale di San Benedetto e in rianimazione dal 25 febbraio.

Un’altra notizia errata è quella dei familiari contagiati, non sono 2 ma 4 quindi in totale 5 (compresa mia figlia) ad avere la variante sudafricana. Dopo aver letto numerosi commenti ridicoli ci terrei anche a precisare che grazie al nostro buon senso, ci siamo isolati subito perché se avessimo dato retta alle regole comportamentali riguardo la quarantena, avrei potuto tranquillamente mandare a scuola i miei figli fino alla positività riscontrata di mia figlia che era stata a contatto con una positiva sicura.

Per fortuna non l’ho fatto e ci siamo messi in quarantena tutti sin da subito. La donna in rianimazione non è una giovane donna ma ha 60 anni e proprio oggi che si festeggia la Donna (8 marzo, ndr) abbiamo finalmente ricevuto la bellissima notizia che era fuori pericolo dopo la seconda intubazione.

Anche io sono stata ricoverata due  volte,la prima per la polmonite e la seconda per una sospetta trombosi al cuore (sempre stato sanissimo) che purtroppo il covid 19 può causare nonostante la mia età (48) e la mia ottima salute.

Non è affatto vero che questa variante Sudafrica è solo più contagiosa, questa variante è stata mostruosa e devastante che ha colpito due donne sanissime, con nessunissima patologia.

Si è manifestata con tutti i sintomi, proprio tutti, febbre alta, dolori atroci muscolari, dissenteria, emicrania, perdita del gusto e dell’olfatto e numerose complicazioni causate dalla superficialità delle cure domiciliari prestate e qui potrei aprire anche un mondo ma lasciamo perdere.

I ragazzi di 24, 19 e 16 anni stanno tutti bene, hanno solo avuto i classici sintomi influenzali mentre io e mia sorella che siamo state ricoverate insieme, abbiamo avuto la peggio n ospedale dove abbiamo visto cose che non avremmo mai voluto vedere e sentito cose che non avremmo mai voluto sentire.

I reparti sono pieni, le infermiere stressate, c’è tanta disorganizzazione dovuta alla mancanza di personale e infatti mia sorella ha avuto un peggioramento proprio il giorno in cui le avevano comunicato per assurdo, un grande miglioramento togliendole il casco per la respirazione.

Ha avuto tutte le complicazioni di questo mondo anche quando dopo sette giorni di intubazione è stata estubata e riintubata d’urgenza, la tragedia nella tragedia.

Solo l’8 marzo la bella notizia per lei che è stata trasferita nel reparto covid 2 e la brutta notizia per me appresa da pochi minuti del mio 5° tampone ancora positivo che renderà difficilissima la convivenza con i miei figli, risultati oggi tutti negativi, in quanto è risaputo che con la variante non si sviluppano gli anticorpi quindi non dovrebbero stare a contatto con me.

Questa variante è stata mostruosa altro che semplicemente solo più contagiosa. Consideri anche che c’è molta, troppa superficialità sulle modalità di ritorno alla quotidianità perché la Asur mi aveva comunicato che dopo il terzo tampone, quindi dopo 21 giorni dal primo tampone, a prescindere dal risultato del terzo tampone, quindi sia positivo o negativo, salvo sintomi persistenti, saremmo potuti tornare alla vita di sempre senza fare un quarto tampone qualora il terzo fosse stato positivo.

Io sono rimasta basita e ho chiesto di riprenotarmi un quarto tampone perché non avrei messo a rischio altre persone finché qualcuno non mi garantiva che non sarei stata contagiosa considerando che stiamo parlando di una variante poco conosciuta e poco studiata ma loro mi hanno detto che avrei dovuto farlo a pagamento se volevo stare tranquilla.

Io disoccupata, avrei dovuto pagare 4 tamponi per mettere al sicuro gli abitanti di San Benedetto, tutto questo è assurdo, loro mi hanno detto il loro lavoro si conclude con il terzo tampone. Mi sono rivolta al mio medico di base che mi ha ribadito la stessa cosa e dopo innumerevoli insistenze, quando ho detto alla dottoressa che si sarebbe assunta lei la responsabilità se mai avessi potuto contagiare qualcuno per la loro superficialità trattandosi di una variante sconosciuta, solo dopo essermi (mi lasci passare il termine) “incazzata” e dopo averle urlato che non avrei assolutamente mandato mio figlio a scuola senza avere la certezza che fosse negativo, solo a quel punto la dottoressa mi ha concesso il quarto tampone risultato positivo e poi il quinto ancora positivo.

Solo l’8 marzo mi hanno chiamato dal distretto sanitario per dirmi di non uscire fino a loro prossime disposizioni perché essendo una variante dovevano valutare bene ma se non fosse stato per il mio buon senso, se avessi ascoltato loro noi saremmo usciti di casa a contagiare tutti già dopo il terzo tampone.

Comunque ad oggi, alla mia domanda se si sa he questa variante è contagiosa anche dopo i 21 giorni dalla positività, ancora non sanno darmi risposta. Quindi detto ciò, mi scuso se mi sono dilungata ma ci tenevo a farvi capire perché aumentano i contagi, si danno informazioni contradditorie, organi competenti che dicono prima una cosa poi l’esatto contrario dell’altra, c’è disinformazione anche tra i medici di base perché a mio figlio è stato detto proprio dal medico di famiglia che anche senza il certificato del Sisp alla negatività del terzo tampone poteva tornare alla vita di sempre…

C’è troppa confusione, con le varianti le procedure e i protocolli devono essere più precisi non possono essere così superficiali perché se io avessi dato retta a loro e non al mio buon senso, io al terzo tampone sia positivo o negativo sarei potuta uscire ed infettare tutti invece mi sono dovuta addirittura “incazzare” per farmi fare un quarto tampone risultato ancora positivo, e un quinto anch’esso positivo… io ho vissuto un incubo dal quale devo ancora svegliarmi e non so quando finalmente sarò negativa, mi auguro almeno che mi facciano gratuitamente il sesto tampone perché oltre al danno anche la beffa, non solo disoccupata con serie difficoltà economiche ma anche abbandonata a me stessa tutto questo è assurdo.


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