FERMO – Riportiamo e pubblichiamo una nota stampa, giunta in redazione l’11 novembre, dalla Questura di Fermo.

Tra le articolazioni della Questura, l’Ufficio Immigrazione è sempre in prima linea per garantire il corretto adempimento di tutte le pratiche relative ai permessi di soggiorno delle migliaia di cittadini extracomunitari presenti nella nostra provincia.

In concomitanza con la diffusione dell’epidemia da Coronavirus, nella prima metà del 2020 ai fini di contrastare il propagarsi del virus tra gli stranieri che accedevano agli sportelli dell’Ufficio Immigrazione e tra gli operatori della Polizia di Stato addetti allo specifico servizio, è stata disposta per alcuni mesi la chiusura degli sportelli per l’utenza.

Tale chiusura ha determinato l’impossibilità di garantire il corretto flusso delle attività di rinnovo dei titoli di soggiorno con le conseguenti oggettive difficoltà per i lavoratori stranieri e i loro familiari i quali hanno dovuto attendere mesi per avere un permesso di soggiorno aggiornato ovvero un nuovo titolo.

Ma, una volta riaperti gli sportelli dell’Ufficio, l’impegno del personale addetto ha consentito, in breve tempo, di annullare l’arretrato accumulatosi consentendo ai lavoratori stranieri ed ai loro datori di lavoro di poter ripartire con serenità.

L’attività dell’Ufficio Immigrazione, però, non si limita alla verifica dei documenti necessari al rilascio dei titoli che consentono il regolare soggiorno sul territorio nazionale ma comprende attività di polizia giudiziaria che scaturiscono dal rintraccio di clandestini o da “furbetti” che pensano di poter eludere i controlli di regolarità.

Tra questi, quanto avvenuto all’inizio di questa settimana, quando un quarantenne straniero ha presentato all’Ufficio la documentazione per la richiesta di “emersione” quale lavoratore irregolare presentata da un datore di lavoro che si sarebbe impegnato per assumerlo legalmente.

Il personale dell’Ufficio, malgrado disponesse di atti apparentemente regolari, ha avviato immediatamente le indagini anche in considerazione del fatto che lo straniero, malgrado risultasse dagli atti che si trovava in Italia da alcuni anni non era in grado di esprimersi in italiano.

Gli accertamenti svolti in altre province hanno consentito, in breve tempo, di acclarare che la documentazione presentata era falsa, che il datore di lavoro risultante è inesistente e che gli atti relativi ad una prima richiesta di emersione, presentati presso una Prefettura pugliese, erano in realtà contraffatti.

Messo di fronte alle anomalie riscontrate, lo straniero ha ammesso di aver pagato la somma di 1.500 euro ad un soggetto per ottenere quelle carte con lo scopo principale di ottenere l’inespellibilità dall’Italia.

Lo straniero, con alcuni precedenti a carico, è stato denunciato all’Autorità Giudiziaria per l’uso dell’atto falso e sono in corso gli ulteriori accertamenti per individuare il venditore della documentazione artefatta.

Inoltre è stato colpito dal Decreto di espulsione del Prefetto e dall’Ordine del Questore di lasciare il territorio nazionale.


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