LE AVVENTURE DI PASQUALE LA QUAGLIA A LONDRA

di Brevevita Letters – disegni di Ilario M.

 

“TOOTING BEC” – (episodio quattro). Qui i precedenti episodi

A volte la vita è veloce, specie fuori dall’Italia. Fuori dall’Italia le cose cambiano in fretta, invece in Italia non cambiano mai. Pasquale La Quaglia si trovava a Tooting Bec, Sud della City, e appena uscì dalla metropolitana il quartiere che gli si parò davanti gli fece venire in mente Harlem, non perché ad Harlem ci fosse mai stato, ma aveva visto tanti film americani underground, quelli con attori presi dalla strada. Nonostante il clima continentale, che comunque a Ottobre regalava giornate ancora molto miti, si  percepiva un gran calore. Pareva che tutto si muovesse girando in tondo, come in una giostra inesorabile, mezza cubana e mezza nordeuropea, con personaggi colorati da osservare e cavalcare. Tra filoni di case in stile liberty e black-man dalla faccia polverosa, La Quaglia raggiunse l’edificio dove veniva generato il NIN, National Insurance Number, il codice fiscale inglese.

La burocrazia, questa nemica dell’uomo. E’ di certo necessaria la burocrazia, ma anche spicciamoci, leviamocela dalle palle il più in fretta possibile, più veloce sarà la burocrazia, più la civiltà funzionerà meglio.

La Quaglia prese un numerino all’ingresso ed entrò in un immenso salone, tutto open space, con solo delle colonne portanti che di tanto in tanto separavano le scrivanie degli addetti ai lavori, tutte ammassate in posizione sud-est, mentre in posizione nord-ovest albergavano gli immigrati, gli appena arrivati, chi tentava di immigrare.

Erano appena in sette quella mattina i nuovi aspiranti residenti Uk, a fronte di un plotone di scrivanie ben più succulento. La Quaglia dovette fornire tutti i suoi documenti, riempire un modulo in cui gli si chiedeva quando era arrivato e dove era ubicato il suo primo alloggio (anche casa del suo amico andava bene), e infine dovette dire all’impiegato cosa era venuto a fare nel Regno Unito. Proprio glielo dovette dire a voce, come quando un professore delle Scuole Superiori ti fa l’interrogazione. La Quaglia si dilungò a tal punto che l’impiegato dovette dire basta, va bene così. Il ragazzo uscì dall’edificio con un importantissimo foglio A4 che recava il suo nome, e subito sotto un codice di nove caratteri, tra cifre e lettere, quello era il NIN.

Adesso era autorizzato a restare, a trovare lavoro, a trovare una casa, e a giocarsi le sue carte. Magari condurre in Uk una vita libera, magari scoparsi qualcuno, farsi una fidanzata, magari crederle, magari a lungo andare prendere un mutuo, ed alimentare tutto questo meccanismo, un meccanismo di certo interessante, ma interessante alla fine per pochi, contraddittorio come la vita stessa.

Fuori di lì, La Quaglia entrò nella prima banca che gli si parò di fronte. LLoyds Bank, un cavallo come testimonial, un sereno padre di famiglia a fianco al cavallo nel poster numero uno, suo figlio a fianco al cavallo nel poster numero due, un ragazzo down a fianco al cavallo nel poster numero tre, per dire che era una banca aperta a tutti. Sottotitolo: da trecento anni on your side, La Quaglia decise che questa banca andava bene.

All’ingresso della banca La Quaglia fu accolto da uno steward che domandò: “mi dica, cosa è venuto a fare signore?”

“Vorrei aprire un conto corrente”

La Quaglia fu condotto dentro l’ufficio di un ragazzo di vent’anni più giovane di lui, biondino, veloce, che non vedeva l’ora di andare in pausa-pranzo. Il ragazzino parlava pure veloce che palle, e La Quaglia non capiva un cazzo. ll ragazzino non esitava a lasciar trapelare il suo sottile disprezzo, e sbuffava un poco infastidito sotto le risposte malamente inglesi di La Quaglia. D’altronde, il ragazzino non era uscito da Università con rette salatissime per avere a che fare con tipi apparentemente mediocri come La Quaglia.

Riuscirono comunque a capirsi quel tanto che bastava da generare una password, e delle coordinate bancarie. A La Quaglia venne rilasciata una carta di debito, volgarmente detta bancomat.

Dopo della banca fu un gioco da ragazzi, La Quaglia entrò nel negozio del fornitore inglese di telefonia EE, e acquistò una scheda telefonica inglese, la pagò 10 £, esattamente come gli aveva detto il suo amico, 5 £ di ricarica già incluse e 5 £ di scheda, e poi prese un’offerta da 13mila giga a 15 £ al mese. La Quaglia fece attaccare tutto alle coordinate della banca che aveva appena ottenute. Ci furono due tentativi falliti dell’attaccamento, e poi il terzo andò miracolosamente a buon fine.

Mo’ c’aveva pure un numero di telefono inglese. Come primo giorno non c’era male. Tre obiettivi su tre raggiunti. Adesso poteva mettersi a cercare una casa e togliersi dalle sottane del suo amico, che peraltro non si faceva scrupolo di mettergli pressione. Dalla situazione della sera prima, le cose erano cambiate in poche ore. C’era già uno scenario meno sconosciuto, meno pesante, un pelino più autonomo.

La Quaglia si bevve una birra, da solo, su un muretto di una strada di Tooting Bec

Se la bevve con il suo amico immaginario.

Se la bevve come se l’erano bevuta Tim Robbins e Morgan Freeman sul tetto del carcere, nel film “Le Ali della Libertà”.

Innocente o colpevole?

La Quaglia ripassò velocemente i vari capitoli della sua vita: optò per l’innocente.

Innocente ma senza particolari meriti.

Innocente ma in procinto di diventare qualcos’altro.

Una serie a puntate, di Brevevita Letters. Qui gli ultimi episodi

 


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