FERMO – Riportiamo e pubblichiamo un comunicato stampa, giunto in redazione il 3 febbraio, dalla Questura di Fermo.

Alla fine di dicembre, la Volante della Questura è stata chiamata dalle vittime di un reato di furto perpetrato da ignoti a bordo della autovettura della coppia.

I coniugi, dopo essere usciti da uno chalet del litorale sangiorgese avevano scoperto che durante la loro breve assenza era stato infranto il deflettore dell’autovettura dalla quale erano stati sottratti due personal computer ed altri oggetti di valore lasciati nell’abitacolo del veicolo parcheggiato nelle immediate vicinanze.

Il personale della Polizia di Stato ha subito raccolto i primi elementi testimoniali utili per le indagini, consistenti esclusivamente nel fatto che i malfattori si erano allontanati a bordo di una auto di medie dimensioni di colore scuro, oltre ad acquisire le immagini dell’impianto di videosorveglianza del locale che confermavano il tipo ed il colore scuro del veicolo e alcune fasi, non chiare, dell’evento criminoso.

Alcune decine di minuti prima dell’intervento, alla Sala operativa della Questura era giunta una analoga segnalazione di un tentativo di un furto simile perpetrato in località Lido Tre Archi. Ignoti delinquenti avevano tentato di asportare alcuni beni da una vettura parcheggiata all’esterno di un locale pubblico, forzandone il finestrino, ma erano stati “disturbati” dall’arrivo del proprietario e di altri avventori che li avevano costretti a desistere ed a fuggire con il portellone posteriore aperto, rendendo quindi impossibile la lettura della targa del veicolo.

I poliziotti della Squadra Mobile si sono messi a caccia dei ladri, raccogliendo e visionando molte ore di immagini relative ai due episodi, probabilmente tra loro connessi e riconducibili quindi a criminali seriali.

Ed anche questa volta i segugi della Questura hanno raggiunto l’obiettivo.

Infatti, dalle immagini è risultato che la vettura che si era fermata prima a Lido Tre Archi e poi a Porto San Giorgio, aveva, in precedenza, percorso tutto il litorale fermano, da sud a nord, fermandosi ogni tanto per consentire al passeggero di controllare all’interno delle vetture in sosta alla ricerca di oggetti di valori da rubare.

Dopo il fallito tentativo a Lido Tre Archi erano tornati verso sud, a caccia di ulteriori prede.

Ma da cacciatori sono, loro stessi, divenuti prede.

È stato possibile individuare il numero di targa del veicolo di proprietà di un cittadino campano che è risultato, tuttavia, non rintracciabile.

Ulteriori elementi di prova per incastrare i ladri sono derivati dall’accertamento di parte dei dati fisiognomici degli occupanti l’autovettura e dell’abbigliamento indossato, compresa, per il passeggero, una particolarissima mascherina di protezione con la quale aveva occultato il viso mentre effettuava i due furti.

Le indagini si sono concentrate su una coppia di ladri seriali residenti in Campania ma la “prova del nove” è scaturita dalle ricerche immediatamente attivate dalla Squadra Mobile su tutto il territorio nazionale. Infatti, i due soggetti, alcune settimane dopo sono stati rintracciati nel Molise da una pattuglia della Polizia di Stato ed il confronto con i dati acquisiti dagli investigatori fermani con quelli rilevati durante quel controllo – abbigliamento, caratteristiche fisiche e mascherina di protezione – hanno consentito di dare un volto ed un nome ai due ladri, un cinquantenne ed un sessantenne napoletani con numerosi precedenti specifici in molte zone del Paese.

I due delinquenti itineranti sono stati denunciati all’Autorità Giudiziaria per il furto ed il tentato furto ma l’attività della Squadra Mobile non si è esaurita con questo risultato; sono infatti in corso ulteriori accertamenti con altre Questure del centro e del nord Italia per ricollegare furti commessi con lo stesso modus operandi ai due denunciati, ormai compiutamente identificati dalla Questura di Fermo.

La Polizia di Stato ricorda di porre la massima attenzione a non lasciare incustoditi e visibili all’interno delle proprie autovetture oggetti di valore, neppure per breve tempo perché, come sopra rappresentato, si rischia di attirare l’attenzione di malfattori seriali.

 


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