IMMOBILISMO TOTALE. Mi capita spesso di pensarci quando passo ad ovest della Piscina Comunale. Mi fa brutto vedere il terreno incolto e abbandonato tra via Sgambati e la superstrada: la cosiddetta “Area Mare”, per farmi capire meglio. Non come la zona ‘Ballarin’ ma quasi.

Intorno a quel territorio ne ho sentite tante: due i progetti per renderla consumabile e utile per i cittadini e di più per i turisti. A me piaceva il primo progetto perché  coniugava meglio gli interessi dei proprietari e della comunità.

Non sono mai riuscito a spiegarmi perché non si sia mai trovato un accordo utile a tutti. Per questo motivo ho ritenuto giusto di studiarmi  la questione con l’aiuto delle carte.

Dopo la recente delibera 193 del 24 novembre scorso mi sono posto alcune domande.

Avrebbe chiuso ogni possibilità di utilizzo dell’area? Chiuso sì ma solo all’apparenza perché non è così. Leggendola attentamente si intravvede la classica arte della politica di confondere le idee per lasciare spazio ad altre possibilità in futuro e magari per approfittarne in campagna elettorale. Andiamo per ordine.

La giunta Piunti chiede tre indirizzi da fornire al Servizio di Pianificazione Urbanistica per procedere ad eventuali varianti del Piano Regolatore. Vediamoli

Si legge:  “l’adozione della deliberazione della Giunta potrà avvenire soltanto dopo l’approvazione di un documento generale di indirizzo con indicazioni, criteri ed obiettivi ai quali le proposte di variante debbano riferirsi”. Quindi un terzo progetto. Rinnegando quelli già presentati.  Come se in precedenza si fosse parlato di ‘aria fritta’ visto che, nella delibera 37 del 27/05/2017, già venivano indicati obiettivi e criteri ai quali fare riferimento.

Mi chiedo:

-un nuovo documento prevede altri costi e anche scadenze che non vengono indicati. Giusto?

-quali? Ci sono i conti?

-un ulteriore spreco di denaro?  E a quali capitoli di bilancio andrebbero addebitati?

Ulteriore denaro pubblico che, se non utilizzato bene, visti i precedenti, andrebbe a gravare sulle casse comunali come successe con il secondo PRG rifatto dall’architetto Zazio e bocciato dalla Corte dei Conti. Si tiene conto dei costi con nuove perizie e progetti chiesti ai proprietari dei terreni in oggetto? Per la terza volta.

Giustissimo  non limitare l’operazione ad un introito economico riduttivo rispetto allo sviluppo di una città come San Benedetto del Tronto. Ma proprio qui casca l’asino: a chi spetta e in quali tempi decidere la pubblica utilità. Credo alla Giunta Municipale che ha fatto passare quattro anni senza muovere paglia, visto che (come dicevo all’inizio) la necessità di non vedere più quel brutto tratto di terreno incolto in piena zona turistica è evidente e va presa di petto.

L’ex stadio Ballarin è il capostipide della pochezza degli ultimi sindaci di San Benedetto, nonostante siano corsi fiumi di inchiostro e di promesse elettorali non mantenute.

Sta di fatto che la nuova delibera appare come carta straccia e insignificante in quanto, non appare chiaro a chi è rivolta, con quale scadenza, con quali costi.

In conclusione l’imprenditore che ha redatto progetti, stime giurate, ha pagato l’agenzia delle entrate, si vede modificare le regole del gioco  dopo quattro anni e dopo non aver visto rispettate le tempistiche che il comune stesso aveva fissato con la clausola che “rispettando le regole richieste si poteva passare all’esecuzione di uno dei due progetti“. Adesso in pratica se ne chiede un terzo, in maniera molto evasiva ed equivoca tra l’altro.

Insomma per quel che riguarda l’Area di via Mare i proprietari  vorrebbero trattare il futuro del loro territorio e “liberarsene” a prezzo congruo. Ci sta.

La politica invece continua a non dare risposte ma, peggio ancora, a non proporre nulla di concreto  per accrescere l’interesse turistico. Fa melina perché incapace e priva di idee. San Benedetto del  Tronto da anni subisce un immobilismo incredibile con la conseguenza che oggi è una città turistica come tante altre, non più un’eccellenza delle spiagge italiane di massa come voluta e fatta diventare dai nostri pionieri.

Abbiamo da tempo sindaci senza coraggio che s-governano con la calcolatrice in mano senza un minimo di creatività e di spirito imprenditoriale, si fanno belli nelle sfilate, nelle ricorrenze storiche e operano in maniera (vedi asfalti e rinnovamento del lungomare promesso subito ma iniziato a sei mesi da nuove elezioni) identica, dopo averne criticato il metodo quando erano all’opposizione (Vero Gaspari? Vero Piunti?).

Tornando all’Area Mare come ad altri progetti utili a ridare vita al nostro turismo, un amministratore pubblico, un primo cittadino in particolare, non dovrebbe stare a fare solo i conti ma prendere la palla al balzo e fare una proposta chiara ai proprietari. Magari in un’assemblea pubblica durante la quale discutere sull’attuazione di un progetto che dia priorità alle necessità turistiche e anche a quelle dei proprietari. Se non si trova un accordo, si chiede l’esproprio dell’area mettendo in primo piano l’aspetto turistico e studiando il modo con cui recuperare l’esborso pubblico ricorrendo ad altri privati, ai quali concedere concessioni non per farci i soliti appartamenti ma per realizzare investimenti da poter sfruttare turisticamente visto che la zona si presta molto bene. Per esempio un immenso parco giochi per tutti i gusti con intorno attività tipo bar, rosticcerie, cinema all’aperto, campi da tennis e da calcetto e altre strutture economiche utili a rendere produttivo per il Comune l’investimento fatto, una specie di cittadella per sport e divertimento. Ritenetelo un mio modesto pensiero che, chi del mestiere, dovrebbe elaborare grazie a conoscenze tecniche migliori delle mie.

Sarebbe invece un vero peccato mortale lasciarlo nelle condizioni attuali. Insomma lo stesso discorso che faccio da sempre per il Ballarin e per altri immobili fermi da quasi mezzo secolo. Serve un sindaco (il momento è quello giusto) che metta in campo idee e capacità imprenditoriali per il bene della città, più che fare i conti su quello che può spendere, senza produrre nulla con la propria testa, con il cervello esattamente.

Certo anche però che, visti gli ultimi, a San Benedetto del Tronto, Primo Cittadino può diventarlo chiunque.


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