di Antonio Parroni

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Trent’anni di esperienza nel mondo dei gelati, e un muro chiamato Covid-19 da affrontare. C’è insieme rabbia e desiderio di superare questo momento difficilissimo negli occhi, nei gesti, e nella voce di Ennio Cannella, esperto gelatiere e titolare di “Voglia di…“: tre gelaterie al centro di San Benedetto, a Porto d’Ascoli e in via Voltattorni più un laboratorio che consentono di garantire un lavoro, oltre che al titolare, anche molte altre famiglie.

Perché io non sono uno di quelli che nega, sfascia e distrugge, che crede ai complotti. Io sono uno di quelle migliaia di piccoli imprenditori che sono stati messi in ginocchio dal Covid e si sono rialzati, che ha disinfettato, eliminato posti dai propri locali, messo gel per le mani ovunque, comprato mascherine al personale, mentre magari nei locali notturni la gente si ammassava senza criterio. Ho comprato plexiglass e attrezzato le consegne a domicilio, insomma, ho fatto ogni cosa fosse umanamente possibile” spiega in un suo post Facebook diventato virale, con centinaia di condivisioni. Una lettera al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte cercando di spiegare le ragioni di una categoria e di un intero mondo della ristorazione e del tempo libero.

“Mi è sembrato assurdo che così tante attività debbano chiudere dopo le 18” dice ai nostri microfoni, “siamo al paradosso che all’ora di pranzo si può avere il locale pieno e con assembramenti e magari senza che nessuno controlli il rispetto dei protocolli, ma alle 19 non ci deve essere nessuno”.

Se queste misure venissero prolungate, cosa può accadere?

“Non escludo che molte imprese possano chiudere. Se devo fare un ragionamento egoistico, io personalmente potrei non avere problemi perché sono un produttore artigianale e potrei vendere il gelato preparato in laboratorio agli altri; ma questo comporterebbe sicuramente una inevitabile riduzione del personale”.

In Italia ci sono circa 35 mila gelaterie artigianali. Come sta rispondendo questo settore alle misure prese?

“Il nostro settore è molto poco coeso, ma il mio post su Facebook vorrebbe rappresentare un grido di aiuto a nome di tutti i gelatieri d’Italia. Spero, anzi, che ci si possa mobilitare tutti assieme: basta andare in Piazza Montecitorio con un carretto dei gelati e offrire il gelato a tutti. Il gelato è allegria, felicità: con due euro riusciamo a rendere felice un bambino, o un adulto. E’ un simbolo italiano invidiato nel mondo, dobbiamo sapercene vantare. Da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano”.

Lei ha scritto di usare “il bisturi e non l’accetta”: cosa intende?

“E’ chiaro che misure simili in tutta Italia abbiano poco senso: applicare a Milano e San Benedetto le stesse restrizioni determina degli squilibri. Nel mio locale ho ridotto notevolmente il numero dei posti a sedere, ho incentivato il consumo da asporto in vaschetta, ho sanificato e distanziato. Sono stati fatti controlli adeguati per vedere se le regole che ci sono state date sono state rispettate? A questo punto è meglio il lockdown generale, ma ad un patto: garantire alle persone anche un reddito per sopravvivere. Chiudere con questi presupposti e lasciare i cittadini nell’incertezza economica non può accadere”.

 


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