LE AVVENTURE DI PASQUALE LA QUAGLIA A LONDRA
di Brevevita Letters – disegni di Ilario M.

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I FANTASMI VENUTI DA LONTANO
(episodio quindici di PLQ)

La mattina dopo La Quaglia aveva appuntamento alle 6, e riuscì a presentarsi puntuale solo grazie a una serie di botte di culo. I collegamenti da Walthamstow a Willesden Junction infatti, che aveva già sperimentato tranquillamente il giorno precedente, prima delle 6 di mattina si rivelarono invece strani e stressanti.

Dovette ad esempio beccare una coincidenza quasi rocambolesca con l’overground alla stazione di Euston, che più che una stazione era una catasta di binari senza una fine, qualcosa di incredibilmente vasto in cui è difficile districarsi, specie quando uno non è esperto.

Che l’uomo fosse stato capace di costruire un nodo di comunicazione di quelle dimensioni era senz’altro sorprendente, anche se per qualche motivo inesplicabile La Quaglia ne traeva una certa angoscia.

A quell’ora del mattino poi, tutto assumeva un tono spettrale e piatto, come un perfetto avamposto del purgatorio, con le scale mobili totalmente deserte che rilasciavano quel tipico ronzio meccanico, e che funzionavano in esclusiva per i pochissimi fantasmi di passaggio: qualche spaurito fantasma rumeno, qualche polacco con i pantaloni imbrattati di vernice secca, qualche schiavo italiano che, seppur posizionato molto in basso nella graduatoria sociale, non smetteva di rilasciare quella classica espressione da grande navigato uomo di mondo.

Di inglesi a quell’ora non c’è traccia, ragazzi.
Quella è l’ora degli straccioni.
Quella è l’ora dei fantasmi venuti da lontano.

Queste poche e grigie ombre che giravano all’alba avevano soprattutto due cose in comune: stavano tutti a testa bassa e c’avevano tutti addosso ‘sto cazzo di zaino, chi a tracolla, chi ce l’aveva appoggiato al pavimento sulla piattaforma dei binari, o sul pavimento del vagone.

Questi zaini davano la sensazione di pesare, e le ombre se li trascinavano dietro con fatica, ma inevitabilmente, come dei moderni Gesù Cristi lungo le vie di Gerusalemme.

Le ombre non si guardavano tra loro, piuttosto preferivano guardare i propri zaini, perché il guardarsi tra di loro avrebbe significato guardare sé stessi e l’immagine che avrebbero visto non li avrebbe soddisfatti.
Faceva eccezione La Quaglia, che sul vagone diretto a Willesden Junction guardò le ombre tutto il tempo, e si accorse che le ombre fissavano gli zaini, tanto che alla fine sembrava che gli zaini fossero la cosa più importante, forse l’unica esistente, l’unica che poteva meritare di conoscere la
loro storia, la storia delle ombre.

Quegli zaini avevano un fascino, e se nelle cuffie c’avevi la canzone giusta, tipo quel viaggione degli Archive intitolato “Again”, del 2002, allora tutto poteva diventare un film: foto di mamme, foto di fratelli, foto di fidanzate sperdute nella tundra lituana, panini al formaggio di capra, cellulari, ricariche di cellulari, passaporti, penne, coltellini svizzeri multiuso, immagini di persone varie, questo era probabilmente il contenuto degli zaini.

Nello zaino di La Quaglia c’era solo un cavatappi (immancabile) – ‘nziamai ci si ritrovava a dover stappare poi senza cavatappi come si fa? – dopodiché un paio di guanti supplementari, una maglia di sotto supplementare, un k-way supplementare, la ricarica del cellulare, e la ricarica per la ricarica del cellulare, che se la metti a caricare poi lei ti ricarica un cellulare scarico, anche quando non c’hai una spina a portata di mano. Oh Madonna, tutta questa necessità di restare connessi ci sta friggendo il cranio, non siamo più noi, pensava La Quaglia alla mattina presto nel vagone.

Ah, e poi La Quaglia fumava poco, ma nello zaino c’aveva pure un accendino e un pacchetto di sigarette. Giusto per sentirsi a posto. Fumava poco ma metti che gli prendeva la voglia poi doveva
fumare tassativamente. E’ come la pubblicità degli assorbenti: “mi sento a posto quando ho l’assorbente nella borsetta”. Le sigarette sono così, sono cose intime, non servono sempre, ma quando servono le devi assolutamente avere.

La Quaglia non aveva dunque persone nello zaino, aveva solo Tatiana, ma questa non se ne stava zitta rinchiusa sotto la zip, piuttosto lei viaggiava negli occhi del ragazzo e nelle immagini che lui vedeva fuori dal finestrino.

Alle ore 5 e 48 di quel maledetto mercoledì mattina La Quaglia scese di corsa dall’overground e si precipitò con una certa ansia in ditta, sperando di ricordarsi la strada. Certo che presentarsi in schifoso ritardo già il giorno della prova sarebbe stato senz’altro imbarazzante.

La Quaglia arrivò in ditta correndo, proprio mentre il nano bolognese stava partendo col furgone. Il nano lo vide arrivare lungo la via, stoppò il furgone e scese: “vai sali, ora tocca a te” gli disse, porgendogli il posto della guida. La Quaglia saltò su e si sistemò al volante, era sudato, e dopo trecento metri prese la prima rotatoria al contrario. Era la prima volta che osava guidare in Gran Bretagna, e quello era il vaccino.

Mentre La Quaglia seguiva le indicazioni di google maps, il nano se ne stava silenzioso alla postazione passeggeri, e fumava, col finestrino tutto aperto nonostante il freddo, e con quella espressione da Bruce Willis da strapazzo nonostante l’altezza di un metro e cinquantotto.

Il nano saltuariamente apriva bocca, e non diceva mai cose superflue, anzi, erano frasi secche e lapidarie che La Quaglia si sarebbe di certo ricordato:

“qui il limite è di 20 miglia orarie, stacci attento perché le multe che prendi le paghi tu, non la ditta. Qui poi ti tolgono la patente per una cassata (cazzata in accento bolognese), e allora addio lavoro, cerca di ricordartelo, ne ho vista di gente piangere”

“su queste conchiglie gialle verniciate qua per terra non ti ci devi mai fermare sopra, se no ti multano, guarda qua, è pieno di telecamere”

“questa qui con la striscia bianca larga è la corsia dei taxi, se ci cammini sopra ti arriva la multa in ditta e paghi tu ovviamente”

Poi a un certo punto il nano disse un’ altra cosa, incredibilmente stupida o incredibilmente profonda, a seconda dei punti di vista, una cosa comunque capace di scuotere le palle e le mutande di La Quaglia, quasi come un brano di Jason Molina, o dei Cowboy Junkies:

“a me non piace il sole, a me piace la pioggia”

Sono quelle cose che non ti aspetti dai colleghi nelle fabbriche.
Sono poesie.

La Quaglia si ritrovò a un tratto nel vasto parcheggio dell’IKEA, perché google maps l’aveva condotto lì.

“ma come, dobbiamo consegnare alimenti surgelati all’IKEA?”

“no, sono io che devo andare all’IKEA, ecco puoi parcheggiare qui”

Ma che cazzo stava succedendo, La Quaglia non capiva.
Scesero dal furgone, entrarono all’IKEA, si diressero al reparto dei soggiorni, dove il nano si mise a prendere delle misure per dei mobili per casa sua.

A quel punto La Quaglia si stava incazzando di brutto, e alla fine sbroccò: “senti un po’, se non torniamo subito al furgone io ti meno – ti meno mo – qua – subbt”

“dai stai calmo faccio in un attimo”

“non sono venuto a Londra per perdere tempo dietro al tuo soggiorno”

“ah no? e per cosa sei venuto? per consegnare lasagne surgelate? Credi sia più interessante?”

Questa fu una domanda sulla quale La Quaglia rifletté qualche istante, ma il ragazzo tornò all’attacco quasi subito: “se entro un minuto non ci muoviamo di qui io chiamo al telefono il titolare e gli dico che anziché affiancarmi alla guida del furgone mi hai portato all’IKEA a scegliere il tuo soggiorno del cazzo”

” ‘orca puttana che palle questo oh, andiamo dai, andiamo a fare queste due stronze di consegne”

Tornarono verso il furgone con delle andature diverse: La Quaglia scalpitava come un cavallo, il nano camminava tranquillo con le mani in tasca e le sue gambe a papera.

“perché non provi a rilassarti?” gli disse il nano “qui si lavora ma ci si aiuta tra colleghi”

“tu non mi hai chiesto di aiutarti, tu hai dato per scontato che io fossi il tuo maggiordomo. Se vuoi una cosa da me la devi chiedere, no che te la prendi e basta”

Andarono a consegnare cibo surgelato a due negozi nella zona di Castelnau, poi ritornarono in ditta.
A parte qualche marciapiede calpestato con la ruota posteriore e a parte il fatto che tutto era dalla parte opposta e quando mettevi le marce ti ritrovavi in mano la manopola per aprire il finestrino, l’esame di guida in territorio uk poteva dirsi decisamente superato.

La Quaglia fu assunto con un contratto a ore zero, significa che una settimana puoi lavorare tutti i giorni anche 10 ore al giorno, e l’altra che viene puoi anche non lavorare mai. Era comunque un inizio.

“Perché adesso non provi a lasciare liberi nell’aria i pensieri, perché non provi a slacciarli dal tuo controllo, perché non la smetti di cercare quel cazzo di cellulare?”, si domandò il ragazzo.

L’aria è piena zeppa di pensieri invisibili.
I pensieri sono come parti di noi che muoiono, si dissolvono nell’aria e poi ricadono giù.
Se nella vita sei abbastanza bravo poi qualcuno li raccoglie.

Brevevita Letters
(con disegni di Ilario M.)


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