In altre situazioni, quando “il partito faceva il partito, la federazione giovanile faceva la federazione giovanile” (citazione da Lungimiranza degli Offlaga Disco Pax), la crisetta di governo attuale si sarebbe risolta in quattro e quattr’otto.

Ma siamo in epoca di disarticolazione sociale, di assenza di mediazione degli apparati a volte certo oppressivi ma spesso riflessivi. Allora la sfiducia di Matteo Renzi verso il governo Conte diventa una partita tra un gruppuscolo di deputati che rappresentano sia se stessi che un assetto di potere, e un Presidente del Consiglio che rappresenta soltanto se stesso.

In altri contesti, quando appunto i partiti facevano i partiti eccetera, un Presidente del Consiglio messo in discussione avrebbe agito diversamente. Poi ci torniamo ma specifichiamo: le richieste di Matteo Renzi sono tutte strumentali, e certo sono inserite in un contesto culturale che cerca di spostare l’azione di governo sulle linee del populismo neoliberista e dell’euroservilismo acritico.

Ma questo è il contorno. L’attacco di Renzi è alla figura attuale del Presidente del Consiglio e gode sicuramente dell’appoggio tacito, ma non esprimibile pubblicamente, del Partito Democratico e almeno dei vertici del Movimento Cinque Stelle.

Giuseppe Conte è un’anomalia storica, la più grave perdita di senso politico a cui abbiamo assistito negli insensati decenni che abbiamo alle spalle: piombato nella poltrona più importante senza alcun merito, senza essere conosciuto, senza aver mai espresso una opinione politica neanche nel gazzettino di provincia, ha governato prima con la destra della Lega, firmando e avallando prima tutti i provvedimenti anti-immigrati per cui Matteo Salvini è finito a processo, poi s’è rimangiato tutto soltanto perché ha capito che l’unico spazio politico che gli è consentito è quello dove le frizioni con i veri snodi di comando sono più ridotte.

Ha commesso però due gravi errori.

Il primo, è ritenersi superlativo sul fronte della pandemia: eppure i dati ufficiali descrivono l’Italia come il paese al mondo con la più alta percentuale di decessi in confronto alla popolazione e con la seconda maggior recessione al mondo dopo l’Argentina. Non abbiamo salvato né capra né cavoli. Gli aiuti pubblici, pur consistenti rispetto all’austerità, sono piccola parte rispetto al necessario.

L'immagine può contenere: il seguente testo "2 Cina Indonesia Corea del Sud Russia Fmi suctta 4- Australia Turchia 2020 Pil 8 Bassot -10 -12- Giappone Arabia Saudita Stati Uniti Germania Canada Sudafrica Brasile India Francia Area Euro Messico Regno Unito ITALIA 200 Argentina 400 600 800 1000 Morti di Covid-19 per milione di abitanti Fonti: Fmi, Oxford Economics, Oms su dati gennaio 2021 1200 1400 L'EGO-HUB"

Nel frattempo, a furia di messaggi in diretta e conferenze stampa, il suo profilo Facebook personale, e non quello istituzionale del Presidente del Consiglio, è passato in meno di 12 mesi da quasi 1 milione a 4,5 milioni di follower. Come se nulla fosse, ha mescolato personale e istituzionale che manco Berlusconi.

Il secondo, è quello di non aver capito di essere è nel ruolo in cui è non perché sia un unto dal Signore, ma perché ci sono alcuni partiti, principalmente tre, che glielo consentono: M5S, che lo ha designato due volte; Pd; Italia Viva; e Articolo Uno e Sinistra Italiana per Leu.

Conte, guidato come un’ombra da Casalino nella comunicazione, vuole fare le scarpe a tutti gli altri. Nella politica, come nella vita, essere consapevole dei propri limiti in termini di rapporti di forza è fondamentale, ed è fondamentale capire il valore della riconoscenza (altrimenti si è dei Matteo Renzi qualsiasi).

Conte vuole fare un partito a sua immagine e somiglianza, ultra-personale (un po’ Berlusconi un po’ Macron), essere portato in carrozza da chi adesso lo sostiene per esserne cannibalizzato al momento del voto, nel 2023.

Non ha capito, Conte, che gli altri, a queste condizioni, non tollerano una pistola puntata alla tempia in attesa della dissolvenza per consentirgli di essere il candidato, probabilmente perdente oltretutto, di una coalizione che sta attaccata con lo scotch. Sostenere Conte nonostante tutto ed essere ripagati con la mancata rielezione andrebbe oltre ogni masochismo. Un conto farlo a ridosso delle elezioni, come avvenuto per personalità di ben altro spessore come Dini o Monti, un conto farlo per anni a favore di un parvenu capace di tutto e del suo contrario capitato lì davvero per caso.

Dunque se Renzi ha staccato la spina, vaneggiando stupidaggini di cui bisognerebbe comunque provare vergogna come sul Mes o sul Recovery Fund, la realtà è che tutta la coalizione vuole disfarsi di Conte. O almeno depotenziarlo. Andare in Parlamento alla conta, come fece Prodi nel 1998, è il modo migliore per liberarsi definitivamente di Conte, affossare con lui l’idea del partito di Conte altrimenti ineluttabile, e far subentrare un sostituto (allora fu D’Alema del Pds).

Anche i voltagabbana di turno, diventati Responsabili quando aiutavano Berlusconi e Costruttori nella neolingua grillina, hanno capito che non ha senso aiutare adesso Conte, ma avrà senso far valere il proprio potere dopo di Conte, quando il loro contributo sarà in ben altro modo pesato.

Se ci fossero i partiti – torniamo da dove siamo partiti – si sarebbe offerto un rimpasto di governo che non avrebbe cambiato nulla per salvare la faccia, oppure un altro nome (perché no quello di Luigi Di Maio?). Conte non si è abbassato a questo, giocando di forza, perché, purtroppo per lui, in questo Parlamento non rappresenta altri che se stesso, ancor meno di quel Prodi che almeno era stato designato in campagna elettorale, era stato ministro e presidente dell’Iri (sorvolando con quali finalità e risultati).

Triste è affidare le sorti di una Repubblica alle ambizioni personali fine a se stesse (senza che più teste possano mitigarle), alle dis-organizzazioni di massa. Triste è anche infondere nella popolazione l’idea che “dopo di me il Diluvio“. Nulla è finito pure quando sono scomparsi Aldo Moro ed Enrico Berlinguer, figuriamoci se possiamo impiccare una nazione intera a Giuseppe Conte.

Tanto, per citare Mario Draghi tra l’altro, in Italia c’è il pilota automatico ed è consentito discutere solo del maquillage, le cose serie non appartengono più alla nostra vilipesa democrazia.

 


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