SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Un gioiello, all’avanguardia in Italia. Niko Sarris è il product manager di Powergrass, l’azienda milanese che la scorsa estate, su impulso del presidente della Samb Domenico Serafino, ha realizzato il nuovo manto erboso ibrido sintetico-naturale dello stadio Riviera delle Palme: il primo stadio con queste caratteristiche tra le squadre professionistiche italiane. Un suo post su Facebook rilanciato dalla Sambenedettese Calcio testimonia la bontà dell’operazione con benefici reciproci per società e impresa. Ne abbiamo approfittato per capire ancora meglio le qualità del nuovo manto erboso.

“Peccato però per queste ultime quattro partite” ci dice subito, mostrando di seguire da vicino le vicende della squadra. Di origine greca ma da anni residente a Milano, l’accento è tipicamente meneghino senza inflessione straniera.

“Serafino lo abbiamo contattato noi per primi – spiega – Avevamo avuto notizia che volesse migliorare il prato del Riviera che, detto tra noi, era davvero in pessime condizioni. Pensava ad una rizollatura ma non era convinto. Gli abbiamo spiegato che la rizzollatura avrebbe sicuramente migliorato la situazione, ma non avrebbe risolto pienamente il problema. Occorreva lavorare sul fondo in maniera professionale. E a quel punto ha approvato il nostro progetto sull’ibrido”.

Un costo complessivo che si avvicina ai 700 mila euro, perché, oltre al prato, si sono realizzate anche le nuove panchine e i nuovi pannelli a led per la comunicazione e le pubblicità: “Serafino ha capito che il calcio deve essere anche spettacolo e che lo spettacolo origina business, un po’ come sono abituati in America”.

Quando parliamo di prato ibrido, in realtà, occorre capire che Powergrass realizza un ibrido con appena il 2,75% di erba sintetica: “Abbiamo però scoperto che la percentuale di erba sintetica non infastidisce quella naturale, anzi l’aiuta, perché protegge la radice dell’erba naturale e l’aiuta a crescere sana”.

In realtà Powergrass era pronta a realizzare questi campi ibridi già nel 2012: “A San Siro abbiamo partecipato alla sua trasformazione in ibrido nel 2012 ma non eravamo pronti perché il nostro prodotto veniva approntato un mese più tardi. Abbiamo perciò consigliato un sistema olandese e ci siamo limitati a rifare il fondo. La battaglia con la Figc è stata a Verbania, a Terni ed a Cabras, perché hanno scritto che devono omologare loro il campo ibrido come se fosse sintetico senza un regolamento che lo prevede. Invece la Fifa è tutte le altre Federazioni li considerani naturali”. E altri accordi c’erano con altre squadre, tra cui la Ternana.

Intanto Powergrass si sviluppò in tutta Europa e anche in Italia, a livello di serie dilettantistiche, secondi campi per allenamento (esempio Pordenone) e anche Lampedusa, quando il Governo Renzi, assieme ad alcune fondazioni, decise di omaggiare l’isola con un campo di calcio per il tempo libero dei residenti.

Nella mappa del sito, tuttavia, le bandierine Powergrass sono in mezza Europa: dalla Croazia, dove si è partiti prima che nelle altre nazioni, per arrivare agli impianti sportivi del Valencia, fino al Regent Park di Londra o i campi di allenamento del Derby County: “I nostri prodotti sono brevettati, adesso riconosciuti anche negli Stati Uniti. E sinceramente insegnare come si realizzano campi ibridi agli inglesi, che sui prati in erba sono maestri mondiali, è stata una soddisfazione”. Senza dimenticare un prato ibrido addirittura in Arabia Saudita.

L’idea iniziale per questo tipo di impianti era di dedicarlo a squadre di tipo dilettantistico che si allenavano frequentemente su quel prato, oltre a giocare le partite, e in maniera più fisica che tecnica, in modo da garantire maggiore resistenza.

“A San Benedetto il risultato è eccezionale e cercheremo di convincere la Lega Pro ad estendere questo tipo di iniziative. Ci sono altre società che si sono interessate a questa soluzione, come ad esempio il Como, dopo aver visto il Riviera delle Palme – continua Sarris – Si tenga presente che a San Siro ci sono quattro persone che dopo ogni partita ricoprono le buche, da quello che sappiamo a San Benedetto non succede ed è sufficiente una persona part time per mantenere il campo in ottime condizioni. Noi seguiamo quello che succede, via whatsapp ci facciamo inviare foto e video e diamo consigli su come agire, su che tipo di macchina adoperare per tagliare bene l’erba, come bucare il terreno per garantire la giusta dose di ossigeno. E’ fondamentale che il prato venga protetto al meglio in inverno e d’estate, per evitare che gli eccessi di freddo o caldo lo rovinino”.

“L’ex allenatore Zironelli si stupiva perché il campo non si rovina mai, si pensi che a Genova hanno fatto un prato ibrido ma dopo  un anno e mezzo hanno dovuto rifarlo nuovamente. E gli ibridi di vecchia generazione hanno dei costi di manutenzione accessibili solo a formazioni di Serie A, non per quelle di C e neanche di B – dice Sarris – Un calciatore deve essere tranquillo, deve conoscere il campo e sapere che la palla rimbalza sempre allo stesso modo in tutto il campo di gioco, deve potersi tuffare senza temere il peggio”.

“Il futuro? Penso che con i meccanismi di misurazione della durezza dei campi esistenti, bisognerà garantire che i prati abbiano qualità omogenee dappertutto, non siano né troppo duri né troppo morbidi, in modo che i calciatori possano dare sempre spettacolo senza incorrere in situazioni non piacevoli. Basta poco, occorre sapere in che modo bucare il terreno a seconda della situazione dell’erba: costi bassissimi, spettacolo assicurato” conclude Sarris.

“Ci tengo a precisare che a San Benedetto si è compiuta una vera e propria impresa: avevamo garantito a Serafino che in 8 settimane avrebbe avuto il campo praticabile, abbiamo impiegato 4 settimane per la messa in posa del fondo e 4 settimane per la semina, dopo di che tutto è stato pronto, ci si è giocato senza problema alcuno” ricorda.


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