SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Chiusura alle 18. Questo è quanto previsto dall’ultimo Dpcm firmato dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte domenica 25 ottobre per bar, ristoranti, pizzerie e pasticcerie. Una decisione presa per ridurre il numero dei contagi da coronavirus Covid-19, che negli ultimi giorni ha superato in Italia la cifra record di oltre 21 mila positivi in 24 ore.

Una decisione che ad ogni modo rischia di mettere in ginocchio l’intero settore della ristorazione italiana, già provato dal lockdown della scorsa primavera e da una contrazione dei consumi provocata dalla crisi sanitaria. Tra sicurezza per la salute ed economia, una scelta non semplice e complicata: abbiamo ascoltato i pareri di tre titolari di ristoranti della Riviera.

 

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Ristorante Zasa di San Benedetto del Tronto, titolare Bettina Grossi.

“Per quanto riguarda l’asporto, siamo già sulla Piattaforma Alfonsino che avevamo già sperimentato anche con la precedente chiusura. Siamo usciti con il menù invernale proprio venerdì scorso, adesso procederemo agli aggiornamenti sulla piattaforma. Riguardo l’asporto e il take away si tratta di ripristinare questo servizio  e incentivarlo dove possibile per recuperare i turni serali ora sospesi, mentre per quanto riguarda l’orario del pranzo continueremo regolarmente. Sul fronte dei costi di gestione, stiamo cercando di ridurre le spese con i turni di lavoro ma se ci fosse l’opportunità dovremo usufruire della cassa integrazione”.

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Ristorante Non Solo Vino di San Benedetto del Tronto. Risponde il titolare Luca Poledrini.

“Reputo questo decreto ingiusto perché colpisce tutta la ristorazione in maniera indifferente, anche chi non fa movida o assembramenti. Fino ad ora abbiamo applicato sempre puntigliosamente tutte le normative: tavoli a distanza, gel, mascherine, proprio per evitare la chiusura.

Adesso per noi l’unica soluzione è puntare sull’asporto, sulla consegna a domicilio e sul pranzo del fine settimana. Anche perché il pranzo infrasettimanale non ha futuro: difficilmente i clienti spendono.

Decreto ingiusto perché prende tutta la ristorazione che non fa movida etc. Ma stiamo alle disposizioni: abbiamo tavoli a distanza, mascherine, gel e abbiamo applicato sempre tutte le normative proprio per evitare la chiusura. Ora l’unica cosa è puntare sull’ asporto, sulla consegna a domicilio e sul pranzo del fine settimana il pranzo. Il pranzo infrasettimanale non ha futuro: la gente non spende.

Certo, la speranza è che lo Stato mantenga le sue promesse di sostegno alla categoria perché se la situazione si protrae ancora per molto non so se si riesce a resistere. Stiamo vivendo come tutti alla giornata e siamo ancora impreparati a quello che sta avvenendo, anche perché una situazione del genere non si è mai verificata prima. Al momento non siamo in grado di fare previsioni di alcun tipo, guardiamo soltanto con timore e speranza al prossimo mese di dicembre che solitamente è un periodo di lavoro proficuo.

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Ristorante San Giacomo di Monteprandone. Risponde la titolare Ermetina Mira.

“Con l’ultimo Dpcm ci è stata data una regola che ovviamente applicheremo. Ovviamente la massima affluenza di clientela è in orario serale, quindi per noi chiudere alle 18 è quasi uguale a non lavorare. Ma ci adegueremo con la speranza che questo serva a risolvere la situazione che si è creata.

Ci stiamo attrezzando con l’asporto, con il delivery e proveremo ad incentivare il pranzo della domenica. Anche se da quanto sperimentato a primavera, con queste soluzioni si attutisce la riduzioneOra non so se è previsto qualcosa o no, io credo che più che darci dei soldi potrebbero ridurre il pagamento di tasse come l’Imu, mentre non serve molto dilazionare il pagamento nel tempo.

Sarà bene che queste regole vengano rispettate da tutti: la scorsa estate nonostante le raccomandazioni forse qualcuno ha approfittato della situazione rassicurante; quindi prima di accusare, va valutato come ci si è comportati. Bisogna essere onesti e capire la situazione e ricordiamoci che lo Stato siamo noi.

C’è tanta confusione nell’informazione e gran parte di questo disorientamento lo crea anche il web: non è facile orientarsi tra le varie informazioni, così è accaduto che i comportamenti individuali siano stati diversificati fino ad arrivare all’attuale situazione.

Per quanto riguarda i lavoratori, fortunatamente il mio ristorante è a conduzione familiare: abbiamo un solo dipendente ed è nostra intenzione di tenerlo con noi.


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