SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Il tracciamento è saltato. Possiamo commentare in questo modo quanto sta avvenendo a proposito della pandemia Covid-19 un po’ in tutta Europa, e non solo, e a scendere in Italia, nelle Marche e nella provincia picena.

Troppi giorni trascorrono per le analisi del tampone, con la conseguenza che gli infetti dal coronavirus e le loro cerchie di contatti hanno tutto il tempo per ampliare il raggio dei contagiati. La crescita progressiva dei positivi rende di fatto impossibile, con i mezzi a disposizione umani e tecnici, di conoscere l’esatta dimensione di quello che sta avvenendo, e se l’obiettivo è governare la diffusione del virus entro la capacità di contenimento del sistema sanitario, si tratta di una sfida che rischia di essere persa.

Noi cronisti ci troviamo nella difficile situazione di inseguire, verificare notizie che si accavallano, con il duplice obiettivo di non allarmare e, contemporaneamente, non nascondere. Siamo contattati ormai da giorni da docenti, studenti e lavoratori che lamentano una scarsa informazione circa quel che avviene nelle scuole o nei luoghi di lavoro, e soprattutto i tempi tra il momento in cui si è entrati in contatto con un positivo e l’accertamento della propria positività sembrano troppo dilatati considerata la situazione.

Ci sono casi di mancate risposte che superano la settimana, con i bambini che continuano a frequentare aule scolastiche senza sapere se il compagno che è andato in quarantena sia positivo o meno, e nel caso lo si scopra positivo al Covid-19 con giorni di distanza il virus potrebbe aver infettato alcuni di loro e da qui i famigliari in una catena a quel punto impossibile da ricostruire, altro che “Immuni”. Lavoratori che si mettono in “autoquarantena” senza rimborso Inps e senza che i colleghi sappiano come comportarsi e che aspettano una settimana per avere il responso dell’analisi.

La situazione sembra sfuggire di mano: lo dimostra il fatto che i genitori di due classi in quarantena alla scuola Bice Piacentini di San Benedetto hanno ricevuto l’indicazione di recarsi in automobile all’ospedale Mazzoni di Ascoli per effettuare il “tampone rapido”.

Praticamente tutta l’area costiera per oltre 100 mila abitanti è sprovvista attualmente di un servizio essenziale per tenere il passo con la seconda onda, annunciatissima fin dallo scorso mese di maggio. E ancora devono arrivare i cosiddetti malanni di stagione che renderanno molto difficile l’individuazione dei malati Covid-19 dagli altri.

In questa fase molto critica c’è da ringraziare che la percentuale di pazienti gravi ricoverati e in terapia intensiva sia minore rispetto a quella della scorsa primavera, per tutta una serie di motivi. Ma fino a quando? E’ una scommessa che non può essere fatta, che va anzi evitata in partenza.

 


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